Camerun: tre milioni di persone soffrono la fame e non si placa la piaga del femminicidio

Stando ai dati ufficiali dell’epoca (2018), in Camerun, almeno il 15,4% della popolazione soffriva già la fame. E in particolare il 31,7% dei bambini con meno di cinque anni, i più fragili, maggiormente esposti e a rischio e in in 54 giorni erano state assassinate 16 donne (tra cui alcune giovanissime).

di Gianni Sartori

Recentemente in questo articolo avevo espresso la mia perplessità per la risonanza data all’incremento dell’esportazione vinicola italica in Camerun.

Anche da fonti che (in teoria almeno) si occupano (o dovrebbero occuparsi stando a quanto dichiarano) seriamente di diritti umani, questioni ambientali, diritti dei popoli… in Africa.

Ora vengo informato del fatto che – sempre in Camerun – si contano più di 3 milioni di persone in situazione di crisi alimentare (altrove definita “insicurezza alimentare” ma non cambia di molto).

In soli tre anni sarebbero passati da 2,6 milioni a oltre 3 milioni (dati marzo 2023).

Tra le cause principali, un aumento significativo dei prezzi delle derrate alimentari. Dovuto (riprendo dalla stampa locale) “all’insicurezza civile, alla situazione economica internazionale e al cambiamento climatico”.

Pensiamo soltanto alle conseguenze delle endemiche guerre a bassa (relativamente “bassa”) intensità con i conseguenti spostamenti forzati (“migrazioni interne”) delle popolazioni.

Oltre – scontato segnalarlo – ai vari disastri ambientali come la siccità e le inondazioni.

Non solo in Camerum ovviamente. Stando ai dati recentemente diffusi dall’UNICEF, sarebbero circa 970 000 i bambini di età inferiore ai cinque anni destinati quest’anno a soffrire di una grave forma di malnutrizione in alcuni paesi del Sahel, ossia Burkina Faso, Mali e Niger.

Un problema che in questo momento sembra colpire soprattutto le popolazioni dell’Africa dell’Ovest.

Niente di nuovo comunque.

Se – restando sul “pezzo”, ossia in Camerun – facciamo un piccolo passo indietro (solo cinque anni) vediamo che già nel 2018 i Ministeri dell’Agricoltura, dello sviluppo rurale, dell’allevamento e della pesca ipotizzavano per oltre due milioni e trecentomila abitanti del Camerun il rischio concreto di precipitare nella “insicurezza alimentare”.

Stando ai dati ufficiali dell’epoca (2018) almeno il 15,4% della popolazione soffriva già la fame. E in particolare il 31,7% dei bambini con meno di cinque anni, i più fragili, maggiormente esposti e a rischio.

Sia nelle regioni del nord (dove imperversavano le milizie di Boko Haram), dell’est (dove si ripercuotevano i problemi di instabilità del Centrafrica) e in quelle anglofone dell’ovest (dove periodicamente si riaccendono istanze autonomiste-separatiste).

Se da allora qualcosa è cambiato (nonostante gli sforzi del governo per rinforzare, modernizzare le “filiere” del riso, delle cipolle, delle patate, delle banane, della palma da olio…) probabilmente è stato in peggio.

Ma sono anche altre le problematiche che affliggono il Camerun (per quanto queste siano di natura planetaria, universale). Un recente studio (novembre 2022) delle Nazione Unite calcolava che mediamente in Africa cinque donne su 200mila all’anno vengono uccise dai familiari.

E in Camerun va ancora peggio.

Un recente articolo del quotidiano specializzato la Griote quantificava che in 54 giorni erano state assassinate 16 donne (tra cui alcune giovanissime).

Alcuni dei casi riportati avevano suscitato indignazione nell’opinione pubblica e nella “Rete”.

Il 12 aprile a Mokolo una donna, un’insegnante, era stata assassinata dal marito lasciando otto figli.

Sempre in aprile un’altra donna di 32 anni (madre di tre figli) veniva uccisa e decapitata davanti ai familiari sconvolti.

Tra i casi recenti più drammatici, inquietanti (e su cui non si è ancora potuto far chiarezza), la contemporanea uccisione di sei sorelle. Un sospetto arrestato dalla polizia si sarebbe poi impiccato in cella lasciando all’oscuro sulle dinamiche del molteplice femminicidio.

Secondo l’Associazione di Lotta contro le Violenze alle Donne, in Camerun “i casi noti di femminicidio di questi primi mesi del 2023 segnalano un aumento”. Non solo. Le modalità di tali uccisioni sarebbero sempre più atroci.

Non sarebbero emerse particolari modalità per quanto riguarda l’età, l’etnia o lo status sociale delle vittime. Ricorrente invece il fatto che la mano assassina sia quella di un parente. In genere il marito, un compagno o un ex convivente.

E qui per il momento vorrei chiudere. Mi chiedo solo se in contesto del genere promuovere la “cultura” (si fa dire) del vino sia “cosa buona e giusta” (oltre che proficua economicamente). O invece non sia piuttosto riprovevole. Bella domanda….

Osservatorio Repressione è un sito indipendente totalmente autofinanziato. Puoi sostenerci donando il tuo 5×1000 e darci una mano a diffondere il nostro lavoro ad un pubblico più vasto e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram