Germania: a processo attivisti Antifà

Accuse sproporzionate, aula-bunker e pene esemplari: un processo politico che mira a criminalizzare l’antifascismo mentre l’estrema destra avanza in Europa

Sei giovani antifascisti tedeschi rischiano condanne complessive che superano i vent’anni di carcere dopo che la procura federale li ha accusati di aver costituito «un’organizzazione criminale dedita all’omicidio». Un’imputazione pesantissima, che ha già trasformato il procedimento in un caso politico di portata europea. Secondo una parte dei media conservatori, si tratterebbe dei famigerati “vendicatori rossi”, la cosiddetta “banda del martello” accusata di aver aggredito un gruppo di neonazisti durante il Giorno dell’Onore a Budapest, la manifestazione che ogni anno richiama nel cuore dell’Europa migliaia di estremisti dell’internazionale nera.

Dalla caccia all’uomo al processo

All’epoca dei fatti, tre anni fa, le autorità di Ungheria misero in campo una vera e propria caccia all’uomo, sguinzagliando centinaia di agenti per rintracciare i presunti responsabili. Dopo mesi di pressioni e cooperazione giudiziaria internazionale, i militanti tedeschi si sono consegnati spontaneamente lo scorso 25 gennaio in diverse città della Germania: Colonia, Brema, Kiel, Jena e Hamm.

A distanza di un anno si è aperto il processo. Ieri, davanti al tribunale di Düsseldorf, sono comparsi Moritz S., Clara W., Paula P., Luca S., Emilie D. e Nele A., tutti tra i 23 e i 25 anni. All’appello manca Zaid A., cittadino siriano residente in Baviera, fuggito in Francia per evitare un destino simile a quello di Maja T., militante non binaria dello stesso gruppo, attualmente detenuta nelle carceri ungheresi dopo un’estradizione definita illegale da numerosi osservatori internazionali.

L’ombra di Orbán e il caso Salis

Il caso di Maja T. ha riportato l’attenzione sulle condizioni del sistema giudiziario ungherese sotto il governo di Viktor Orbán. Una vicenda che in Italia è stata denunciata con forza dall’eurodeputata Ilaria Salis, che ha vissuto in prima persona la dura detenzione nelle carceri magiare per accuse analoghe, diventando un simbolo delle derive repressive contro l’antifascismo militante.

Accuse “esagerate” e prove fragili

Anche in Germania, dove l’indipendenza della magistratura non è in discussione, l’impianto accusatorio solleva forti perplessità. La procura parla di “violenza criminale” e arriva a ipotizzare il tentato omicidio, ma – secondo la difesa – le prove consisterebbero esclusivamente in spezzoni di videosorveglianza, filmati amatoriali fuori fuoco e in una controversa tecnica di scansione laser tridimensionale, usata per identificare gli imputati in base alla corporatura. Elementi giudicati insufficienti per sostenere accuse che prevedono pene detentive lunghissime.

«Le imputazioni sono assolutamente sproporzionate – spiegano gli avvocati – e l’ipotesi di tentato omicidio è del tutto irrealistica. Qui si vuole dare un esempio per ragioni politiche, screditando l’antifascismo e assimilandolo a un’attività ostile allo Stato». Non a caso il processo si svolgerà fino al 2027 in un’aula-bunker ultra-blindata alla periferia di Düsseldorf, ufficialmente “per motivi di sicurezza”.

Un processo-simbolo nell’Europa di oggi

Il clima che circonda il procedimento richiama alla memoria quello degli anni della Raf, pur senza che terrorismo o lotta armata vengano evocati formalmente dall’accusa. Nella lettera aperta pubblicata dalla Taz, gli imputati parlano di una Germania inedita, «in cui per la prima volta dal 1945 un partito di estrema destra come AfD ambisce apertamente al potere».

Un’allerta che si accompagna a dati storici difficili da ignorare: dagli attentati del gruppo neonazista NSU, all’omicidio del politico della Cdu Walter Lübcke, fino alle oltre duecento vittime della violenza dell’estrema destra in Germania dal 1990 a oggi.

In questo contesto, il processo ai sei antifascisti rischia di diventare un banco di prova non solo per la giustizia tedesca, ma per l’intera Europa: una cartina di tornasole del rapporto tra Stato, repressione e antifascismo in un continente attraversato da un nuovo e inquietante avanzare dell’ultradestra.

Osservatorio Repressione è una Aps-Ets totalmente autofinanziata.

Puoi sostenerci donando il tuo 5×1000

News, aggiornamenti e approfondimenti sul canale telegram e canale WhatsApp