Dopo le smentite arriva la verità: l’agenzia delle deportazioni e degli omicidi entra nei Giochi, tra bugie istituzionali, subalternità politica e sospensione dei diritti
Per giorni hanno negato. Hanno balbettato, corretto, ridimensionato. Poi la verità è arrivata non dal governo italiano, ma dagli Stati Uniti.
L’Immigration and Customs Enforcement – l’agenzia federale responsabile di rastrellamenti, deportazioni di massa e omicidi di civili a Minneapolis – opererà durante le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026.
Non è un errore di comunicazione. È una menzogna politica.
Dopo giorni di smentite, l’ufficialità è arrivata direttamente dall’ambasciata statunitense, che ha interloquito con il Viminale. A quel punto, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi non ha potuto far altro che prendere tempo e annunciare un’informativa urgente in Parlamento. Mercoledì. A due giorni dall’apertura dei Giochi. A fatti già compiuti.
O Piantedosi ha mentito, o non comanda
Le opzioni sono due, entrambe gravissime.
O il ministro dell’Interno ha mentito sapendo di mentire, negando una presenza già concordata.
Oppure non era informato, il che significa che un’agenzia di polizia straniera, nota per operare fuori da ogni standard democratico, può muoversi sul territorio italiano senza nemmeno avvisare chi dovrebbe garantirne la sovranità.
In entrambi i casi, siamo davanti a uno sfregio istituzionale.
Secondo la versione ufficiale, gli agenti dell’ICE non “pattuglieranno le strade”, ma opereranno da una sala del consolato USA di Milano, fornendo supporto all’Homeland Security Investigations per la sicurezza dei 232 atleti statunitensi, del vicepresidente J.D. Vance e del segretario di Stato Marco Rubio.
È una distinzione finta.
Chi conosce l’ICE sa che non esistono modalità “soft” per un’agenzia che agisce con volto coperto, targhe oscurate, ingressi senza mandato, uso sistematico della forza e impunità garantita.
Milano-Cortina come zona franca dei diritti
Le Olimpiadi diventano così ciò che sono sempre state nei grandi eventi contemporanei: un laboratorio di eccezione permanente.
Zone rosse, scuole chiuse, militarizzazione dei quartieri, compressione dei diritti. Ora anche la presenza di una polizia straniera accusata di esecuzioni extragiudiziali.
Non è sicurezza.
È sospensione della Costituzione sotto il tappeto dello spettacolo globale.
Un’agenzia omicida legittimata sul suolo italiano
A Minneapolis, l’ICE ha ucciso civili disarmati. Ha arrestato bambini, incluso un bimbo di due anni.
Ha represso proteste, sparato su chi filmava, mentito sistematicamente dopo ogni omicidio.
Ora quella stessa agenzia viene legittimata, normalizzata, invitata. Non per errore. Ma per scelta politica.
E mentre il governo italiano tace o minimizza, la denuncia arriva dall’estero: CNN, New York Times, Guardian.
Arriva dai gruppi parlamentari europei. Arriva da chi, fuori dai confini italiani, riconosce quello che qui si finge di non vedere: l’importazione di un modello autoritario.
Non è cooperazione, è complicità
La presenza dell’ICE non è una questione tecnica. È una questione democratica.
Accettare che un’agenzia simbolo della violenza trumpiana operi durante un evento internazionale in Italia significa accettare che la sicurezza venga ridefinita come repressione preventiva, che l’eccezione diventi regola, che l’impunità venga globalizzata.
Non è solo inquietante. È incostituzionale nello spirito, prima ancora che nelle norme.
Milano-Cortina 2026 non rischia di essere solo l’ennesima colata di cemento e debito pubblico.
Rischia di diventare il punto in cui lo Stato italiano certifica la propria subalternità: ai modelli repressivi, alle agende securitarie, alle polizie che uccidono e poi negano.
Se questa è la sicurezza che vogliono imporre, allora è doveroso dirlo chiaramente: non è protezione degli atleti, è protezione del potere. E chi mente per farla passare, ne è pienamente responsabile.
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