Egitto: «scomparsi» due giovani attivisti per la Palestina

Giro di vite in Egitto contro chi denuncia il massacro a Gaza: «Cospirazione dei Fratelli musulmani»

di Hossam el-Hamalawy da il manifesto

Mohsen Mustafa e Ahmed Wahab sono scomparsi da quasi una settimana. Ventisette anni il primo, ventitré il secondo, dei due cugini egiziani non si hanno più notizie dal 25 luglio quando avrebbero preso d’assalto una sede della Sicurezza Nazionale ad al-Maasara, a sud del Cairo. Un video pubblicato attraverso un canale Telegram mostra i due in un ufficio di sicurezza al quarto piano, affermando di tenere in ostaggio diversi agenti per protestare contro la politica dell’Egitto nei confronti di Gaza. Hanno chiesto l’apertura del valico di Rafah per gli aiuti umanitari e hanno denunciato la fame dei palestinesi sotto assedio, citando anche l’arresto di egiziani accusati di aver raccolto donazioni per Gaza. Lo stallo sarebbe durato circa cinque ore prima che i due si arrendessero.

IL MINISTERO degli Interni ha subito negato che ci sia stato un attacco vero e proprio, respingendo la veridicità del filmato diventato virale e definendolo una montatura orchestrata dai media affiliati ai Fratelli Musulmani. In un comunicato, il ministero ha annunciato che coloro che hanno prodotto e promosso il video sono stati arrestati. Nonostante la smentita ufficiale, un gruppo egiziano per i diritti umani ne ha affermato l’autenticità e ha espresso allarme per l’incolumità dei due attivisti, sollecitando il loro rilascio. Anche i documenti della Sicurezza nazionale, apparsi su Telegram, sono stati confermati come autentici e includono nomi di detenuti reali e di sospetti scomparsi.

QUESTO INCIDENTE senza precedenti si inserisce in un più ampio giro di vite contro la solidarietà pro-palestinese. Le forze di sicurezza prendono di mira le iniziative di sostegno per Gaza, arrestando i volontari e facendo pressione sulle famiglie per fermare i convogli di cibo al confine di Rafah. Un gruppo di solidarietà di prigionieri ha riferito che la scorsa settimana almeno 20 donne sono state portate davanti al Procuratore supremo per la sicurezza dello stato per aver raccolto donazioni per Gaza.
Il giro di vite giunge anche in mezzo a una crescente indignazione per la censura: la potente dichiarazione di al-Azhar del 22 luglio, che denunciava Israele in quanto autrice di un «crimine genocida», è stata cancellata pochi minuti dopo la pubblicazione. Una fonte vicina al Grande Imam di al-Azhar Ahmed al-Tayeb ha riferito a Mada Masr: «Tayeb ha ritirato la dichiarazione dopo che il ministro degli esteri Badr Abdel Atty lo ha esortato a farlo, dicendo che potrebbe ostacolare i negoziati vicini a raggiungere una soluzione che consentirebbe agli aiuti umanitari di entrare nella Striscia di Gaza assediata».
Di fronte al contraccolpo, il 23 luglio al-Azhar ha pubblicato un comunicato di aggiornamento, insistendo sul fatto che la ritrattazione derivava dalla «responsabilità», non dalla paura, e sminuendo l’urgenza del messaggio originale. La ritrattazione ha scatenato ulteriori critiche, con osservatori che hanno accusato l’istituzione di sottomissione politica.

GLI ATTIVISTI all’estero hanno organizzato in questi giorni una serie di proteste davanti alle ambasciate e ai consolati egiziani in Germania, Danimarca, Paesi Bassi, Finlandia, Norvegia, Iraq, Libano, Tunisia, Libia e altrove, chiedendo l’apertura del valico di Rafah. Il 24 luglio, il ministero degli esteri ha condannato quella che definisce «propaganda fuorviante» volta a screditare il ruolo dell’Egitto nel sostenere la causa palestinese. La dichiarazione ha respinto le accuse di complicità nel blocco di Gaza, difendendo gli sforzi di mediazione del Cairo e la fornitura di aiuti umanitari. Ha inoltre messo in guardia dai tentativi di sfruttare la crisi umanitaria per seminare divisioni e manipolare l’opinione pubblica. I canali mediatici controllati dal General Intelligence Service (Gis) hanno inoltre denunciato le proteste dell’ambasciata come una «cospirazione dei Fratelli Musulmani». Prima dell’attuale repressione, l’Eipr aveva stimato che più di 150, tra cui tre minorenni, erano in carcere per aver preso parte ad azioni pacifiche di solidarietà pro-Palestina.

INTANTO IL TIMORE di molti è che Mohsen e Ahmed siano stati uccisi. Omicidi extragiudiziali e in custodia, casi che già in passato sono stati sia lo specchio della macchina repressiva egiziana sia la miccia per proteste popolari. Ne sono scoppiate nei giorni scorsi a Belqas alla notizia della morte in custodia di due ragazzi: lo studente universitario 21enne Ayman Sabry, il 26 luglio, secondo la famiglia torturato a morte; e il giorno successivo il 25enne Karim Mohamed Abdo, ucciso nella stazione di polizia di Giza. Per il secondo caso non ci sono prese di posizioni ufficiali, per il primo ci sono le dichiarazioni del ministero degli interni secondo cui Sabry aveva con sé armi e droga e sarebbe collassato sulla via per l’ospedale, per poi morire all’istante.

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