Bologna, Pilastro sotto sgombero: polizia contro il quartiere che difende il suo parco

All’alba camionette e poliziotti in assetto antisommossa al parco Mitilini Moneta Stefanini: sei persone portate in Questura e un ferito. Il comitato Mu.Basta accusa il Comune: “Risponde con la forza a chi chiede dialogo”

All’alba di lunedì 2 marzo il parco Mitilini Moneta Stefanini, nel quartiere Pilastro di Bologna, si è svegliato circondato dalle camionette. Una decina dentro l’area verde, altrettante a presidiare le vie d’accesso. Agenti in tenuta antisommossa, tende rimosse, persone tirate giù dagli alberi dove avevano passato la notte per impedire l’abbattimento. È così che è arrivata la risposta istituzionale a una mobilitazione che va avanti da dicembre 2025 contro il progetto MuBa, il nuovo intervento di “riqualificazione” voluto dal Comune e finanziato con fondi Pnrr.

Il bilancio della mattinata è pesante: sei persone portate in Questura – una ammanettata – e un’altra rimasta ferita, tanto da richiedere l’intervento dell’ambulanza. Il presidio permanente non si è sciolto: si è spostato davanti alla biblioteca del Pilastro, di fronte al cordone di polizia. Un altro presidio si è formato davanti alla Questura di piazza Roosevelt, dove sono stati condotti i fermati.

«Questa è la lotta simbolo di un intero quartiere che si riappropria del parco. Il taglio degli alberi è stato straziante», racconta Laura Pasotti, portavoce del comitato Mu.Basta, intervenuta anche ai microfoni di Radio Onda d’Urto. Il comitato contesta il progetto MuBa, ritenuto invasivo e capace di snaturare un’area vissuta quotidianamente da residenti e famiglie.

Da quando è iniziata l’occupazione, il parco è diventato uno spazio di socialità attiva: lezioni di yoga e muay thai, laboratori per bambini, pranzi condivisi. «Da quando il parco è stato liberato è più vivo che mai – spiega Pasotti –. I residenti si sono riappropriati di questo spazio verde. Qui stiamo difendendo un’idea di comunità e socialità che un progetto come il MuBa distruggerebbe».

Il conflitto è esploso in modo evidente con l’arrivo degli operai incaricati di abbattere gli alberi. «Per molti di noi è stato doloroso. Alcuni residenti vivono al Pilastro dagli anni Sessanta e hanno visto piantare quegli alberi. Sentire le motoseghe per tutto il giorno è stato straziante», racconta la portavoce. Il parco non è soltanto un’area verde: è memoria, relazione, identità collettiva.

Venerdì scorso l’assessore comunale Daniele Ara aveva dichiarato che «non dialogheremo con chi, in maniera violenta, impedisce a un cantiere pubblico di potersi sviluppare». Una posizione netta, che ha segnato il tono dello scontro. Ma dal comitato la lettura è opposta: «La violenza è arrivata con le istituzioni. Sono arrivati cento agenti in antisommossa e alcune persone sono state manganellate», replica Pasotti. Per Mu.Basta le accuse di violenza vengono “rispedite al mittente” e la richiesta resta la stessa: fermare il progetto e aprire un confronto reale.

Il nodo politico, infatti, è proprio questo: chi decide cosa sia “riqualificazione” e cosa invece distruzione di uno spazio di vita? Il Pilastro è un quartiere popolare con una storia complessa, spesso raccontato attraverso stereotipi. In questi mesi, però, la mobilitazione ha prodotto un’immagine diversa: famiglie, giovani, anziani, residenti di diverse nazionalità uniti attorno alla difesa di un bene comune.

«È come se i pilastrini si fossero risvegliati», dice Pasotti. Un risveglio che ha raccolto anche firme: circa mille sottoscrizioni contro il progetto MuBa da presentare in Comune. «Invitiamo chiunque voglia aiutarci a venire al parco per firmare».

L’ombra di un possibile sgombero definitivo aleggia sul presidio. «La paura c’è, ma non possiamo arrenderci adesso», ammette la portavoce. In un mese, sottolinea il comitato, è la seconda volta che il Comune invia la polizia contro i residenti mobilitati.

La vicenda del Pilastro racconta molto più di una controversia urbanistica. Racconta un conflitto sul significato dello spazio pubblico e sul diritto dei cittadini a partecipare alle scelte che trasformano il territorio. Racconta la distanza crescente tra istituzioni e comunità locali quando il confronto si interrompe e viene sostituito dall’ordine pubblico.

Mentre le motoseghe tagliano alberi piantati sessant’anni fa e le camionette presidiano un parco di quartiere, la domanda resta sospesa: può una “riqualificazione” essere davvero tale se nasce senza consenso e si impone con lo sgombero? Per il Pilastro la risposta, almeno per ora, è scritta sugli striscioni appesi alle recinzioni: «Queste difese servono a salvare il quartiere».

Ascolta la corrispondenza di Radio Onda d’Urto con Laura, del Comitato Mu.Basta, dal parco Mitilini Moneta Stefanini del quartiere Pilastro a Bologna. Ascolta o scarica

aggiornamento

Tre delle sei persone in stato di fermo questa mattina a Bologna, sono state adesso portate in carcere. Domani mattina ci sarà l’udienza per la convalida del fermo o il processo per direttissima. Nel frattempo, un presidio spontaneo si è formato di fronte la Questura e uno di fronte al Comune di Bologna, dove due persone sono riuscite a entrare e interrompere il consiglio comunale.

Nella serata di lunedi 2 marzo altre Cariche e lacrimogeni al parco Mitilini Moneta Stefanini a Bologna. Fermati due compagnx.

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