Un fiume in piena di persone, fin dal mattino, in un centinaio di città italiane. Diverse centinaia di migliaia di persone hanno risposto all’appello “Blocchiamo tutto”: manifestanti sui binari di stazioni ferroviarie, metropolitane, all’ingresso di porti, autostrade e strade. Una prova di forza imponente da parte di una composizione ampia, radicale, combattiva e trasversale.
Lo sciopero generale di oggi ha segnato un passaggio di fase nella mobilitazione contro il genocidio in Palestina. A Venezia oltre ventimila persone hanno paralizzato per ore l’accesso a Porto Marghera sfidando cariche e idranti. A Milano un corteo oceanico ha occupato la stazione Centrale che è diventata in un campo di scontro con la polizia; a Bologna più di cinquantamila persone hanno bloccato la tangenziale; a Roma centomila manifestanti hanno paralizzato la città bloccando la stazione Termini e la tangenziale est. Bloccati i porti di Genova, Livorno, Palermo, Trieste, Civitavecchia.
Che cos’è uno sciopero, oggi? Da anni ci interroghiamo su come risignificare questa pratica, su come strapparla alle secche della ritualità, su come renderla di nuovo ciò che è stata alle sue origini: uno strumento che fa male al capitale, che ne inceppa i meccanismi, che produce una frattura nel tempo lineare della produzione e del consumo. Uno sciopero come atto collettivo che mostra in controluce i rapporti di forza, il grado di consapevolezza e la capacità di un movimento sociale di incidere sul presente.
In Italia, una risposta a queste domande è arrivata oggi. E lo ha fatto con una potenza che forse speravamo, ma che non ci aspettavamo di vedere manifestarsi con tanta evidenza. L’onda dello sciopero che ha attraversato il Paese ha assunto forme molteplici, diffuse, dissonanti ma intrecciate da un filo comune: la rottura dell’economia del genocidio.
Fare una cronaca esaustiva di tutti i blocchi, le manifestazioni e le iniziative sarebbe impossibile, tanto è ricco l’elenco dei luoghi raggiunti dalla mobilitazione: porti, stazioni ferroviarie, piazze centrali e periferiche, scuole e università, fabbriche, uffici pubblici e privati. Lo sciopero di oggi ha trovato la sua urgenza nella misura ormai colma di fronte a quasi tre anni di genocidio sistematico in Palestina, che con l’invasione della Striscia punta a radere al suolo non solo una città, ma l’intero popolo palestinese. È un punto di non ritorno: la normalizzazione della guerra e dell’annientamento non è più tollerabile. Il fermento che ha dato vita a questa giornata lo avevamo già colto nei giorni scorsi, nelle tante piazze dell’“equipaggio di terra” della Global Sumud Flotilla, che hanno fatto emergere con chiarezza come il concetto stesso di solidarietà internazionale si stia trasformando rapidamente.
Di seguito una cronaca parziale della giornata, anche perché manifestazioni sono ancora in corso.
Roma: Durante la mattinata sono stati bloccati gli ingressi della sapienza da parte di diversi collettivi di dipartimento. Migliaia di studenti sono successivamente confluiti al concentramento in piazza Cinquecento, dove sono stati raggiunti da decine di migliaia di persone, divisi in vari cortei che hanno attraversato la città per raggiungere il presidio. In piazza Cinquecento, decine di migliaia di manifestanti hanno bloccato gli ingressi della stazione Termini, dove sono stati cancellati o ritardati moltissimi treni in risposta. Successivamente, il corteo, partecipato da più di centomila persone secondo gli organizzatori, ha attraversato le vie della città, fino ad occupare e bloccare la tangenziale est, arteria fondamentale del sistema stradale romano. Alla fine del blocco, il corteo si è diretto verso la Sapienza, dove è stata occupata la facoltà di lettere.
Su Radio Onda d’Urto Guido Lutrario, Esecutivo Nazionale Usb, con cui facciamo una prima valutazione di questa straordinaria giornata di lotta. Ascolta o scarica
Milano: A Milano un grande corteo è partito da Cadorna, dove il piazzale già straripava mezz’ora prima dell’orario indicato per il corteo. Attraversato da una composizione ampia, da studenti a lavoratori, il corteo ha attraversato la città per poi giungere in stazione Centrale. Inizialmente chiusa con cancelli da parte della polizia, la stazione è stata occupata dai manifestanti dopo che quest’ultimi sono riusciti a sfondare i cancelli. All’interno della stazione la polizia ha cercato di respingere i manifestanti, con numerose cariche e lanci di lacrimogeni. La guerriglia è continuata per quasi un’ora, con più di 10 feriti e 11 fermi. Successivamente gli scontri sono proseguiti in via Pisani, dove la polizia ha inizialmente indietreggiato, per poi avanzare nuovamente contro i manifestanti. Ai lanci di lacrimogeni della polizia, il corteo ha risposto con barricate e lanci. Dopo più di un’ora la polizia è nuovamente indietreggiata, e il corteo si è ricompattato in un presidio di fronte al cordone di polizia.
I commentie una prima valutazione complessiva della lunghissima giornata di mobilitazione nel capoluogo lombardo su Radio Onda d’Urto di Andrea Cegna Ascolta o scarica – Ascolta o scarica, di Elia Rosati, Ascolta o scarica – Ascolta o scarica – Ascolta o scarica –Ascolta o scarica , Luciano Muhlbauer Ascolta o scarica
Bologna: La giornata a Bologna è cominciata con il blocco dei dipartimenti da parte dei collettivi universitari. Gli spezzoni studenteschi hanno in seguito raggiunto il folto corteo partito da piazza Maggiore, animato da più di 50 mila persone, con l’obiettivo di bloccare la tangenziale. Arrivato in tangenziale, il corteo è riuscito a bloccare entrambe le corsie della tangenziale, e a mantenere il traffico paralizzato per più di un’ora. La polizia ha risposto con fermi, idrante e lacrimogeni, facendo indietreggiare il corteo. Il corteo ha risposto con lanci e barricate indietreggiando prima sulla tangenziale e successivamente in via Stalingrado, dove si sono verificate altre cariche e fermi. Almeno 4mila persone a Bologna sono arrivate nella zona della Questura. Al momento 4 i fermi confermati, processati domattina per direttissima, mentre gli altri 4 dovrebbero essere rilasciati a breve.
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Venezia: Quella di oggi a Venezia è stata la giornata in cui un intero territorio ha scelto di alzare il livello della mobilitazione contro la guerra e il genocidio in Palestina. Una giornata lanciata subito dopo la grande manifestazione del 30 agosto al Lido, che ha trovato eco nelle assemblee cittadine e nei cortei delle ultime settimane, e che oggi ha assunto una dimensione sociale capace di andare oltre la stessa indizione sindacale dello sciopero.
Sin dalla mattina, un numero impressionante di persone provenienti da tutto il Nordest si è messo in movimento verso il porto di Marghera. L’obiettivo era chiaro: bloccare uno dei nodi centrali della logistica, con un grido netto e collettivo: «Oggi la guerra non passa da qua!». Il corteo, forte di almeno 20mila persone, ha raggiunto i caselli d’ingresso del porto. «Non ci fermeremo finché la Palestina non sarà libera e nessun container diretto a Israele partirà da questo porto!» viene scandito al microfono, mentre alle spalle si accumula una fila di camion lunga chilometri, impossibilitati a entrare negli hub della logistica.
Dopo più di quattro ore di presidio, il corteo decideva di avanzare all’interno del porto per esporre uno striscione contro il genocidio e il commercio delle armi. È in quel momento che le forze dell’ordine sono intervenute con violenza, caricando il corteo e utilizzando gli idranti. Ma la risposta non si è fatta attendere: i manifestanti non si sono dispersi, si sono seduti a terra, continuando il blocco e rilanciando la sfida. «Voi difendete un genocidio, noi non andiamo via finché la Palestina non sarà libera!».
Dopo oltre cinque ore, con gli ingressi ancora paralizzati e le ferite delle cariche sul corpo dei manifestanti, il corteo ha ripreso a muoversi lungo le strade di Marghera. «Abbiamo detto bloccheremo tutto, allora bloccheremo tutto!», è stato il messaggio che ha accompagnato la ripartenza. Oggi il blocco del porto di Marghera ha mostrato come è possibile attaccare concretamente la logistica di guerra: quella stessa catena di interessi economici e trasporti che vede Porto Marghera come nodo strategico per il rifornimento militare a Israele, e che non può più restare inoperante davanti a un genocidio ormai palese.
Livorno: Il porto di Livorno è stato bloccato al varco Valessini sin dalle prime luci dell’alba. Il presidio organizzato dai lavoratori portuali è stato poi raggiunto in corteo da migliaia di persone, tra cui un partecipatissimo spezzone studentesco. Il presidio, straripante, è stato dichiarato che durerà fino a mercoledì 24 settembre, giorno in cui è previso l’arrivo a Livorno di una nave mercantile con un carico di armi.
Genova: Anche a Genova, sede del collettivo dei lavoratori portuali autorganizzati, il porto è stato bloccato per l’intera giornata. Il corteo cittadino, infatti, dopo aver sfilato per le vie della città, ha raggiunto i lavoratori in sciopero, bloccando l’ingresso di uno dei porti più grandi d’Italia per l’intera giornata.
Salerno, Palermo, Trieste, Civitavecchia: Anche nelle città di Salerno, Palermo, Trieste e Civitavecchia i porti sono stati bloccati. Per l’intera giornata, nelle diverse città si sono dati via a diversi blocchi, con un conseguente stop al traffico di merci in entrata ed in uscita. I blocchi sono stati partecipati da migliaia di persone in ogni città. Con una partecipazione ampia e sentita, e nonostante l’ingente quantità di polizia schierata, i blocchi sono riusciti.
Pisa: A Pisa un corteo di oltre quindicimila persone ha attraversato la città. Partito inizialmente da scuole ed università, dove in diversi dipartimenti c’è stata agitazione, il corteo ha attraversato il centro cittadino per poi occupare la tangenziale Firenze-Pisa-Livorno. Il blocco è durato qualche ora ed ha visto il corteo sfilare in una delle strade principali della Toscana, bloccando le merci e le auto per diverso tempo.
Firenze: A Firenze, un grosso corteo partito da Calenzano, ha occupato il casello dell’autostrada A1, paralizzando il traffico nel capoluogo fiorentino. Il corteo, animato da diversi collettivi studenteschi e dai lavoratori della GKN, ha poi raggiunto Campi Bisenzio, per contestare la fabbrica della Leonardo. Qui si sono verificati alcuni momenti di tensione, con i manifestanti che hanno aperto un varco nella recinzione di Leonardo, per poi far partire una sassaiola sulla polizia che avanzava. In città, alcuni collettivi studenteschi hanno percorso un corteo interno alla città fino a raggiungere il consolato USA per contestare il suo ruolo nel genocidio a Gaza.
Brescia: Un grande corteo, attraversato da collettivi studenteschi e lavoratori, ha occupato la fermata della metropolitana Vittoria, bloccando i treni. Il corteo ha poi attraversato il resto della città, partecipato da migliaia di persone.
Catania: Anche a Catania un partecipato corteo ha attraversato la città, dirigendosi verso il porto. Inizialmente bloccati dalle forze dell’ordine, i manifestanti hanno provato ad entrare nell’area portuale, per bloccarla come in numerose altre città italiane, da un altro ingresso, dove la polizia ha respinto il corteo con spinte. Nonostante la repressione, il corteo è rimasto in presidio di fronte al porto, protestando contro la repressione.
Torino: A Torino la giornata è iniziata con il blocco del Campus Einaudi da parte dei collettivi universitari. Centinaia di studenti hanno bloccato i cancelli del campus proseguendo poi in corteo verso il concentramento della manifestazione cittadina in piazza Carlo Felice. Qui sono confluiti gli spezzoni studenteschi e cittadini, che hanno dato via ad un corteo partecipato da decine di migliaia di persone. La manifestazione si è divisa in due, con una parte guidata dai collettivi studenteschi che ha occupato i binari della stazione di Torino Porta Nuova, percorrendoli fino alla stazione di Torino Lingotto, bloccando il traffico ferroviario per diverse ore, terminando con il blocco dell’oval di Lingotto, importante palazzetto della zona Fiera. L’altra parte di corteo ha bloccato corso Unità d’Italia, una delle strade principali del traffico torinese, mandando in tilt la circolazione di una grande porzione della città. Blitz di Ultima Generazione e attivisti pro Palestina, bloccata l’uscita del sottopasso di corso Regina Margherita, davanti ai Giardini Reali, mandando in tilt il traffico. Un primo analogo blocco in precedenza aveva fermato la circolazione in corso Vittorio Emanuele II, all’angolo con corso Re Umberto. Intanto proseguono le iniziative nel capoluogo piemontese, mobilitato fin dal mattino.
Bari: Dopo aver bloccato alcuni dipartimenti, i collettivi universitari si sono uniti alla mobilitazione cittadine che ha attraversato il centro di Bari. Migliaia di persone sono scese in piazza contro il genocidio ed in solidarietà al popolo palestinese ed alla Global Sumud Flotilla. Il corteo, durante il suo percorso, ha contestato il consolato israeliano presente in città.
Napoli: Anche a Napoli si è tenuta una partecipata manifestazione. Animato dai collettivi universitari e da diversi movimenti, il corteo ha occupato la stazione di Napoli Garibaldi per un’ora, bloccando l’area interna ed arrivando fino ai treni. In seguito il corteo è proseguito ed ha attraversato il centro cittadino.
Termoli (CB): centinaia di persone in piazza al conteo indetto dagli studenti con la partecipazone di lavoratori, Usb e realtà sociali molisane
Il commento sulla giornata di sciopero a Radio Onda d’Urto con Tony La Piccirella, portavoce del Global Team della Sumud Flotilla, in questo momento a bordo della Family, la nave che coordina la missione della Sumud Flotilla. Ascolta o scarica
Fonti: Radio Onda d’Urto – Global Project
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