Carlo Nordio e il caso Almasri: il Guardasigilli che sfugge da codardo al giudizio

di Luigi Mollo

Nel cuore delle istituzioni italiane si è consumato un episodio che solleva interrogativi profondi sul rapporto tra giustizia e potere politico. Il protagonista è Carlo Nordio, ministro della Giustizia, che insieme al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e al sottosegretario Alfredo Mantovano, è stato al centro del cosiddetto caso Almasri. Un caso che, al di là delle sue implicazioni giuridiche, ha assunto i contorni di una vicenda simbolica: quella di un potere che sembra potersi sottrarre al giudizio della giustizia stessa.Tutto ha inizio con l’arresto in Italia del generale libico Osama Almasri, ricercato dalla Corte Penale Internazionale per crimini gravissimi, tra cui torture e omicidi. Invece di essere consegnato alla giustizia internazionale, Almasri viene rimpatriato in Libia su un volo di Stato, con il coinvolgimento diretto di esponenti del governo italiano. Il Tribunale dei ministri ha quindi chiesto l’autorizzazione a procedere contro Nordio, Piantedosi e Mantovano per reati che vanno dall’omissione di atti d’ufficio al favoreggiamento, fino al concorso in peculato.

Il voto della Camera: la giustizia si ferma davanti al Parlamento

Il 9 ottobre 2025, la Camera dei Deputati ha respinto la richiesta di autorizzazione a procedere. Con 251 voti contrari per Nordio, 256 per Piantedosi e 251 per Mantovano, il Parlamento ha blindato i suoi uomini, impedendo alla magistratura di fare il proprio corso. Un voto che ha visto anche alcuni franchi tiratori dell’opposizione schierarsi con la maggioranza, alimentando sospetti e polemiche. In questa vicenda, Nordio appare come un saltimbanco della giustizia: da ex magistrato a ministro che si sottrae al giudizio dei suoi ex colleghi, da garante della legalità a protagonista di una manovra politica che ha impedito l’accertamento della verità giudiziaria. Il caso Almasri non è solo una questione di diritto, ma un banco di prova per la tenuta democratica del Paese. Quando chi dovrebbe garantire la giustizia si rifugia dietro lo scudo dell’immunità parlamentare, la fiducia dei cittadini nelle istituzioni vacilla.

Il processo non ci sarà. Ma il giudizio politico e morale resta aperto.

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