di Lavinia Marchetti*
Il mondo capovolto e gli scenari futuri per chi criticherà Israele
Alla fine, pare che gli unici capaci di rifarsi una reputazione sull’antisemitismo siano i fascisti diventando proprio quelli che lo definiscono assieme alla “Sinistra per… Israele”. Buffo, no?
Nel 2024 Fanpage ha filmato saluti romani e «Sieg Heil» tra i militanti di Gioventù Nazionale. Oggi Fratelli d’Italia sostiene il DDL contro l’antisemitismo. Vediamo cos’è finito nel calderone antisemita. Il rapporto CDEC per il 2025 registra diciotto aggressioni fisiche contro ebrei e israeliani. Ci sono minacce rivolte a persone ebree e svastiche incise sulle porte delle case. Sono fatti gravi, e la loro gravissimi e la legge infatti li ha condannati. Quello che trovo interessante è il resto dell’archivio. Con quale criterio una violenza contro una persona finisce nella stessa raccolta di una protesta contro Carrefour? Lo vorrei chiedere anche a quelli di Sinistra per Israele, a Segre (madre e figlio), ai vari giornali di cui evito di fare il nome.
Ad esempio nell’archivio degli episodi di antisemitismo del CDEC sono già finiti:
- Un’azione di boicottaggio dentro un Carrefour di Torino.
- L’appello di un sindaco siciliano a boicottare i prodotti israeliani.
- La rinuncia dell’Università di Torino a uno specifico bando di ricerca con atenei israeliani.
- La decisione dell’Università di Palermo di sospendere i nuovi accordi con quegli atenei.
E se passa il DDL antisemitismo che è ancora alla Camera? Quali sono gli scenari possibili?
Gli ultimi due episodi risalgono al 2024; i primi due al 2025. La questione è già tutta in questa vicinanza: l’aggressione a una persona ebrea e la scelta di rinunciare a un bando di ricerca sono registrate come episodi della stessa specie. Il testo approvato dal Senato, ora alla Camera, recepisce la definizione IHRA con i suoi indicatori e prevede il monitoraggio degli episodi di antisemitismo attraverso la banca dati delle forze di polizia. Una proposta distinta, anch’essa all’esame della Camera, contempla persino il divieto preventivo di riunioni pubbliche quando il questore ravvisi un grave rischio di atti antisemiti. Occorre distinguere i due testi. Occorre soprattutto capire che cosa può succedere quando una definizione controversa incontra i poteri dello Stato.
E se passa il DDL antisemitismo che è ancora alla Camera? Quali sono gli scenari possibili?
- Organizzi una manifestazione contro il genocidio a Gaza. Chiedi la fine delle forniture militari italiane a Israele e presenti il preavviso alla questura. Se entrasse nel testo finale anche la disposizione proposta nella C. 2383, il questore potrebbe tentare di vietare il corteo qualificando come antisemita il rischio legato agli slogan annunciati. Dovresti impugnare il provvedimento mentre la data della manifestazione si avvicina. In pratica la piazza, per essere a norma di legge, o rischia di saltare o di essere decisa in questura.
- Vai comunque in piazza con un cartello: «Fermate il genocidio». La polizia può identificarti e documentare ciò che accade nel corteo; se ritiene che siano stati commessi reati previsti dalle leggi vigenti, trasmette gli atti alla procura. L’eventuale qualificazione del corteo come antisemita può entrare nella relazione di servizio e nei successivi accertamenti.
- Resti seduta durante un presidio. Nel Regno Unito, dopo la proscrizione di Palestine Action, il governo ha contato 2.779 arresti nel solo 2025 per sospetto sostegno all’organizzazione; alla data della rilevazione, 412 persone erano state incriminate. In una giornata di agosto, la polizia londinese ne arrestò 522 per aver mostrato un cartello. Lì opera una specifica legge antiterrorismo britannica, un po’ diversa dal DDL. Ma il precedente mostra quanto possa diventare materiale l’intervento dello Stato su un’espressione politica, ad esempio con mani legate, manganellate, violenza anche nei confronti dei manifestanti pacifici, identificazione, cauzione, procedimento.
- Scrivi su un cartello che sostieni le persone detenute di Palestine Action e ti opponi al genocidio. Greta Thunberg lo ha fatto a Londra il 23 dicembre 2025: la polizia l’ha arrestata in base alla sezione 13 del Terrorism Act e l’ha rilasciata su cauzione. Il cartello è stato trattato come sostegno a un’organizzazione proscritta. Chi oggi dice «antisemita» davanti a una protesta dovrebbe misurare la distanza fra un’accusa lanciata in televisione e una norma applicata dalla polizia a una persona seduta sul marciapiede.
- Partecipi a una manifestazione per ricordare la Nakba. A Berlino la polizia ha già vietato cortei del genere richiamando il rischio di espressioni antisemite. Human Rights Watch ha documentato fermi e uso della forza contro persone scese comunque in strada. In Germania le autorità hanno anche tentato di espellere quattro studenti stranieri accusati, fra l’altro, di diffondere odio antisemita durante una protesta universitaria, un tribunale, per fortuna, ha sospeso il provvedimento.
- Prendi parte a un presidio contro Netanyahu che occupa la carreggiata. Il 24 settembre 2026 la polizia di New York ha arrestato Susan Sarandon durante una protesta organizzata da Jewish Voice for Peace; tra le persone fermate figuravano anche attivisti ebrei. L’arresto riguardava lo svolgimento della protesta in strada. Lo Stato, anche da noi, può interrompere una mobilitazione per Gaza e portarne via i partecipanti mentre una parte della discussione pubblica insiste a chiamarli antisemiti.
- Scrivi un post con il tuo nome, definisci genocidio quanto avviene a Gaza e chiedi un embargo militare. Se il post viene segnalato come antisemita, le autorità possono esaminarlo nell’ambito dei poteri già esistenti; l’eventuale indagine penale richiede una specifica ipotesi di reato. Il DDL prevede inoltre il monitoraggio degli episodi e una strategia contro l’odio antisemita online. La domanda è chi stabilirà che il tuo testo appartiene a quella categoria e come potrai contestare una classificazione errata. Negli Stati Uniti Rümeysa Öztürk, cittadina turca, è stata fermata da agenti federali dopo aver firmato un articolo universitario che chiedeva di riconoscere il genocidio palestinese e di disinvestire da Israele. Human Rights Watch ha ricostruito il caso come un attacco alla libertà d’espressione.
- Condividi la convocazione di un corteo e scrivi «Ci sarò». Se gli organizzatori vengono indagati per fatti avvenuti durante la manifestazione, la polizia può acquisire i post pubblici per ricostruire adesioni e responsabilità individuali. Chiameranno antisemita chiunque abbia condiviso quella convocazione. Che significa? Spostare l’attenzione dalla condotta accertabile all’appartenenza presunta a una piazza. Per chi ha scritto due parole su Facebook, ad esempio, la differenza può cominciare da una convocazione in questura.
- Distribuisci volantini per il boicottaggio dentro un supermercato. La direzione chiama la polizia, gli agenti identificano i partecipanti e verificano se vi siano contestazioni relative all’azione svolta nel negozio. Nel frattempo l’iniziativa può essere registrata come antisemita: per l’azione al Carrefour di Torino questo passaggio nell’archivio del CDEC è già avvenuto. C’è un volantino da leggere, magari del BDS, l’arrivo degli agenti può significare l’entrata in un registro dal nome: antisemiti.
- Da sindaca inviti i cittadini a boicottare prodotti israeliani. Una segnalazione definisce antisemita il messaggio pubblicato sulla pagina del Comune. Gli uffici possono essere chiamati a fornire gli atti, il contenuto della comunicazione può diventare oggetto di verifiche amministrative e la decisione politica resta esposta a contestazioni formali.
- Sei un insegnante. Insegni la Nakba in una scuola pubblica. Un esposto qualifica la tua lezione come antisemita, il dirigente può chiederti una relazione, acquisisce i materiali e può avviare gli accertamenti di sua competenza. Il Ministero, attraverso le linee formative previste dalla strategia nazionale, può incidere sui criteri con cui quella lezione sarà valutata e potrebbe esserci una sospensione per mancato contraddittorio il che può portare all’accusa di antisemitismo. Specularmente, nel Giorno della Memoria una studentessa chiede di studiare anche la storia palestinese: se la sua domanda viene trattata come antisemita, la scuola avrebbe il dovere di ricostruire che cosa sia stato detto e poi eventualmente prendere provvedimenti.
- Sei docente universitario e voti contro la partecipazione a un bando di ricerca con atenei israeliani. La tua delibera viene qualificata come antisemita, come è già accaduto nella controversia pubblica seguita al voto dell’Università di Torino. Il Ministero può chiedere chiarimenti all’ateneo, a loro volta gli organi universitari possono riesaminare procedure e responsabilità.
- Chiedi al tuo ateneo di pubblicare gli accordi con imprese produttrici di armamenti e occupi uno spazio universitario. Se l’iniziativa viene ritenuta antisemita, il rettorato può aprire procedimenti disciplinari per le condotte contestate e rivolgersi alla procura quando ritenga sussistenti reati. Gli studenti potranno difendersi, intanto l’autorità accademica avrà già deciso come descrivere la loro protesta.
- Lavori al porto e chiedi di fermare una spedizione di materiale bellico destinato a Israele. Un presidio qualificato come antisemita può essere circondato dalla polizia; un blocco degli accessi può dar luogo a identificazioni e a contestazioni fondate sulle norme già vigenti. Il sindacato avrà poi davanti gli atti dello Stato, con fatti e persone determinate, oppure una definizione politica estesa a tutti i lavoratori. La differenza è decisiva anche per stabilire chi abbia fatto cosa.
- Pubblichi un’inchiesta sulle licenze italiane per la vendita di armi a Israele. Qualcuno la segnala alle autorità come antisemita. Se arriva un esposto, la procura può valutarlo e archiviarlo oppure svolgere accertamenti qualora individui una possibile fattispecie di reato. Per una giornalista, anche il tempo impiegato a rispondere a un procedimento è una conseguenza concreta. L’esame dovrebbe riguardare le frasi pubblicate e i documenti citati, cominciando dalle licenze.
- Dirigi una biblioteca comunale e concedi una sala a un incontro sul BDS. Arriva una richiesta formale di annullare l’«iniziativa antisemita»; il Comune può revocare la sala. Un museo civico che esponga fotografie delle demolizioni di case palestinesi può ricevere la stessa richiesta.
- Programmi un documentario palestinese in un festival finanziato dal Comune, oppure una satira teatrale del governo Netanyahu in uno spazio pubblico. Se l’opera viene qualificata come antisemita, l’ente può ritirare il patrocinio o la disponibilità della sede. Il film perderebbe la proiezione, lo spettacolo perdebbe il palco.
- Proponi in consiglio comunale di sospendere un gemellaggio istituzionale con una città israeliana. Oppure chiedi di verificare se gli acquisti pubblici comprendano merci prodotte negli insediamenti. Se la mozione viene trattata come antisemita, l’amministrazione può fermarne l’istruttoria, chiedere pareri e addirittura rinviare il voto.
- Sei iscritta a un fondo pensione e chiedi di conoscere gli investimenti in un’impresa fornitrice dell’esercito israeliano. La richiesta di disinvestimento viene classificata come antisemita, il consiglio di amministrazione può respingerla, dopo averla esaminata secondo le proprie regole.
Il PD e la opossum strategy davanti al DDL antisemitismo
La thanatosi in natura è un fenomeno biologicamente molto interessante. L’opossum si spaventa così tanto che sviene, si irrigidisce ed emana un odore pestilenziale. Il predatore, schifato dall’idea di mangiare un cadavere marcio, se ne va. Beh i miasmi del PD mi sono arrivati fin qui in Canada. Voi mi direte, ma perché ne parli? Perché da quando ho spiegato i motivi del mio non voto sono stata subissata di messaggi accorati al voto del campo largo, addirittura hanno richiesto la mia presenza per la presentazione di un partito. Meraviglioso. Quindi perché ne parlo? Perché è indecente. Il PD è indecente e non credo che allearsi con un partito indecente possa essere una strategia vincente. Eh ma allora tu che faresti? Boh, io continuo a non credere in un sistema che sforna DL anticostituzionali a raffica. Però posso dare un consiglio non richiesto: non allearsi con un partito indecente.
Ieri il PD aveva davanti una cosa piuttosto semplice da fare: votare e votare ciò che la propria base richiede. Una settimana fa, presente Schlein, il gruppo alla Camera aveva deciso che il ddl antisemitismo approvato dal Senato era irricevibile e che avrebbe votato contro. In commissione Affari costituzionali AVS e M5S hanno votato no. Il PD ha preferito non partecipare al voto. Motivo dichiarato (sì mi ha fatto ridere devo dire): mantenere aperto il «dialogo» con la destra e provare a modificare il testo in Aula. I democratici chiedono di sostituire la definizione IHRA con la Jerusalem Declaration e di scrivere esplicitamente che criticare il governo israeliano resta lecito. Se la maggioranza accetterà, spiegano, il ddl potrà essere votato. Se rifiuterà, arriverà il no. Peraltro la Jerusalem Declaration non dice assolutamente niente di più che già le leggi italiane non prevedano. Nel frattempo Fassino (sì, anche questo mi ha fatto ridere), a nome di Sinistra per Israele, invita il centrosinistra a non votare contro perché sarebbe «una profonda frattura con l’ebraismo italiano». Quelle simpatiche comunità romane e milanesi che chiedono di definire “bambino”.
Quindi ricapitoliamo la meraviglia. Il PD ritiene il testo abbastanza pericoloso da voler sostituire la definizione centrale su cui poggia, teme conseguenze per la libertà di critica verso Israele, propone addirittura un emendamento proprio per proteggerla e, davanti al voto, si astrae metafisicamente dal mondo sensibile e lo spaccia per “dialogo”. L’opossum almeno ha l’attenuante del sistema nervoso.
E cos’è questa definizione IHRA che si vorrebbe far entrare nella legge? La stessa IHRA la qualifica come definizione operativa «non giuridicamente vincolante» e precisa che gli esempi vanno valutati nel loro contesto. Holocaust Remembrance Tra gli esempi di antisemitismo indica:
– incitare o giustificare violenze contro gli ebrei;
– diffondere stereotipi e teorie cospirative sugli ebrei;
– attribuire agli ebrei collettivamente le azioni di singoli;
– negare la Shoah, la sua portata o la sua intenzionalità;
– accusare ebrei o Israele di aver inventato o esagerato la Shoah;
– accusare gli ebrei di doppia lealtà verso Israele;
– negare al popolo ebraico il diritto all’autodeterminazione, per esempio definendo l’esistenza di Israele «un’impresa razzista»;
– applicare a Israele criteri che non si richiedono ad altri Stati democratici;
– utilizzare contro Israele immagini proprie dell’antisemitismo storico;
– paragonare la politica israeliana contemporanea a quella nazista;
– ritenere gli ebrei collettivamente responsabili delle azioni dello Stato di Israele.
La prima parte riguarda forme riconoscibilissime di antisemitismo, che infatti sono già perseguibili o contrastabili attraverso norme esistenti. Il problema politico e giuridico esplode quando dentro lo stesso elenco entrano giudizi sulla natura dello Stato di Israele, il criterio assai elastico del «doppio standard» e perfino le analogie storiche con il nazismo. Sia come sia se un ebreo si comporta come un nazista io lo chiamerò nazista. Se uno stato come Israele si comporta come uno Stato terrorista lo chiamerò Stato terrorista. Se uno Stato, come quello di Israele opera l’Apartheid ed il razzismo sistematico userò queste parole. Se vorranno denunciarmi pazienza. Chissà se il PD continuerà a criticare Israele anche dopo il Decreto-legge, ah no, non lo faceva neanche prima…dimenticavo che nel partito ci sono Fiano, Fassino, Quartapelle, Delrio, Verini, Sensi, Bazoli, Zampa, Malpezzi…
*da laviniamarchetti.substack.com
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