Dopo i lavavetri e i writers ora tocca alle prostitute…

Cooperative, regolamentazione, multe per i clienti: sulla questione prostituzione ognuno dice la sua. E la lista è lunga, dal ministro del Lavoro Cesare Damiano al sindaco di Firenze Leonardo Domenici, all’assessore alla sicurezza di Genova Francesco Scidone, passando per il primo cittadino di Verona, Flavio Tosi o di Mogliano Veneto (Treviso), Giovanni Azzolini. La stretta “anti lucciole” inizia durante l’ultimo fine settimana, quando Damiano, parlando a titolo personale dalla festa dell’Unità di Genova non ha dubbi: «Non possiamo chiudere gli occhi di fronte al fenomeno della prostituzione – dice- personalmente sono tra coloro che pensano ad una regolamentazione che consenta alle persone che scelgono questa attività di potersi organizzare». E il riferimento a cooperative, o comunque «luoghi che abbiano una loro protezione, configurazione e assistenza» è esplicito. Stesso punto di partenza forse, ma con una virata a trecentosessanta gradi verso la cosiddetta «tolleranza zero» per il sindaco di Firenze, Domenici, che dopo il provvedimento contro i lavavetri mette nel tritatutto anche graffitari, abusivi e lucciole perché «non si può pensare che la clientela sia esclusa da provvedimenti di sanzione». Piace al sindaco l’idea genovese della prima cittadina Marta Vincenzi che vieta agli automobilisti di sostare accanto alle passeggiatrici, contrattare il prezzo e caricarle a bordo. Le sanzioni in tal caso, sono pesanti: avviso di garanzia consegnato a domicilio, contravvenzioni (fino a 250 euro) e taglio dei punti patente. Il tutto grazie anche alla telecamera che registra la targa dell’auto del cliente. Perché, come dice l’assessore genovese Scidone, «le linee guida sono chiare: colpire il racket e i clienti, senza nessuna pietà se sono coinvolte minorenni». Per ora il capoluogo ligure attende il parere dell’avvocatura del Comune, ma altri provvedimenti sono già in vigore in diversi centri, come a Verona, Padova o a Mogliano Veneto: multe per divieto di sosta ai clienti o cartelli stradali che segnalino la presenza di lucciole. Insomma, soluzioni fai da te per «risolvere» le problematiche poste dal mestiere più vecchio del mondo. Soluzioni che devono essere studiate in maniera profonda, secondo la presidentessa del Movimento identità transessuale (Mit) Marcella di Folco, che da anni lavora con le prostitute a progetti di prevenzione e informazione per strada. «Credo che la soluzione delle telecamere possa generare molte incomprensioni visto che chi si ferma accanto a una prostituta non necessariamente porterà a termine il rapporto. E poi le soluzioni non possono essere né restrittive né moraliste, non è compito dello Stato entrare nella vita privata delle persone». E allora che fare? «Bisogna trovare dei percorsi che vedano lavorare insieme target, cittadini, forze di polizia e prostitute. L’idea della creazione di zone in cui le lucciole possano lavorare senza dar fastidio alla popolazione locale è abbastanza convincente». Senza contare secondo di Folco «che colpire i clienti è anche abbastanza ipocrita, perché comunque, anche se indirettamente, si colpisce le lucciole stesse. Che si abbia allora il coraggio di dire che la prostituzione è illegale. Ma in tal caso, io sarò tra le prime a decidere di non votare più in questo paese».Una fotografia reale del fenomeno prostituzione dovrebbe essere consegnata tra qualche giorno al ministro degli Interni Giuliano Amato dall’Osservatorio sulla prostituzione presieduto dal Sottosegretario di Stato all’Interno Marcella Lucidi che svolge compiti di studio, ricerca ed approfondimento sul sistema di prevenzione e contrasto del fenomeno. La questione delle cooperative? Di Folco non è d’accordo, perché «se la maggioranza delle prostitute sono clandestine, che cooperative facciamo?» Del resto, se la questione che preoccupa è lo sfruttamento, secondo la presidentessa del Mit va tenuto presente che il fenomeno con il tempo si è andato modificando «Nella maggior parte dei casi non ha più quei tratti coercitivi terribili di qualche anno fa, ma in diverse occasioni si sono raggiunti accordi tra prostituta e chi gestisce il lavoro. Nei casi di donne regolarmente presenti sul nostro territorio, il sequestro del passaporto per esempio, non servirebbe a nulla».