Questa mattina ci ha lasciato Anubi D’Avossa Lussurgiu.
Scriverlo ci sembra impossibile. Ci sono persone che attraversano la nostra vita lasciando un segno profondo. E poi ci sono persone come Anubi, che diventano parte della nostra storia, della nostra identità collettiva, del nostro modo di guardare il mondo.
Per noi dell’Osservatorio Repressione, Anubi è stato tutto questo.
È stato un compagno, un fratello. È stato uno degli uomini più lucidi, brillanti e straordinariamente intelligenti che abbiamo avuto il privilegio di conoscere. Ha fatto parte del nostro collettivo e ha contribuito in modo decisivo alla sua riorganizzazione, in anni difficili, quando c’era bisogno di idee, di coraggio, di ostinazione. E lui di tutto questo ne aveva in abbondanza.
Anubi era un composto irripetibile di intelligenza raffinata e follia spregiudicata, di cultura sterminata e leggerezza, di sensibilità e azzardo, di visione e vitalità. Era capace di immaginare ciò che gli altri ancora non vedevano, di trovare connessioni inaspettate, di aprire strade nuove.
Era il più geniale, il più colto, il più imprevedibile, il più eccezionale. E soprattutto era uno di quelli che non si tiravano mai indietro.
Ci hai lasciato a venticinque anni da Genova 2001. Forse non è un caso.
Perché Genova è stata il luogo dove una generazione ha imparato il significato della parola repressione, ma anche quello della parola dignità. È stato il luogo in cui abbiamo imparato che esistono ragioni che non possono essere abbandonate.
Tu sei stato tra quelli che quelle ragioni le hanno difese sempre. Con ostinazione, con passione, con intelligenza. Le hai custodite quando sembravano fuori moda, le hai tenute vive quando tanti le avevano dimenticate.
Luglio è davvero il nostro mese più crudele. Luglio si è preso Carlo Giuliani. Luglio si è portato via pezzi della nostra giovinezza, delle nostre illusioni e delle nostre speranze. E oggi luglio si prende anche te, il migliore nel sostenere quelle ragioni, nel ricordarci ogni giorno che non bisogna mai smettere di schierarsi dalla parte degli ultimi, degli oppressi, dei ribelli.
Questa morte ingiusta ci lascia sgomenti.
Continuiamo a immaginarti comparire all’improvviso in qualche corteo, in una manifestazione, in un’assemblea, con il tuo lungo impermeabile nero da Matrix, il tuo sorriso ironico e quella capacità unica di trasformare ogni incontro in un’avventura umana e politica.
Ci rifiutiamo di pensare che non accadrà più. Perché le persone come te non se ne vanno davvero.
Restano nei libri che ci hanno fatto leggere, nelle idee che ci hanno regalato, nelle lotte che abbiamo condiviso, nelle amicizie che hanno saputo costruire, nelle risate, nelle notti infinite passate a discutere del mondo e di come cambiarlo.
Ci hai lasciato troppo presto, compagno. E non basteranno le nostre lacrime a colmare il vuoto che lasci.
Ma se una cosa ci hai insegnato è che la memoria non è nostalgia. È responsabilità. È continuare il cammino.
Per questo continueremo a cercarti nelle piazze, nelle lotte, nei sogni ostinati che ancora ci tengono in piedi.
E continueremo a portare con noi un pezzo della tua intelligenza, della tua generosità e della tua irriverenza.
A pugno chiuso, caro Anubi.
Ci mancherai immensamente. Un abbraccio a Silvia, Antonio e Milo
Le compagne e i compagni di Osservatorio Repressione
L’Associazione Pantera 90 Archivio ha fatto partire una raccolta fondi da destinare alla famiglia, si può inviare un bonifico intestato a Pantera 90 Archivio con causale “Anubi” all’IBAN IT78C0760103200001078549811
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