La Federazione Toscana del Partito dei CARC denuncia un uso repressivo del foglio di via nei confronti di uno studente universitario coinvolto in un’indagine per diffamazione e rilancia la campagna per la rimozione di Marco Carrai dagli incarichi pubblici.
La Federazione Toscana del Partito dei CARC ha annunciato il ricorso al TAR contro il foglio di via emesso dalla Questura di Firenze nei confronti di Mattia, uno dei tre giovani coinvolti nell’inchiesta per diffamazione relativa alla campagna contro Marco Carrai, console onorario di Israele in Toscana, Emilia-Romagna e Lombardia e presidente della Fondazione Meyer.
Contestualmente, il partito rilancia la mobilitazione politica con l’obiettivo dichiarato di ottenere la rimozione di Carrai dagli incarichi pubblici che ricopre. Secondo il comunicato diffuso dai CARC, il provvedimento amministrativo avrebbe una durata di un anno e impedirebbe allo studente di frequentare Firenze, città nella quale è iscritto all’università. Per questo motivo il partito definisce il foglio di via una misura “gratuitamente punitiva”, sostenendo che incida direttamente sul diritto allo studio e sia stata adottata prima di qualsiasi accertamento giudiziario definitivo, in contrasto con il principio della presunzione di innocenza.
La vicenda nasce dall’indagine aperta nei confronti di tre militanti accusati di aver affisso manifesti nei quali Marco Carrai veniva definito “sionista” e “criminale di guerra”. I CARC sostengono che l’inchiesta non riguardi soltanto un’ipotesi di diffamazione, ma rappresenti un tentativo di colpire le campagne di solidarietà con la Palestina e di limitare la libertà di critica verso figure pubbliche che sostengono le politiche dello Stato di Israele.
Nel documento il partito contesta inoltre le motivazioni del foglio di via, affermando che il provvedimento si fonderebbe su presupposti ritenuti infondati e su elementi che, secondo quanto dichiarato, non comparirebbero nei verbali redatti dai carabinieri. Da qui la decisione di impugnare l’atto davanti al Tribunale amministrativo regionale.
Il comunicato amplia poi il ragionamento al piano politico, denunciando quella che viene definita una progressiva equiparazione tra antisionismo e antisemitismo attraverso iniziative legislative ispirate alla definizione IHRA dell’antisemitismo.
Secondo i CARC, tale impostazione rischierebbe di restringere gli spazi della critica politica nei confronti delle politiche israeliane e delle campagne di solidarietà con il popolo palestinese. Ampio spazio è dedicato anche al ruolo di Marco Carrai.
La Federazione Toscana dei CARC sostiene infatti che la richiesta della sua rimozione dalla presidenza della Fondazione Meyer non riguardi esclusivamente la sua funzione di console onorario di Israele, ma si inserisca in una più ampia contestazione delle relazioni economiche, istituzionali e politiche tra realtà italiane e imprese riconducibili a interessi israeliani, citando come esempio investimenti nei settori dell’energia, della cybersecurity e dell’immobiliare in Toscana.
Si tratta delle valutazioni politiche espresse nel comunicato del partito. L’iniziativa si inserisce in una mobilitazione che negli ultimi mesi ha già visto presidi e richieste di rimozione di Carrai dalla Fondazione Meyer avanzate da diverse realtà del movimento di solidarietà con la Palestina, senza che finora vi siano stati cambiamenti negli incarichi ricoperti.
Con il ricorso al TAR e l’appello alla solidarietà, i CARC intendono trasformare il caso del foglio di via in una nuova vertenza politica contro quelle che definiscono misure repressive adottate nei confronti degli attivisti impegnati nelle campagne per la Palestina.
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