Poco prima delle ore 13 di giovedì 3 marzo il ministero della Difesa russo, citato dalla Tass, ha annunciato delle “pause” nelle operazioni dell’esercito russo per favorire l’evacuazione di civili dall’Ucraina attraverso “corridoi umanitari ovunque e in qualsiasi momento”. Il tutto dopo una doppia telefonata, del presidente francese Macron, prima a Zelensky e poi a Putin. Non è chiaro al momento se lo stop alle armi sia già in vigore, mentre a breve è previsto il secondo round di colloqui tra Russia e Ucraina, nella zona di Brest, in Bielorussia.
Sul tavolo c’è “il cessate il fuoco”, assicura Mosca, ma non è chiaro quanto sia realtà e quanto propaganda. Intanto Kiev avverte che non accetterà ultimatum dal Cremlino e chiede subito il cessate il fuoco, denunciando 2.000 vittime civili, mentre l’Onu ne accerta 277, oltre a un milione di profughi.
Sotto le bombe continue a Kharkiv morta anche un’osservatrice ucraina Osce, mentre la Russia ammette 500 vittime tra i suoi soldati. Kiev parla di 9mila russi uccisi, anche se ha perso il controllo di Kherson, nel sud, snodo strategico per unire Odessa, Crimea e Donbass. Scontri in corso a Mariuopol, sul mar Nero, che per ora rimane in mano agli ucraini, compresi quelli del battaglione Azov, ultranazionalisti. Con loro intrappolati anche 500mila civili, senza acqua né elettricità.
Un deposito petrolifero nella città di Chernihiv, Ucraina settentrionale, è stato colpito da un bombardamento durante un attacco aereo. Alte volute di denso fumo nero si alzano sulla città. Esplosioni a Kiev, con missili e bombardamenti: proprio da Kiev Claudio Locatelli, giornalista freelance, che sui social (basta seguire “Claudio Locatelli – Il giornalista combattente”) aggiorna quotidianamente la situazione. Ascolta o scarica
Capitolo internazionale. “Il peggio in Ucraina potrebbe ancora venire”, ha detto il ministro degli esteri francese, Le Drian, adombrando il rischio di lunghi e sanguinosi assedi: “ricordiamoci – ha detto Le Drian – cosa hanno fatto i russi a Grozny, in Cecenia, o ad Aleppo, in Siria”. Sempre a livello europeo, la Germania si dice pronta a inviare 2.700 missili antiaerei all’Ucraina. Infine gli Usa: dopo avere consegnato “centinaia di missili Stinger antiaerei” all’Ucraina, mentre il Dipartimento di Stato ha invitato Putin e il governo di Mosca a “porre fine a questo bagno di sangue immediatamente e a ritirare le truppe dall’Ucraina”. Nessuna replica diretta dal Cremlino, anche se il ministro degli esteri Lavrov, considerato un moderato nell’ambito della politica russa, parla di “possibilità di intesa: alla fine credo che una soluzione sull’Ucraina si troverà. Siamo aperti alle trattative, anche con la Nato”.
Voto di ieri dell’Assemblea generale Onu contro l’invasione russa. Quasi 150 i paesi a favore, 5 i contrari – Russia, Bielorussia, Eritrea, Corea del Nord e Siria – e 35 astenuti. Tra questi India, Iran, Cuba, Bolivia e anche la Cina, che oggi torna a spingere per “L’importanza e l’urgenza di promuovere una soluzione politica e l’intensificarsi degli sforzi diplomatici: la comunità internazionale agisca in modo responsabile” e si torni sulla strada della soluzione politica il prima possibile”. Gabriele Battaglia, corrispondente dalla Cina per la RTSI Ascolta o scarica
L’Ue varerà oggi il nuovo pacchetto contro la Bielorussia. Con la guerra che pesa sull’economia, Bruxelles valuta intanto di prolungare la sospensione del Patto di stabilità e non attuare la stretta sul debito. Oggi in Europa arriva dagli Usa Blinken: andrà in Polonia, Moldavia e paesi baltici. Le agenzie Fitch e Moody’s hanno inoltre declassato la Russia nella categoria dei paesi che rischiano di non poter rimborsare il debito, degradato a livello ‘speculativo’. Prosegue poi l’estrema volatilità del prezzo del gas sui mercati europei: ad Amsterdam, il mercato di riferimento per l’Europa, il gas naturale si muove attorno ai 200 euro al Megawattora. Petrolio sempre sui massimi, in attesa degli sviluppi in Ucraina e dopo la decisione dell’Opec di mantenere inalterata la produzione. Vola anche il grano e il mais.
Andiamo in Russia. La radioEkho Moskvy, ‘Eco di Mosca’, emittente storica dei media russi, ha annunciato la propria chiusura, dopo che le autorità avevano bloccato le trasmissioni dell’emittente per la sua copertura dell’invasione dell’Ucraina. “La maggioranza del consiglio di amministrazione di Ekho Moskvy ha preso la decisione di sciogliere la radio e il sito internet”, scrive il direttore Alexei Venediktov.
La polizia russa ha intanto arrestato una nota sopravvissuta all’assedio di Leningrado, la 77enne Yelena Osipova, durante una protesta contro la guerra a San Pietroburgo. Un video dell’arresto di Osipova pubblicato dal Guardian mostra due agenti mentre rimuovono l’anziana donna dal corteo mentre centinaia di dimostranti gridano contro gli agenti. Osipova ha vissuto l’assedio quando San Pietroburgo si chiamava ancora Leningrado e ha partecipato alla protesta stringendo tra le mani due grandi cartelli contro la guerra. A Mosca fermati anche 4 bambini, sotto gli 11 anni, per avere deposto fiori davanti all’ambasciata ucraina. Le loro immagini, dietro lo sbarre, si trovano su tutti i media mainstream occidentali e ucraini.
Sulle mobilitazioni in Russia contro la guerra Sara Monteverdi nostra collaboratrice Ascolta o scarica
Questa mattina in studio con noi Olga donna ucraina che vive a Brescia ci racconta del suo viaggio di rientro in Italia dopo il passaggio sul confine ungherese Ascolta o scarica
Dalla Russia all’Europa: in 50mila, ieri sera, in piazza a Monaco di Baviera contro !questa folle guerra”, recitava la parola d’ordine d’indizione. 5Mila persone si sono radunate anche a Venezia in piazza San Marco: tra loro anche molte centinaia di studenti e studentesse, in pre-corteo dietro lo striscione “Contro Putin, contro la Nato, disertiamo la guerra”. Ruggero, compagno universitario di Lisc Venezia.Ascolta o scarica
Sabato invece manifestazione nazionale nowar a Roma, dalle ore 13.30 in piazza Repubblica. A lanciare la mobilitazione la Rete italiana pace e disarmo, con decine di adesioni: dai sindacati confederali a Emergency, dall’Anpi all’Arci. Maso Notarianni, presidente di Arci Milano, ai nostri microfoni.Ascolta o scarica
Gli interventi di Alberto Fazolo giornalista e autore del libro “In Donbass non si passa” Ascolta o scarica


