Il Comitato per la legislazione boccia il provvedimento del governo Meloni: mancano i requisiti di necessità e urgenza e il testo presenta gravi criticità tecniche. Sotto osservazione anche nuove norme penali e il fermo preventivo nelle manifestazioni.
Il decreto sicurezza del governo è finito sotto una critica inaspettata: non quella delle opposizioni, ma quella di un organismo parlamentare composto in modo paritario da maggioranza e minoranza. Il Comitato per la legislazione del Senato, infatti, ha approvato all’unanimità un parere molto severo sul provvedimento attualmente all’esame della Commissione Affari costituzionali.
Secondo il Comitato, il decreto non dimostra la presenza dei requisiti di necessità e urgenza richiesti dalla Costituzione per l’adozione di un decreto-legge. Un rilievo particolarmente significativo perché riguarda il presupposto stesso che consente al governo di intervenire con uno strumento normativo straordinario.
Nel parere si legge che nel preambolo del decreto vengono indicate quattro finalità generali, ma senza fornire argomentazioni concrete che giustifichino la straordinarietà della situazione. Una motivazione che, ricordano i senatori, dovrebbe essere esplicitata per ciascuna delle misure contenute nel provvedimento.
Il Comitato richiama inoltre un consolidato orientamento della Corte costituzionale, ribadito da una sentenza del 2024, secondo cui la mancanza di tali presupposti rappresenta un vizio di legittimità costituzionale sia del decreto-legge sia della successiva legge di conversione.
Il parere è stato redatto sotto la presidenza della senatrice leghista Daisy Pirovano, che ha accolto anche alcune osservazioni presentate dal senatore del Partito democratico Andrea Giorgis e dal pentastellato Roberto Cataldi. Un segnale che rende ancora più evidente il carattere trasversale delle perplessità sollevate.
Tra i punti più contestati c’è anche l’ormai frequente introduzione di nuove norme penali attraverso decreti-legge, una pratica che il Comitato considera problematica. Secondo il parere, l’uso dello strumento d’urgenza in materia penale rischia di comprimere quelle esigenze di ponderazione che dovrebbero essere garantite dal normale iter parlamentare.
La critica non riguarda solo il merito delle norme ma anche la qualità tecnica del testo, giudicata molto carente. Il Comitato segnala infatti problemi di chiarezza nella tecnica di modifica delle leggi esistenti, con riferimenti imprecisi e l’introduzione di commi non numerati che rischiano di creare difficoltà applicative.
Non è la prima volta che i decreti del governo vengono riscritti durante l’iter parlamentare. In passato, ad esempio, il cosiddetto decreto Cutro aveva richiesto numerosi interventi correttivi per renderlo applicabile.
Anche l’Ufficio studi del Senato, nel dossier preparato per accompagnare l’esame parlamentare, ha invitato a valutare modifiche sostanziali su diversi punti del provvedimento. Tra le norme più controverse ci sono quelle che prevedono l’annotazione preliminare al posto dell’iscrizione nel registro degli indagati nei casi in cui vi sia una presunta causa di giustificazione, e il fermo fino a dodici ore per persone sospettate di poter creare disordini durante manifestazioni pubbliche.
Nel primo caso gli uffici chiedono di chiarire cosa si intenda per «evidente» causa di giustificazione; nel secondo invitano a definire meglio le caratteristiche e le finalità degli accertamenti che seguono il fermo.
Il calendario parlamentare prevede che gli emendamenti vengano presentati il 17 marzo in Commissione Affari costituzionali. Dopo il referendum inizierà la fase di votazione.
Il parere del Comitato per la legislazione non ha valore vincolante, ma rappresenta un segnale politico e istituzionale rilevante: anche all’interno del Parlamento emergono dubbi sulla solidità giuridica e sulla qualità normativa di uno dei provvedimenti simbolo della politica securitaria del governo.
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