ICE: l’esercito interno di Trump che deporta bambini e uccide chi testimonia

Terrorismo di Stato a stelle e strisce. L’ICE, le esecuzioni a Minneapolis e la resistenza di chi rischia la vita per documentarle

Con 22 mila agenti, un budget che sfiora ormai i 28 miliardi di dollari, poteri che consentono l’ingresso nelle abitazioni senza mandato, l’ICE non è più un’agenzia amministrativa: è un apparato repressivo di tipo militare, il braccio armato della politica trumpiana. Nel 2025 Donald Trump ne ha raddoppiato l’organico, trasformandola in un esercito interno. Non per combattere il terrorismo, ma per costruire un nemico permanente: il migrante, il testimone, il dissidente, chi filma, chi protesta, chi non obbedisce.

Nata nel 2002, all’indomani dell’11 settembre, l’ICE avrebbe dovuto contrastare reti criminali e traffici transnazionali. Oggi è una macchina di persecuzione per status, una struttura che arresta non per ciò che fai, ma per ciò che sei. L’identità diventa colpa. È la torsione giuridica tipica dei regimi autoritari: la legge non come garanzia, ma come strumento di selezione ed espulsione.

Il salto di qualità avviene con un memorandum che consente agli agenti di entrare nelle case senza mandato giudiziario, aggirando il Quarto Emendamento. La casa viene abolita come diritto. I rastrellamenti avvengono nei condomini, nelle scuole, nei parcheggi. Gli agenti operano mascherati, senza segni di riconoscimento, con targhe oscurate. Le persone vengono prelevate in pigiama, isolate, trasferite in centri di detenzione. Nel 2025 si contano 605 mila deportazioni, 65 mila persone detenute, e soprattutto 1,9 milioni di “autoespulsioni volontarie”: fuga indotta dalla paura. Questo non è diritto amministrativo. È terrore burocratico.

Questa guerra interna ha già prodotto morti. A Minneapolis due cittadini statunitensi sono stati uccisi dagli agenti dell’ICE: Renée Good e Alex Jeffrey Pretti. Non erano migranti irregolari né terroristi. Erano una osservatrice civica e un infermiere. Stavano filmando. I video mostrano agenti mascherati che colpiscono con il calcio delle pistole prima di sparare. Qui il punto è chiaro: non si elimina solo un corpo, si elimina la testimonianza. E mentre il corpo è ancora caldo, il Dipartimento per la Sicurezza Interna emette la sua sentenza via social: “era un individuo pericoloso”. Processo sommario, narrazione chiusa, verità amministrata.

Nell’ottobre 2024 il Centro per l’etica e lo Stato di diritto dell’Università della Pennsylvania aveva simulato scenari di guerra civile negli Stati Uniti. Il più plausibile ricalcava esattamente ciò che oggi accade in Minnesota: escalation di violenza federale, reazione delle autorità locali, sospensione di fatto delle garanzie costituzionali. Ma qui non c’è più nemmeno la finzione della moderazione. Due giorni prima dell’ultimo omicidio era arrivato JD Vance a “passare in rassegna le truppe”. Stephen Miller aveva già indicato il nuovo bersaglio: i “dissidenti”. Un’apologia preventiva della violenza. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.

Per soddisfare le quote di arresti, i commando dell’ICE colpiscono i soggetti più vulnerabili: richiedenti asilo con pratiche in corso, famiglie, bambini. In un anno sono stati detenuti 3 mila minori incensurati. Il piccolo Liam Conejo Ramos, cinque anni, è stato rinchiuso con il padre in Texas. Una bambina di due anni è stata arrestata mentre tornava a casa dopo la spesa. Questo non è un eccesso. È il metodo.

Nel frattempo, l’ICE viene infiltrata e popolata da soggetti provenienti dalle milizie paramilitari di estrema destra: Proud Boys, Oath Keepers, Boogaloo, Three Percenters. Gli stessi che il 6 gennaio assaltarono il Campidoglio, perdonati e rimessi in strada da Trump. Gli osservatori civici hanno iniziato a identificarli quando calano le maschere. Deportare bambini, uccidere testimoni, violare le case senza mandato: puoi farlo solo se sei un neonazista in uniforme, coperto da immunità politica.

Eppure, qualcosa è successo. La distinzione tra attivismo organizzato e società civile è saltata. A partecipare alla resistenza non sono più soltanto collettivi o reti militanti: è l’intera città. Non solo attraverso le grandi manifestazioni oceaniche, ma con una costellazione di azioni quotidiane, diffuse, capillari, difficili da reprimere. Fischietti, clacson, staffette informative, osservatori civici che seguono le pattuglie, persone che filmano, che avvisano, che rallentano le retate. È la creatività civile contro la violenza amministrata.

Questo mutuo appoggio non è diverso da quello che, altrove o in altri tempi, ha permesso alle popolazioni di resistere a una guerra o a una catastrofe. Salvare i propri concittadini da un assalto squadrista non è ideologia: è autodifesa collettiva. È ciò che accade quando lo Stato smette di essere garante di diritti e diventa minaccia. Ma questa energia non basta se non si trasforma in comunità organizzata, in strutture permanenti capaci di condizionare i governi. La posta in gioco non è solo l’oggi, ma il futuro della democrazia.

Perché la questione non è più l’immigrazione. È la democrazia stessa. Quando un’agenzia federale può entrare nelle case senza mandato, arrestare per status, uccidere chi filma e accusare i governatori di “insurrezione”, siamo dentro una forma di autoritarismo procedurale, in cui la violenza si amministra e la legalità viene svuotata dall’interno.

E allora le parole che risuonano nei cortei non sono eccessi. Sono diagnosi politiche.
Abolish ICE. Abolish police. Fuck ICE.

Non c’è nulla da riformare in una struttura nata e cresciuta per terrorizzare. L’ICE va sciolta. La polizia, quando diventa strumento ordinario di gestione della povertà e del dissenso, va superata. Difendere chi documenta gli abusi, chi rischia la vita per rendere visibile la verità, non è un’opzione morale: è una necessità storica.

Quando il potere arma il silenzio, parlare e documentare è già diserzione.
Quando legalizza il terrore, filmare è sabotaggio.
Abolish ICE. Abolish Police. Fuck ICE.

Osservatorio Repressione è una Aps-Ets totalmente autofinanziata.

Puoi sostenerci donando il tuo 5×1000

News, aggiornamenti e approfondimenti

sul canale telegram e canale WhatsApp