di Rete liberi/e di lottare – fermiamo il ddl 1660
Criminalizzare il dissenso: nella relazione di Piantedosi in Parlamento, le lotte sociali sono un problema “ordine pubblico”, mentre cresce la repressione contro movimenti, sindacati e solidarietà internazionale.
Nella usuale “relazione sull’attività delle forze di polizia, sullo stato dell’ordine e della sicurezza pubblica e sulla criminalità organizzata” di fine anno – in riferimento al 2024- Marcello Piantedosi, attuale guida del Viminale, nonché uno dei tre firmatari dell’ex ddl 1660, poi divenuto decreto e successivamente legge, ha richiamato in più passaggi la Rete “libere di lottare, fermiamo il ddl 1660”, nata nel luglio del 2024 dopo alcuni episodi repressivi riguardanti sindacalisti e attivisti impegnat3 nelle lotte contro il genocidio e l’escalation bellica.
A seguito di quegli accadimenti, quasi 200 tra organizzazioni politiche e sindacali, collettivi e comitati, reti ed associazioni, hanno dato il via alla prima Rete nazionale contro il disegno legge – liberticida e da stato di polizia – 1660.
Non ci stupisce che si parli di una iniziativa di lotta, larga e trasversale come la nostra, in una relazione del Ministro degli Interni: le forze parlamentari, di ogni colore e posizionamento, relegano a problemi di ordine pubblico e sicurezza il dissenso alle politiche di sfruttamento, belliciste, autoritarie e filo padronali dell’attuale esecutivo; lo stesso viene fatto per l’opposizione – reale e dal basso – alla postura poliziesca di tutti gli organismi dello Stato (da qui la decisione collettiva di modificare con l’attuale nome la denominazione della Rete – libere di lottare contro lo stato di guerra e polizia – una volta che il pacchetto sicurezza è divenuto legge, nel giugno di quest’anno).
Tolte le solite categorizzazioni, utili a politici e media di regime per inquadrare e allo stesso tempo screditare e depoliticizzare chi si organizza e lotta contro lo status quo, rivendichiamo il quadro d’insieme composto dal titolare del Viminale nel descrivere il lavoro della Rete che – meglio ribadirlo ancora una volta – continuerà nel suo compito di opporsi allo stato di guerra e polizia in cui ormai viviamo.
Quanto alla “violenza” che torna sovente: gli unici violenti siete voi, governanti e sfruttatori che, per il benessere di pochi, state trascinando l’intera umanità nel baratro più buio. Non resteremo a guardare in silenzio, rassegnati ed indifferenti, proveremo sempre più ad unire le forze a livello internazionale per cancellare la barbarie capitalista in ogni sua forma.
Prima di riportare – virgolettate – le dichiarazioni di Piantedosi, volevamo cogliere l’occasione per salutare e abbracciare chiunque si trovi sottopost3 a misure cautelari per le lotte di quest’anno contro l’infamia sionista, lo stato di guerra e di polizia: siamo con voi, vi vogliamo bene, non mollate. Un pensiero collettivo a chiunque si trovi reclus3 nelle carceri e nei Cpr: tutti liberi, tutte libere! Continueremo a lottare per una società senza più sfruttat3 né sfruttatori.
“Dall’attività info-investigativa è emerso il consolidamento di un fronte comune di mobilitazione contro l’approvazione del D.D.L. 1660 che, prevedendo – tra l’altro – nuove fattispecie di reato per fatti commessi in occasione di manifestazioni pubbliche, viene bollato dai movimenti antagonisti come uno strumento di repressione delle lotte. In tale ottica la campagna di mobilitazione ed opposizione a tale provvedimento legislativo ha rappresentato un importante fattore aggregativo di tutte le campagne di contestazione riconducibili non solo all’estremismo di sinistra ma anche al mondo dell’associazionismo e del sindacalismo.
Tutte le realtà antagoniste impegnate nella campagna in argomento sono confluite nella “RETE LIBERI/E DI LOTTARE – FERMIAMO IL DDL 1660”, nell’ambito della quale sono stati promossi numerose assemblee ed incontri di coordinamento in vista delle varie manifestazioni.
L’attacco alla Magistratura, alle forze dell’ordine ed al sistema penitenziario costituisce da sempre uno dei principali ambiti di lotta delle frange insurrezionaliste.
La mobilitazione – che spesso assume respiro internazionale – si caratterizza per la peculiare radicalità e violenza, soprattutto in concomitanza con operazioni di polizia che conducono all’arresto di militanti d’area o con esiti processuali che determinano condanne detentive nei confronti dei sodali
Nel corso del 2024 è rimasta costante l’attenzione delle compagini libertarie verso la campagna di lotta in argomento e in solidarietà ai compagni detenuti“.
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