Gran Bretagna: Pugno di ferro contro «Palestine action»

Il governo inglese avverte Sally Rooney, il Terrorism act, introdotto da Tony Blair, colpisce attivisti e artisti

di Leonardo Clausi da il manifesto

Da culla del liberalismo, la Gran Bretagna somiglia sempre più alla sua urna cineraria. Lo dimostrano fenomeni come l’avvertimento di una possibile incriminazione alla scrittrice (irlandese) Sally Rooney, il processo sproporzionato al rapper Mo Chara del gruppo hip-hop (nordirlandese) Kneecap per il loro aperto sostegno a Palestine Action, organizzazione bandita, appunto, come “terroristica”; come anche gli oltre cinquecento arresti effettuati lo scorso 9 agosto, in occasione della settimanale manifestazione contro l’indicibile che sta accadendo a Gaza, di privati cittadini – professionisti, docenti, pensionati, molti dei quali ultra-sessantenni – che brandivano cartelli a sostegno di Pa. Giova ripetere, brandivano cartelli: un crimine che per l’interpretazione dalla sezione 13 del Terrorism act, legge del 2000, comporta l’arresto o una multa pecuniaria (tutti sono stati rilasciati su cauzione, tranne un gruppo rifiutatosi di fornire i propri dati alla polizia).

Merito soprattutto di una torsione fascistoide del succitato Terrorism act, introdotto dall’allora governo Blair nel 2000, che impone pene severe per i membri o i sostenitori delle organizzazioni bandite – l’elenco dei gruppi proscritti ne contiene attualmente 81, dagli islamisti radicali come al-Qaeda a vari neonazisti – di cui si è fatta artefice la zelante ministra dell’Interno moderata Yvette Cooper: anche indossare abiti o pubblicare un’immagine qualsiasi a sostegno di un gruppo bandito può essere punito con un massimo di sei mesi di carcere o una multa fino a 5.000 sterline.

Quella che chiameremo «torsione Cooper» – un bieco uso politico della giustizia che non sarebbe dispiaciuto a Carl Schmitt – si esplica nel forzare equipollenza fra terrorismo, inteso come l’uso o la minaccia di azioni politicamente motivate per intimidire il governo o il pubblico attraverso la violenza o la distruzione – e i “gravi danni alla proprietà” di cui si sono macchiati i membri di Palestine Action. Che si sono imposti all’attenzione mediatica nel 2020, quando avevano fatto irruzione e imbrattato di rosso la sede britannica della Elbit Systems e della Lockheed Martin, fabbriche d’armi appaltatrici della difesa israeliana, per poi fare recente irruzione in una base della Raf e vandalizzare allo stesso modo un paio di caccia. La loro punibilità equivale ora a quelle che pendono sul capo di organizzazioni che terroristiche lo sono eccome: Al Qaeda, Ansar al-Sunna, Isis, Boko Haram, i “russi” della Wagner. Analogamente, il governo potrebbe mettere al bando Extinction Rebellion e altri: l’auto-scioglimento di entrambi si deve a questo genere di pressione.

Di un simile Frankenstein giuridico resta emblematico il caso di Rooney: l’autrice ha deciso di donare i diritti d’autore per l’adattamento dei suoi romanzi per la Bbc a Palestine Action e, ben consapevole del rischio giudiziario, se ne è impipata: «Se questo fa di me una sostenitrice del terrorismo secondo la legge britannica, così sia», ha dichiarato. Gelida la replica di un portavoce del Primo ministro Starmer: «Il sostegno a un’organizzazione vietata è un reato ai sensi del Terrorism Act e ovviamente la polizia, come ha stabilito, applicherà la legge com’è lecito attendersi». Magari arrestandola. E quello di un ingegnere di Brighton, Miles Pickering, arrestato e poi immediatamente rilasciato, sempre il 9 agosto, per aver indossato una maglietta con scritto «Plasticine Action» (un deliberato errore di spelling: significa “plastilina”).

Ma lo stato di diritto consente ancora qualche reazione al sionismo di Stato britannico. Un giudice dell’Alta Corte ha concesso a Palestine Action il permesso di appellarsi contro quella che ritiene un’interferenza sproporzionata con gli articoli 10 e 11 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che garantiscono il diritto alla libertà di parola e di riunione pacifica. Se nell’udienza plenaria di novembre il tribunale si troverà d’accordo, quasi certamente annullerà la messa al bando di Pa, provocando la revoca di tutte le condanne. Mentre, il prossimo 6 settembre, l’organizzazione Defend Our Juries ha annunciato una manifestazione a sostegno di Palestine action.

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