Guerra in Ucraina: Al via quarto round di negoziati. Missile ucraino provoca 20 morti civili a Donetsk

Riprenderanno oggi i nuovi colloqui tra le delegazioni ucraine e russe che si sono tenute oggi in video-conferenza. Una delle prime conseguenze dell’incontro è la riapertura dei corridoi umanitari per l’evacuazione dei civili dalle città ucraine di Kiev, Chernihiv, Sumy e Kharkiv, oltre che quelli di Mariupol annunciato già nel primo pomeriggio, grazie ad un cessate il fuoco temporaneo dichiarato oggi.

Mario Pietri, compagno bresciano e attento conoscitore della realtà russa per motivi di lavoro. Ascolta o Scarica.

Donetsk, Ucraina accusata di strage: un missile uccide almeno 20 civili russi

Un missile “Tochka-U” ha provocato nella popolazione civile russofona almeno 20 morti e diverse decine di feriti nel centro di Donetsk. Ad annunciarlo, accusando della strage l’esercito ucraino, sono stati i separatisti filo-russi della regione. Le immagini strazianti della strage stanno facendo il giro del web, ma la notizia spesso non ha trovato neppure una riga tra i principali media nostrani. Nel frattempo la guerra di propaganda che accompagna ogni guerra è partita e da Kiev si nega la paternità dell’attacco affermando che «si tratta inconfondibilmente di un razzo russo o di un’altra munizione». Da parte ucraina in pratica si accusano i russi di essersi bombardati da soli. Nessuna reazione neppure a livello politico con la deputata del Movimento 5 Stelle Carla Ruocco che è stata fra i pochi a commentare, attraverso un tweet, la notizia in Italia.

Sappiamo come notizie del genere possano essere particolarmente delicate, vista l’impossibilità di verificarle con mano sul campo. Tuttavia l’avvenimento è verificato così come l’alto numero di vittime testimoniato anche dai reperti video dell’accaduto. Da annotare, tuttavia, la decisione presa dalla quasi totalità delle redazioni italiane di non dedicare spazio alla notizia, discostandosi dalla linea tenuta in occasione di attacchi mossi dai russi nei confronti della popolazione civile, ai quali è stato dedicato sempre ampio spazio nonché scarso uso di condizionali anche quando l’impossibilità di una verifica sul campo lo avrebbe reso deontologicamente necessario, incappando non di rado in vere e proprie fake news. Così facendo non emerge altro che un trattamento di disparità verso l’informazione e una classificazione discriminatoria verso le vittime. Le immagini dell’attacco sono dispobili a questo link (lo alleghiamo per dovere di cronaca, segnalando la crudezza delle stesse come avviso preventivo verso chi volesse guardarle).

È morto a Irpin, il giornalista americano Brent Renault del New York Times. I media ucraini si sono già affrettate a incolpare le truppe russe per la sua morte ma a un esame più attento emergono diversi dettagli che smentiscono la versione ucraina. Uno dei sopravvissuti all’incidente ha riferito che Reno è stato colpito al collo da un proiettile. Il colpo d’arma da fuoco è stato confermata da un altro testimone della polizia. Ciò conferma che il giornalista non è stato ucciso da un proiettile di artiglieria vagante ma è stato colpito a distanza ravvicinata. Secondo il poliziotto, l’episodio è avvenuto in una rotonda all’uscita del villaggio di Romanovka, alla periferia sud di Irpin. Non ci sono unità russe nell’area. Quindi, con un alto grado di probabilità, Brent Renault ei suoi colleghi sono stati vittime di “combattenti” di difesa territoriale ucraina. Il New York Times ha riferito che il giornalista non era un dipendente della testata e non era in Ucraina su indicazioni della redazione. Secondo l’agenzia di stampa Sabereen News iraniana, il giornalista era un agente dell’intelligence statunitense. In passato ha lavorato in Iraq.

L’aeroporto Antononv, a nord di Kiev, è stato bombardato. Lo fanno sapere le autorità cittadine. Si tratta del più importante aeroporto internazionale cargo dell’Ucraina – noto anche con il nome Hostomel – ed è usato anche come base militare. Sui social circolano video non verificati che mostrano una grossa nube di fumo che si alza dall’aeroporto. Secondo il ‘Kyiv Independent’ un condominio di 9 piani a Kiev è stato colpito questa mattina dai bombardamenti e nelle operazioni di soccorso sarebbero stati trovati 2 morti e 3 feriti. Altri 15 sono stati salvati e 63 sono stati evacuati mentre si spegnevano le fiamme. Sempre nella capitale, sarebbe stata bersagliata anche una fabbrica di aerei. Nella notte le sirene d’allarme hanno risuonato in almeno 19 delle 24 regioni ucraine. Ieri, invece, è stata distrutta una base militare a soli 25 km dal confine con la Polonia, paese membro di Ue e Nato. Il presidente ucraino Zelensky torna a chiedere all’alleanza atlantica di istituire una no-fly zone sull’Ucraina: altrimenti, dice, è “solo questione di tempo” prima che un missile russo cada sul territorio Nato. L’Alleanza atlantica oggi dà il via a una grossa esercitazione militare in Norvegia. I separatisti filorussi del Donbass, invece, riferiscono di almeno 20 persone rimaste uccise in raid aerei ucraini nell’area di Donetsk. Per l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus) sarebbero già oltre 40mila i miliziani siriani arruolati dalla Russia nel conflitto.

Sul piano diplomatico oggi l’attenzione è su due appuntamenti: è iniziato stamattina in videoconferenza, il quarto round negoziale tra Russia e Ucraina. Zelensky dichiara di volersi impegnare a continuare le trattative con Mosca e cercare un incontro diretto con Putin. “Il confronto è difficile, ma la trattativa va avanti”, fanno sapere fonti del governo ucraino. A Roma, invece, vertice tra il consigliere alla Sicurezza nazionale statunitense Sullivan e il capo della diplomazia del Partito comunista cinese Yang. L’ambasciata di Pechino a Washington afferma intanto di “non aver mai sentito parlare” di una richiesta di armi fatta alla Cina dalla Russia, come affermato invece da fonti Usa citate dal Financial Times.

Il commento di Dario Di Conzo, dottorando alla Scuola Normale Superiore di Pisa dove si occupa di studi economici sulla Cina. Ascolta o scarica

Il ministro degli Esteri iraniano, Hossein Amir-Abdollahian, sarà a Mosca domani, dopo che i colloqui sul dossier nucleare iraniano sono stati fermati a causa di nuove richieste russe. La visita è stata annunciata oggi dal ministero degli Esteri a Teheran. A inizio marzo, mentre sembrava imminente un’intesa per salvare l’accordo sul programma nucleare iraniano, la Russia, colpita dalle sanzioni occidentali dopo l’invasione dell’Ucraina, ha chiesto agli americani la garanzia che le misure non avrebbero influenzato la sua cooperazione economica con l’Iran.

Intanto il ministro degli esteri Luigi Di Maio chiede che i parlamentari non partecipino ad una missione umanitaria organizzata dalla Comunità Papa Giovanni XXIII in Ucraina per portare in salvo dei ragazzini con disabilità; i parlamentari secondo il ministro possono essere ritenuti obiettivi sensibili data la pericolosità del contesto. Ma i promotori rilanciano: non abbiamo intenzione di fermarci, cercheremo anzi di organizzare una missione anche con parlamentari europei per chiedere che si fermi la guerra senza inviare armi ad una parte. Abbiamo raggiunto telefonicamente

Alberto Capannini, responsabile dell’Operazione Colomba del Corpo nonviolento di pace della Comunità Papa Giovanni XXIII mentre  sta nuovamente raggiungendo la Ucraina  Ascolta o scarica

Nel fine settimana migliaia di persone sono scese di nuovo in piazza contro la guerra in tutta Europa e in particolare in Russia. Anche in questo caso dura la repressione: oltre 800 le persone arrestate per essere scese in piazza contro la guerra di Putin. Il governo russo intanto chiude Instagram, di proprietà del colosso americano Meta, diventato inaccessibile da oggi dopo che Mosca ha accusato il social network di diffondere appelli alla violenza contro i russi. Anche Instagram, come Facebook e Twitter, è nell’elenco dei siti ad “accesso limitato” pubblicato dal responsabile delle telecomunicazioni Roskomnadzor.

Dall’aeroporto di Pisa armi all’Ucraina mascherate da “aiuti umanitari”: i lavoratori rifiutano di caricare gli aerei. Sabato 19 manifestazione USB al Galilei

Alcuni lavoratori dell’aeroporto civile Galileo Galilei di Pisa ci hanno informato di un fatto gravissimo: dal Cargo Village sito presso l’Aeroporto civile partono voli “umanitari”, che dovrebbero essere riempiti di vettovaglie, viveri, medicinali e quant’altro utile per le popolazioni ucraine tormentate da settimane da bombardamenti e combattimenti. Ma non è così!

Quando si sono presentati sotto l’aereo, i lavoratori addetti al carico si sono trovati di fronte casse piene di armi di vario tipo, munizioni ed esplosivi.

Una amara e terribile sorpresa, che conferma il clima di guerra nel quale ci sta trascinando il governo Draghi.

Di fronte a questo fatto gravissimo, i lavoratori si sono rifiutati di caricare il cargo: questi aerei atterrano prima nelle basi USA/NATO in Polonia, poi i carichi sono inviati in Ucraina, dove infine sono bombardati dall’esercito russo, determinando la morte di altri lavoratori, impiegati nelle basi interessate agli attacchi.

Denunciamo con forza questa vera e propria falsificazione, che usa cinicamente la copertura “umanitaria” per continuare ad alimentare la guerra in Ucraina

Per protestare contro la guerra è stata indetta una manifestazione con le parole d’ordine “dalla Toscana ponti di pace, non voli di guerra!” per sabato pomeriggio alle ore 15.00 fuori dallo scalo di volo pisano.

Con noi Cinzia dell’Unione Sindacale di Base.
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In Chiapas, sud-est del Messico, le basi di appoggio dell’Esercito Zapatista de Liberacion Nacional sono uscite dalle loro comunità e sono tornate nelle città per manifestare contro l’aggressione russa dell’Ucraina. Zapatiste e zapatisti si sono messi in marcia ieri a San Cristobal de Las Casas, Ocosingo, Palenque, Yaialon, Altamirano e Las Margaritas.

Sentiamo Andrea Cegna, della nostra redazione e del collettivo 20Zln. Ascolta o scarica

Continua intanto la fuga di profughi dal paese sotto assedio e sotto i bombardamenti. Secondo l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati già più di 2,8 milioni di persone sono fuggite dall’Ucraina dopo l’invasione russa. In Italia un pullman che trasportava alcune di loro a Pescara si è ribaltato sull’autostrada A14, all’altezza di Cesena: morta una signora di 32 anni, salve le altre 21 persone a bordo.

Brent Renaud il giornalista americano ucciso nella guerra in Ucraina sabato scorso,  51 anni ex collaboratore del New York Times, è stato freddato mentre stava facendo un reportage sui profughi. Colpito mortalmente al collo nei pressi di un checkpoint a Irpin, era con un suo collega, Juan Arredondo, rimasto ferito.

Le considerazioni di Emanuele Giordana direttore di atlanteguerre.it/ Ascolta o scarica

corrispondenze e interviste a cura di Radio Onda d’Urto