Il vertice convocato da Marco Rubio offre alle destre europee un modello e una legittimazione politica per criminalizzare l’antifascismo e il dissenso sociale. Dalla Francia alla Germania, dalla Spagna all’Italia, il nuovo maccartismo trumpiano trova alleati e imitatori.
La paranoia politica dell’amministrazione Trump sta attraversando l’Atlantico. Il summit internazionale convocato dal segretario di Stato americano Marco Rubio contro la presunta «rinascita del terrorismo di estrema sinistra» rischia di diventare qualcosa di più di un’operazione propagandistica: un punto di riferimento ideologico e politico per le destre europee che da anni sognano di mettere al bando i movimenti antifascisti, i centri sociali e le reti di solidarietà.
L’idea di un vertice globale contro «Antifa» ha suscitato imbarazzo e scetticismo tra molti alleati degli Stati Uniti. Ma per i fascio-populisti europei rappresenta un’occasione d’oro: la possibilità di trasformare in politica di governo quella pulsione autoritaria e anticomunista che da tempo attraversa il continente.
La vecchia ossessione anticomunista
L’assassinio del commentatore di estrema destra Charlie Kirk è diventato per l’amministrazione Trump la scintilla utile per rilanciare la teoria della «minaccia rossa». Una minaccia che, nella narrazione della Casa Bianca, non è rappresentata da un’organizzazione concreta, ma da una galassia indistinta di movimenti antifascisti, gruppi per la giustizia sociale, attivisti per i diritti dei migranti e reti di solidarietà con la Palestina.
È il ritorno del maccartismo, aggiornato al XXI secolo. L’obiettivo non è soltanto colpire chi compie reati, ma costruire un nemico ideologico e permanente, un «avversario interno» da sorvegliare, isolare e reprimere.
Le Pen: «Se sarò eletta scioglierò gli Antifa»
In Europa le destre radicali osservano con attenzione. Marine Le Pen lo aveva già detto nel 2017: «Se vengo eletta, sciolgo gli Antifa». Allora parlava di «milizie» che avrebbero terrorizzato le città francesi. Oggi quella promessa è ancora parte del suo programma politico.
L’antifascismo, nella retorica dell’estrema destra francese, è diventato sinonimo di violenza, caos e sovversione. Una narrazione che, negli anni, ha progressivamente contaminato anche settori conservatori, liberali e moderati.
Olanda, Germania, Spagna: il contagio autoritario
Nei Paesi Bassi, il Parlamento ha approvato una mozione presentata da Geert Wilders e da altri partiti dell’ultradestra per chiedere la messa al bando di Antifa come organizzazione terroristica. La misura non è giuridicamente vincolante, ma rappresenta un precedente politico significativo.
In Germania, l’AfD – oggi primo partito nei sondaggi nazionali – ha colto al volo la sponda offerta da Trump. «Antifa è un’organizzazione terroristica», ha dichiarato il dirigente Stephan Brandner, chiedendo il congelamento dei beni e la repressione delle organizzazioni antifasciste. Paradossalmente, a formulare queste accuse è un partito monitorato dai servizi interni tedeschi per possibili derive antidemocratiche ed estremiste.
In Spagna, Vox ha depositato una proposta parlamentare per chiedere lo scioglimento delle organizzazioni «legate al movimento Antifa» e il loro inserimento nella lista europea del terrorismo. Tra i «crimini» contestati figurano perfino contestazioni sportive e proteste politiche. L’antifascismo viene così trasformato da pratica democratica di opposizione ai movimenti neofascisti a minaccia per la sicurezza nazionale.
L’Italia e l’imbarazzo del governo
Anche in Italia la tentazione repressiva non è nuova. La Lega ha recentemente presentato una proposta di legge che prevede pene fino a quindici anni di reclusione per chiunque «organizzi, recluti, addestri, radicalizzi o diriga associazioni o gruppi anarchici militanti denominati Antifa o simili». Una formulazione volutamente vaga, costruita sulla falsariga del decreto con cui Trump ha inserito Antifa tra le «organizzazioni terroristiche interne».
Il governo Meloni, messo in difficoltà dall’invito di Rubio al vertice anti-Antifa, ha scelto una soluzione intermedia: nessun ministro, nessun parlamentare, ma un diplomatico inviato «a prendere appunti».
Una scelta che ha suscitato polemiche. L’Alleanza Verdi e Sinistra ha presentato un’interrogazione parlamentare chiedendo di sapere quali informazioni siano state trasmesse agli Stati Uniti e perché il governo abbia deciso di partecipare, seppur indirettamente, all’iniziativa.
La rete internazionale della repressione
Dietro il summit di Rubio c’è un progetto più ampio. Secondo diverse fonti, Sebastian Gorka – l’ideologo dell’antiterrorismo trumpiano e figura vicina agli ambienti dell’estrema destra ungherese – avrebbe inviato richieste di informazioni su gruppi e associazioni di sinistra ad almeno venti ambasciate statunitensi, compresa quella italiana.
L’obiettivo è evidente: costruire un sistema di cooperazione internazionale contro quella che Washington definisce «estrema sinistra». Sorveglianza, condivisione di informazioni, liste di soggetti considerati pericolosi, criminalizzazione transnazionale del dissenso. Una sorta di nuova internazionale della controinsurrezione.
Non un vertice simbolico
Il summit di Rubio potrebbe apparire come l’ennesima provocazione ideologica dell’amministrazione Trump.
Sarebbe un errore sottovalutarlo. Le campagne di criminalizzazione dell’antifascismo e del dissenso sono già operative negli Stati Uniti, dove attivisti anti-ICE vengono accusati di terrorismo e condannati a decine di anni di carcere.
Le destre europee guardano a quel modello con crescente interesse. Perché sanno che la costruzione del «nemico interno» è una straordinaria risorsa politica: consente di trasformare gli avversari in minacce alla sicurezza, di restringere gli spazi di dissenso, di colpire i movimenti sociali e di spostare il conflitto politico dal terreno democratico a quello penale.
La storia europea insegna che l’anticomunismo e la demonizzazione dell’antifascismo non sono mai semplici strumenti retorici. Sono spesso il preludio di una stagione di repressione. Ed è proprio per questo che il vertice anti-Antifa di Washington non può essere liquidato come una bizzarria trumpiana.
È un segnale politico. E un avvertimento.
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