Centinaia di agenti a difesa della sfilata della “remigrazione”, identificazioni e idranti contro chi contestava fascisti e suprematisti. A Prato arrivano anche le sanzioni dei decreti sicurezza contro gli antifascisti: il dissenso viene criminalizzato mentre l’estrema destra viene normalizzata
A Bologna centinaia di agenti hanno blindato la manifestazione dei gruppi di estrema destra che propagandano la cosiddetta “remigrazione”, il progetto politico xenofobo che punta all’espulsione di massa delle persone migranti e alla costruzione di una società fondata sull’esclusione etnica e culturale. Alla fine le forze dell’ordine sono intervenute, ma non contro chi diffonde odio razziale e teorie suprematiste: contro gli antifascisti.
Nella zona dello stadio, trasformata in una vera e propria area militarizzata, circa un centinaio di militanti vestiti di nero hanno potuto sfilare sotto la protezione della polizia. Quando alcuni pacifisti e antifascisti sono riusciti ad avvicinarsi all’area blindata, sono stati immediatamente identificati. Poco dopo, contro la contro-manifestazione antifascista in zona Irma Bandiera, la polizia ha aperto gli idranti per disperdere i partecipanti.
Le immagini raccontano con chiarezza il rovesciamento politico e simbolico che attraversa il Paese: apparati schierati a tutela di organizzazioni che parlano apertamente di “sostituzione etnica” e “rimpatri di massa”, mentre chi si oppone al razzismo viene trattato come problema di ordine pubblico.
Non si tratta di un episodio isolato. Proprio ieri è arrivata anche una sanzione amministrativa contro un partecipante al corteo antifascista del 7 marzo a Prato, organizzato contro un’altra iniziativa del gruppo Rer – Remigrazione e Riconquista. La misura è stata applicata utilizzando gli strumenti repressivi introdotti dagli ultimi decreti sicurezza del governo Meloni.
È il segno di una tendenza ormai evidente: le norme securitarie vengono utilizzate non per contrastare i gruppi neofascisti ma per colpire il dissenso sociale e antifascista. Mentre si moltiplicano gli spazi di agibilità politica per organizzazioni apertamente razziste, cresce la criminalizzazione di chi prova a opporsi.
Le parole diffuse da Prato Antifascista colgono il punto essenziale della questione: «È un attacco a un’intera comunità che crede nella convivenza plurale e pacifica e respinge ogni rigurgito razzista o discriminatorio». Perché qui non è in gioco soltanto il diritto di manifestare. È in gioco la natura stessa dello spazio democratico.
La remigrazione non è una semplice opinione radicale. È un progetto politico che mira a normalizzare discriminazione, esclusione e deportazione amministrativa. Che simili parole d’ordine possano sfilare protette da centinaia di agenti mentre gli antifascisti vengono dispersi con gli idranti racconta molto del clima politico che si sta costruendo nel Paese.
Vedere la polizia schierata contro chi contesta fascisti e razzisti rappresenta una fotografia inquietante dell’Italia di oggi. Una fotografia che non può essere normalizzata.
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