Brescia multa la solidarietà con Gaza: 1.160 euro all’USB per un gazebo in piazza


Il Prefetto respinge il ricorso dell’USB e conferma una sanzione da 1.160 euro per un presidio in solidarietà con Gaza. Il sindacato denuncia un attacco alla libertà di manifestazione e un nuovo passo verso lo Stato di polizia

Un gazebo per Gaza in una piazza pedonale. Una multa da 1.160 euro. Un ricorso dichiarato inammissibile dal Prefetto. È quanto accaduto a Brescia all’Unione Sindacale di Base, colpita da tre raccomandate con cui viene confermata la sanzione inflitta dal Comune per un presidio organizzato nell’ottobre 2025, dopo il primo assalto israeliano alla Global Sumud Flotilla.

La vicenda rappresenta uno dei primi esempi concreti di come il clima repressivo che accompagna i nuovi decreti sicurezza stia producendo effetti ben oltre i cortei e le manifestazioni di piazza. A finire nel mirino, questa volta, è stato un semplice punto informativo allestito nel centro cittadino per denunciare quanto stava accadendo in Palestina e per esprimere solidarietà alla popolazione di Gaza.

Secondo quanto denunciato dall’USB, la motivazione della sanzione sarebbe particolarmente paradossale. Il gazebo avrebbe infatti “intralciato il traffico” in piazza Paolo VI, una zona pedonale del centro storico dove il traffico veicolare non esiste. Un elemento che il sindacato considera sufficiente a dimostrare l’inconsistenza dell’intero provvedimento.

Ancora più grave appare il rigetto del ricorso. Il Prefetto ha infatti dichiarato l’impugnazione inammissibile senza entrare nel merito della questione, confermando integralmente la sanzione. Una decisione che, secondo il sindacato, trasforma una misura amministrativa in uno strumento di intimidazione politica.

La questione non riguarda soltanto una multa. Riguarda il diritto stesso di manifestare, informare e prendere posizione su questioni politiche e internazionali. Negli ultimi mesi migliaia di persone in tutta Italia sono scese in piazza contro il genocidio in Palestina, contro il sostegno politico e militare garantito dai governi occidentali a Israele e contro la repressione delle mobilitazioni solidali. Parallelamente sono aumentate le sanzioni amministrative, le denunce, i fogli di via, le richieste di sorveglianza speciale e i procedimenti giudiziari contro attivisti, sindacalisti e movimenti sociali.

Per l’USB la vicenda bresciana rappresenta un caso emblematico di questa tendenza. «A Brescia i decreti antidemocratici del governo Meloni sono entrati in vigore prima ancora di essere approvati dal Parlamento», afferma il sindacato, denunciando una responsabilità condivisa tra Questura, Prefettura e amministrazione comunale nel restringere progressivamente gli spazi di agibilità democratica.

L’aspetto più inquietante è proprio la normalizzazione di questi strumenti. Colpire economicamente chi manifesta, imporre multe da migliaia di euro per iniziative pubbliche e presidi politici, significa rendere sempre più costoso l’esercizio di diritti costituzionalmente garantiti. È una forma di repressione che non passa necessariamente attraverso arresti o processi, ma attraverso il ricatto economico e amministrativo.

Negli ultimi anni il diritto penale e quello amministrativo sono stati progressivamente utilizzati come strumenti di governo del conflitto sociale. Lo dimostrano le norme contro i blocchi stradali, le sanzioni per le manifestazioni non preavvisate, i fogli di via, i Daspo urbani e le nuove misure introdotte dal decreto sicurezza. L’obiettivo appare sempre più quello di scoraggiare la partecipazione e limitare la capacità dei movimenti di organizzarsi e rendersi visibili nello spazio pubblico.

Per questo motivo l’USB annuncia che proseguirà la battaglia nelle sedi giudiziarie e promuoverà iniziative pubbliche contro quello che definisce il dilagare dello Stato di polizia. Una battaglia che, secondo il sindacato, non riguarda soltanto i propri iscritti ma tutte le persone che continuano a mobilitarsi per i diritti sociali, contro la guerra e in solidarietà con il popolo palestinese.

La multa inflitta per un gazebo a sostegno di Gaza assume così un significato che va oltre il singolo episodio. Diventa il simbolo di una stagione politica in cui il dissenso viene sempre più spesso trattato come un problema di ordine pubblico e in cui la solidarietà internazionale rischia di trasformarsi in un comportamento da punire.


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