Contro la Ong Mediterranea Saving Humans arriva la vendetta del governo di Giorgia Meloni, la punizione per chi osa salvare vite. I legali dell’ong, che aveva disobbedito al Viminale, annunciano un ricorso di urgenza. Per la nave ora c’è il rischio confisca
di Giansandro Merli da il manifesto
Due mesi di fermo amministrativo e diecimila euro di multa. È il prezzo che il governo Meloni vuole far pagare a Mediterranea Saving Humans per aver disobbedito – alla prima missione con la nuova nave – all’ordine di andare nel lontanissimo porto di Genova per sbarcare i dieci naufraghi soccorsi in condizioni drammatiche, quando erano già in acqua, nella notte tra il 20 e il 21 agosto. Due giorni dopo l’ong si era infatti diretta a Trapani.
Dove ieri la prefettura ha deciso di applicare direttamente il secondo livello di sanzioni previsto dal decreto anti-ong di Piantedosi (il primo è un blocco di 20 giorni e una multa più bassa). «Si ha reiterazione nel caso di nuova violazione commessa con l’utilizzo della medesima nave, contestata anche soltanto a uno degli autori o degli obbligati in solido nei cui confronti, nel quinquennio precedente, sia stata accertata, con provvedimento esecutivo, una precedente violazione», si legge nell’ordinanza di fermo.
Il gancio è il comandante della missione, il serbo Paval Botica, del quale viene menzionata una precedente sanzione a dicembre 2023, a Chieti, sulla medesima nave. Che allora, prima del passaggio da una ong all’altra, si chiamava Sea-Eye 4. In ogni caso Mediterranea contesta l’esecutività di quel provvedimento. I legali dell’organizzazione hanno annunciato un ricorso d’urgenza. Chiederanno come misura cautelare la sospensione del fermo, che impone di rimanere nel porto siciliano fino al prossimo 23 ottobre.
Se non dovessero ottenerla, anche dopo quella data l’ong avrebbe un ulteriore e più grave problema. Il terzo livello di sanzioni introdotto da una modifica al decreto del Viminale prevede la confisca della nave. Nel caso di nuove contestazioni, si scoperchierebbe un ginepraio legale sul calcolo delle recidive che non è per nulla lineare. Ma c’è da scommettere che se il ministero dell’Interno avrà la possibilità di provare a cancellare la nave Mediterranea, anche solo in attesa dei ricorsi davanti ai giudici, lo farà. È il “nemico” perfetto, perché si tratta dell’organizzazione più politica tra quelle che salvano i migranti e la più propensa a non rispettare le imposizioni ritenute vessatorie.
«Quale sarebbe il grave reato che abbiamo commesso? Abbiamo forse fatto del male a qualcuno, distrutto qualcosa, sparato addosso alle persone come fanno i “guardacoste” libici? Niente di tutto questo – attacca l’ong – La nostra colpa è aver detto “SignorNO!” a un ordine assurdo e disumano, quello di raggiungere un porto inutilmente lontanissimo, e di aver messo al primo posto la salute e la salvaguardia di persone traumatizzate e provate non solo dalla detenzione libica, ma anche dal tentato omicidio di cui sono state vittime in mare».
Contro Mediterranea si schierano l’eurodeputata leghista Silva Sardone e il parlamentare di Fratelli d’Italia Riccardo De Corato. Per entrambi «la legge va rispettata». Risponde il segretario di +Europa Riccardo Magi: «La decisione, illegittima, segnala la disumanità e crudeltà di un governo che blocca le navi umanitarie, mentre rispedisce in Libia con aereo di Stato torturatori come Almasri, ricercato dalla Corte penale internazionale». Anche i leader di Alleanza verdi e sinistra Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli hanno espresso solidarietà a Mediterannea, parlando di «attacco vigliacco» e «atto gravissimo» contro chi salva vite.
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