Diritti del lavoro sotto assedio: l’avanzata globale della repressione antisindacale


Dal licenziamento degli attivisti alle leggi che limitano il diritto di sciopero, cresce in tutto il mondo l’offensiva contro i sindacati. L’analisi di Giorgio Trucchi su Pagine Esteri racconta una deriva autoritaria che punta a disarmare il conflitto sociale.

Dalle Americhe all’Europa, dall’Asia all’Africa, il diritto di organizzarsi, scioperare e contrattare collettivamente è sempre più sotto attacco. Non si tratta di episodi isolati né di semplici controversie sindacali, ma di una tendenza globale che vede governi e grandi gruppi economici convergere in un’offensiva contro il movimento dei lavoratori. È il quadro che emerge dall’analisi di Giorgio Trucchi, pubblicata da Pagine Esteri, dedicata all’avanzata della repressione antisindacale nel mondo.

Secondo Trucchi, il lavoro è tornato nel mirino proprio nel momento in cui la crisi economica, l’inflazione e l’aumento delle disuguaglianze stanno producendo una nuova stagione di mobilitazioni. Di fronte a salari che perdono potere d’acquisto e a condizioni di lavoro sempre più precarie, la risposta di molti governi non è stata quella di rafforzare i diritti sociali, ma di restringere gli spazi del conflitto.

Criminalizzare il sindacato

Le forme della repressione sono molteplici: licenziamenti di delegati sindacali, procedimenti giudiziari, limitazioni al diritto di sciopero, campagne di delegittimazione, violenze contro i lavoratori organizzati e, in alcuni paesi, persino omicidi e sparizioni di dirigenti sindacali.

La repressione antisindacale assume oggi anche forme più sofisticate. Non sempre si manifesta attraverso il manganello o la violenza diretta. Sempre più spesso passa attraverso le leggi, le decisioni amministrative, l’uso del diritto penale e la costruzione di un clima politico e mediatico che presenta il conflitto sociale come una minaccia all’ordine pubblico o alla crescita economica.

È una dinamica che appare sempre più familiare anche in Europa.

Dallo sciopero come diritto allo sciopero come problema

Negli ultimi anni si sono moltiplicati i tentativi di limitare il diritto di sciopero, soprattutto nei settori strategici dell’economia. Il messaggio è chiaro: la circolazione delle merci, la continuità dei servizi e la tutela dei profitti devono prevalere sulla capacità dei lavoratori di esercitare pressione collettiva.

La stessa offensiva che oggi investe la logistica italiana, con il tentativo di estendere le limitazioni della Legge 146/1990 a uno dei settori più combattivi del paese, si inserisce perfettamente in questo quadro internazionale.

Il conflitto non viene più considerato un elemento fisiologico della democrazia, ma un ostacolo da neutralizzare.

La guerra ai sindacati nell’epoca delle crisi

L’articolo di Trucchi mette in evidenza un altro elemento decisivo: l’intensificarsi della repressione sindacale coincide con un periodo segnato da guerre, competizione geopolitica, crisi energetica e trasformazioni delle catene globali di produzione.

In questo contesto il lavoro organizzato diventa un problema per chi punta a mantenere alta la redditività del capitale. Scioperi, blocchi della produzione, vertenze salariali e mobilitazioni contro la guerra possono rallentare la circolazione delle merci e mettere in discussione le priorità economiche e politiche dei governi.

Per questo il sindacato torna a essere percepito come un soggetto da contenere.

Una deriva autoritaria

L’avanzata della repressione antisindacale non riguarda soltanto il mondo del lavoro. È uno dei sintomi più evidenti della crisi delle democrazie contemporanee.

Quando il diritto di sciopero viene limitato, quando l’attività sindacale viene criminalizzata e quando i lavoratori vengono perseguiti per aver organizzato il conflitto, non si colpisce soltanto una categoria sociale. Si restringono gli spazi di partecipazione e si svuota di contenuto uno dei diritti fondamentali conquistati nel Novecento.

La lezione che emerge dall’analisi di Giorgio Trucchi su Pagine Esteri è chiara: la repressione antisindacale non è una somma di episodi nazionali, ma una tendenza globale che accompagna l’affermazione di modelli economici sempre più diseguali e di sistemi politici sempre meno tolleranti verso il dissenso sociale. Difendere il diritto di organizzarsi, di scioperare e di contrattare collettivamente significa allora difendere non soltanto il lavoro, ma la qualità stessa della democrazia.

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