Cipro espelle l’equipaggio solidale di Sailing to Gaza

di Massimiliano Sfregola

Gli attivisti di Sailing to Gaza volevano unirsi alla Global Sumud Flotilla: fermati e allontanati

«Domani mattina vi scorteremo a 12 miglia nautiche dalla costa per assicurarci che non vi dirigiate verso Gaza. Poi andrete verso ovest, lontano da Cipro. D’accordo?». Così dice, in inglese con un marcato accento greco-cipriota, un agente in un video che circola sui social media. Lo hanno filmato di straforo attivisti del gruppo Sailing to Gaza mentre erano in stato di fermo a Cipro. Partiti dalla Germania e imbarcati a Rodi con una nave piena di viveri e medicinali, ufficialmente non sono parte della Global Sumud Flotilla ma intendono proseguire con loro.

«Avevamo già avuto problemi con le autorità portuali a Rodi – ci racconta Alex, membro di un collettivo femminista di attivisti di origine ecuadoregna con sede a Berlino – ma non ci aspettavamo di essere fermati e bloccati come è successo a Cipro». L’imbarcazione di Sailing to Gaza, composta da quattro persone, si trova ora ad Alanya, in Turchia, dopo che la capitaneria di porto cipriota li ha espulsi dal paese e costretti a cambiare rotta: «Quando siamo arrivati vicino a Coral Bay, nella zona di Paphos (sud-est dell’isola), siamo stati fermati dalla polizia portuale. Ci hanno fatto sbarcare per effettuare controlli».

Il piano degli attivisti era di rimanere a Cipro alcuni giorni per motivi tecnici e di pianificazione: il capitano doveva rientrare e il gruppo pensava di aspettare lì il suo sostituto. Le cose hanno preso una piega inaspettata. Secondo Alex, il problema sarebbero stati i loro passaporti: i quattro sono cittadini tedeschi di minoranze etniche. «Io sono nata in Ecuador ma ho la cittadinanza tedesca. Per la polizia però, i miei documenti non erano in regola». Non solo: la polizia greco-cipriota avrebbe messo in discussione anche la documentazione dell’imbarcazione: «La barca è di proprietà del capitano, acquistata per questa azione. Tutto è trasparente».

Secondo Alex, gli agenti sarebbero saliti a bordo inizialmente senza autorizzazione: «Alla fine il capitano ha concesso la perquisizione dell’imbarcazione e loro hanno provato a sequestrare i medicinali che vogliamo portare a Gaza, anche se alla fine, per mancanza di basi legali, hanno desistito». Dopo una notte a Paphos, con l’imbarcazione sotto sequestro, la guardia costiera li ha lasciati partire il 13 settembre. Ma non senza condizioni: «Eravamo circondati da molti agenti, non abbiamo idea di chi fossero né del perché non ci lasciassero salpare – prosegue l’attivista ecuadoregna-tedesca – Non volevano che li filmassimo e si sono limitati a dirci: se andate verso Gaza sarete arrestati. Quindi fate il pieno di gasolio e provviste, se ne avete bisogno, e poi abbandonate Cipro».

L’unica opzione era virare sulla Turchia: attraverso i social media hanno lanciato un appello e l’arrivo ad Alanya, la zona costiera adiacente a Cipro, è avvenuto senza ulteriori problemi. Nicosia, anche in forza dell’alleanza di ferro con Israele, ha in vigore misure per impedire alle navi umanitarie di arrivare a Gaza? Le autorità per ora rimangono in silenzio.

*da il manifesto

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