Un paio di giorni fa la ministra della giustizia Cancellieri ha autorizzato 22 “indagini” contro altrettanti utenti della rete rei di aver postato nel blog di Beppe Grillo commenti “lesivi dell’onore e del prestigio del presidente della Repubblica”.
Nessuno, a sinistra (ma se è per questo neppure a destra) ha ritenuto opportuno prendere posizione contro una misura che non è fascista solo nella forma ma anche nella sostanza. Non il Pd, non Sel, non Di Pietro e neppure il presidente medesimo, che evidentemente ritiene del tutto compatibile con la sua visione della democrazia il fatto che chi lo critica, e persino chi lo insulta, venga sottoposto a indagine ed eventualmente ad azione giudiziaria. In Italia di cose ne succedono tante, ma poche, forse nessuna, rendono l’idea di un’involuzione disperata e dell’affermarsi di una dittatura autoritaria e insieme moralista come questa.
Il problema è che questa bella sortita è stata preparata e anticipata da un’altra, se possibile anche peggiore, della presidente della Camera Laura Boldrini, eletta nelle liste di Sinistra ecologia e libertà. Offesa per un fotomontaggio apparso su Facebook, la presidente ha invocato, così, come se nulla fosse, l’arresto del malcapitato, leggi speciali contro la rete e una forza speciale di stanza a Montecitorio per difendere la sua immagine che nemmeno se si trattasse di combattere il cartello di Medellin.
Il risultato si è visto subito. Un secondo blogger, colpevole di aver reso leso il prestigio della signora con un fotomontaggio, si è ritrovato la polizia a casa. Figurarsi, ognuno si comporta come vuole. Questa signora avrà forse qualcosa a che fare con la sinistra e con l’ecologia, certo la libertà nemmeno sa dove stia di casa. Ma sono affari suoi e dei malcapitati che incorrono nelle sue ingiuste ire. Però la sinistra politica magari potrebbe fare lo sforzo di farci sapere se concorda con questa visione della libertà. Tanto per regolarci e capire se da quella parte c’è ancora vita oppure è un camposanto.
Andrea Colombo da Gli Altri


