Bologna, fino a 30 mila euro di multe per chi contestò Lagarde

Tre attivistə dei Municipi Sociali rischiano sanzioni fino a 10 mila euro ciascunə per una manifestazione non preavvisata durante la visita della presidente della BCE. Il decreto sicurezza trasforma il diritto di protesta in rischio economico.

A Bologna tre attivistə dei Municipi Sociali rischiano fino a 10.000 euro di multa ciascunə per aver partecipato alla contestazione pubblica contro Christine Lagarde, presidente della Banca Centrale Europea, durante la sua visita in città dello scorso 5 marzo.

Le sanzioni arrivano in applicazione del nuovo decreto sicurezza, che ha modificato l’articolo 18 del Testo unico di pubblica sicurezza trasformando il mancato preavviso di una manifestazione da illecito penale a illecito amministrativo. Nella narrazione governativa la misura è stata presentata come una depenalizzazione. In realtà ha prodotto un drastico aumento delle sanzioni economiche: da poche centinaia di euro si può ora arrivare fino a 10 mila euro per singolo provvedimento.

Nel caso di Bologna il totale complessivo potrebbe toccare i 30 mila euro.

Il significato politico della vicenda è evidente. Tre persone vengono colpite economicamente per aver contestato una delle figure centrali del potere economico europeo. La Banca Centrale Europea incide direttamente su tassi d’interesse, mutui, costo del credito, inflazione e condizioni materiali di milioni di persone. Contestarne le scelte è pienamente legittimo dentro qualsiasi spazio democratico.

La risposta dello Stato non è il confronto, ma la punizione economica.

Il caso bolognese mostra in modo chiaro come funziona il nuovo impianto repressivo. Non sempre attraverso il processo penale, ma tramite strumenti amministrativi più rapidi, meno garantiti e molto più incisivi sul piano materiale.

Non decide immediatamente un giudice. Decide il prefetto, rappresentante del governo sul territorio, che entro trenta giorni dovrà stabilire l’importo definitivo della sanzione. Questo significa spostare la gestione del dissenso dal terreno della giurisdizione a quello dell’amministrazione.

Meno garanzie, più discrezionalità politica.

Le attivistə spiegano di aver convocato la mobilitazione pubblicamente attraverso i social network, come accade ormai per gran parte delle iniziative politiche e sociali contemporanee. Convocazioni rapide, reazioni immediate, organizzazione diffusa.

Il governo risponde colpendo proprio queste forme di partecipazione. Il messaggio è chiaro: si può manifestare solo se si rientra in tempi, modalità e percorsi compatibili con il controllo preventivo delle autorità.

La spontaneità politica viene trasformata in illecito.

Per questo la campagna lanciata dai Municipi Sociali, “0 euro signor Prefetto”, coglie il punto centrale. La questione non riguarda soltanto tre multe. Riguarda il prezzo imposto all’esercizio di un diritto costituzionale.

Se partecipare a una protesta può significare esporsi a sanzioni da migliaia di euro, molte persone rinunceranno non per mancanza di idee o di volontà, ma perché economicamente impossibilitate.

È così che si restringono gli spazi democratici oggi: non cancellando formalmente il diritto di manifestare, ma rendendolo troppo costoso da esercitare.

Quanto accade a Bologna riguarda quindi ben oltre tre attivistə. Riguarda studenti, lavoratori, sindacati, comitati territoriali, movimenti ambientalisti e chiunque domani scelga di scendere in piazza rapidamente davanti a una decisione politica o economica ritenuta inaccettabile.

Il punto finale è semplice: il decreto sicurezza non difende la libertà pubblica. La sottopone a una tariffa.

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