di Luigi Mollo
Padova, detenuto suicida. Era nell’elenco dei reclusi da trasferire. Il Garante: “Decisioni amministrative che cancellano anni di lavoro e colpiscono i più fragili”
Un uomo di 74 anni si è tolto la vita nel carcere Due Palazzi di Padova. Un gesto estremo che riporta sotto i riflettori un sistema penitenziario sempre più fragile, schiacciato da scelte amministrative che – secondo il Garante dei detenuti Antonio Bincoletto – stanno smantellando anni di lavoro trattamentale.
Bincoletto non usa giri di parole: le recenti decisioni del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria stanno producendo effetti devastanti, soprattutto sui detenuti più vulnerabili. L’anziano che si è suicidato avrebbe dovuto essere trasferito insieme agli altri reclusi della sezione di alta sicurezza, destinata a essere declassata a media sicurezza. Una riorganizzazione che, denuncia il Garante, rischia di trasformarsi in un’operazione di puro sovraffollamento: venticinque celle singole che presto ospiteranno almeno il doppio delle persone.
Negli ultimi mesi, anche a Padova, il regime detentivo si è irrigidito e le attività trattamentali si sono ridotte. Un arretramento che ha minato l’equilibrio psicologico di molti reclusi. La situazione è esplosa quando, due giorni fa, è arrivata la comunicazione improvvisa del trasferimento dell’intera sezione. Una decisione calata dall’alto, senza preavviso né valutazioni individuali.
«Non tutti hanno reagito allo stesso modo», osserva Bincoletto, lasciando intendere che la tragedia non è stata un fulmine a ciel sereno. E punta il dito contro il DAP: «Quando si trattano le persone come pacchi da spostare, non ci si può aspettare che tutti reggano allo stesso modo».
Il Garante richiama l’attenzione soprattutto sui detenuti anziani, come l’uomo di 74 anni che ha perso la vita. Persone che hanno trascorso decenni dietro le sbarre e per le quali un trasferimento significa ricominciare da zero: nuova osservazione, permessi da riconquistare, attività da attendere – sempre che esistano posti disponibili. Un carico insostenibile per chi ha superato i settant’anni.
La critica si allarga al ministro della Giustizia Carlo Nordio e all’intero esecutivo: «Dove sono finiti i proclami? Questo Governo sta facendo di tutto per attirare su di sé la vergogna di un Paese che rischia di non potersi più definire civile».
Per Bincoletto, la direzione intrapresa è chiara e pericolosa: un sistema che rischia di trasformarsi in una “discarica sociale”, dove sovraffollamento e assenza di percorsi individualizzati alimentano disagio, isolamento e disperazione.
La morte del 74enne, conclude il Garante, è «un campanello d’allarme che non può essere ignorato». Un segnale drammatico in un contesto già segnato da un numero crescente di suicidi e situazioni di sofferenza estrema. Un monito che interroga la responsabilità delle istituzioni e la tenuta stessa del concetto di civiltà giuridica nel Paese.
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