Cronaca di una distruzione invisibile

di Orazio Grasso

Repressione istituzionale, cyberbullismo, e violazioni dei diritti costituzionali.

Sono passati più di vent’anni da quando ho iniziato a interagire con le persone su internet. All’inizio era curiosità, entusiasmo, il desiderio di condividere idee, pensieri, passioni, aiutare il prossimo. Ma col tempo, quella rete che prometteva connessione si è rivelata una trappola. Mi sono imbattuto in troppi individui arroganti, presuntuosi, ignoranti e ottusi, privi di senso di responsabilità, che si nascondono dietro uno schermo per vomitare odio e distruggere vite.

Il punto di rottura arrivò nell’anno 2013, quando un gruppo di cyberbulli decise che io dovevo essere annientato. Mi diffamarono in modo spietato e oltre ogni misura, inventando menzogne, manipolando informazioni che mi riguardavano, trascinandomi in un incubo digitale che ebbe conseguenze reali, tangibili, devastanti. La mia vita venne smantellata pezzo dopo pezzo, e tutto questo sotto gli occhi di chi avrebbe dovuto proteggermi.

Nell’anno 2015 presentai denuncia alla Polizia Postale di Catania, che avrebbe dovuto intervenire, ma archiviò tutto con motivazioni false e superficiali. Nessuna giustizia, nessuna tutela. Solo noncuranza e inadeguatezza, che inflissero una nuova, profonda ferita: diedero ai miei aguzzini il via libera per continuare, per affondare ancora di più i colpi crudeli. E io, impotente, assistetti, negli anni che seguirono, alla lenta demolizione della mia esistenza. Nell’anno 2017 mi minacciarono dicendo che sarebbero venuti a cercarmi per tagliarmi la gola.

Nell’anno 2018 provai a reagire, a oppormi a quei cyberbulli. Esasperato dai continui e sistematici rifiuti alla rimozione delle diffamazioni, inviai un messaggio scritto in modo impulsivo, e l’unico risultato fu essere trasformato da vittima in colpevole. Subii una condanna illegale, emessa attraverso un interrogatorio senza avvocato, con false dichiarazioni spontanee, un avvocato d’ufficio irreperibile, nessuna difesa legale, e soprattutto senza aver potuto partecipare al processo a causa del mio stato di non abbienza. Vivo ad Acireale, il processo si svolse a Milano. Negli anni a seguire cercai di oppormi a quella condanna emessa in modo completamente illegale nei miei confronti. Contattai oltre settanta avvocati, ma nessuno accettò di assistermi.

A quel punto fui obbligato a sviluppare e inviare personalmente un’istanza di revisione alla Corte di Appello di Brescia, ma venne dichiarata inammissibile con motivazioni false e superficiali. Denunciai i magistrati che avevano gestito la mia istanza, ma venni nuovamente condannato in modo arbitrario, senza alcun processo, e persino multato pesantemente dalla Corte Suprema di Cassazione di Roma.

Da allora, qualcosa in me si è spezzato. Ho capito che il sistema — quello digitale e quello istituzionale — non è fatto per proteggere chi soffre, ma per ignorarlo. E quando non ha voluto ignorarmi, mi ha schiacciato senza nessuna pietà. La magistratura e le forze dell’ordine sono intervenuti solo per trasformarmi da vittima in colpevole, alimentando l’ingiustizia con noncuranza, superficialità, incomprensione e inadeguatezza.

Nel tempo, non solo le istituzioni mi hanno voltato le spalle, ma anche le persone a me più vicine. Sono stato lasciato solo, abbandonato da tutti. I miei parenti, invece di cercare di capire, mi hanno colpevolizzato. Mi hanno detto di lasciar perdere e tollerare, come se il dolore fosse una mia responsabilità, come se la violenza subita dovesse essere accettata in silenzio. Alcuni hanno creduto alle menzogne diffuse sul mio conto, altri hanno preferito non esporsi, rifiutare il dialogo, non chiedere, non sapere. Il silenzio è diventato la loro risposta, l’indifferenza la loro scelta. E così, mentre cercavo disperatamente un appiglio, una voce amica, una mano tesa, ho trovato solo porte chiuse e sguardi giudicanti. Una cosa è certa: non pagherò multe illegittime, emesse senza che io abbia potuto partecipare al processo, né difendermi. Non riconosco sentenze fondate sull’abuso e sull’assenza di giustizia. Non ho avuto voce, non ho avuto difesa, e non sarò mai complice del silenzio che tutti cercano di impormi.

Acireale (CT), 29/10/2025

                          Diritto alla difesa legale personale anche senza avvocato – Art. 6 CEDU – Comma 1-2-3(b)(c). □ 1 / 1

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