Atene, Prosfygika resiste: due scioperi della fame fino alla morte contro lo sgombero della comunità autogestita

Nel cuore di Atene due residenti della storica comunità autogestita di Prosfygika avviano uno sciopero della fame fino alla morte contro il piano di sgombero finanziato con fondi UE: in gioco il diritto alla casa, la memoria urbana e il futuro delle città europee.

Ad Atene si consuma in queste ore una delle vertenze urbane e sociali più drammatiche d’Europa. Nella storica comunità occupata di Prosfygika, nel cuore della capitale greca, la lotta contro il piano di sgombero e “riqualificazione” del quartiere è entrata in una fase estrema: dopo 86 giorni di digiuno di Aristotelis Chantzis, una seconda residente ha annunciato l’avvio di uno sciopero della fame fino alla morte.

È una scelta disperata e radicale, maturata dopo mesi di silenzio istituzionale. Nonostante l’aggravarsi delle condizioni fisiche di Chantzis e le ripetute richieste di dialogo, le autorità non hanno ancora revocato il progetto che minaccia di espellere circa 400 persone da uno degli esperimenti più longevi di autogestione urbana nel continente.

Il quartiere nato dai rifugiati, oggi comunità internazionale

Prosfygika non è un semplice complesso abitativo. È un luogo stratificato di memoria sociale e politica. Gli otto blocchi residenziali in stile Bauhaus furono costruiti negli anni Trenta per ospitare i profughi greci provenienti dall’Asia Minore dopo gli scambi di popolazione tra Grecia e Turchia.

Ancora oggi i muri conservano i segni dei combattimenti del dicembre 1944, preludio della guerra civile greca. Negli ultimi sedici anni, però, questo spazio storico si è trasformato anche in qualcosa di nuovo: una comunità autorganizzata che accoglie circa 400 residenti provenienti da 27 paesi.

Tra gli abitanti vi sono rifugiati, migranti, famiglie con bambini, anziani, persone in precarietà economica, militanti politici. Nel tempo sono nate strutture mutualistiche e servizi autogestiti: cucina comune, panificio, farmacia sociale, asilo, assemblee popolari, reti di sostegno sanitario. Nel 2025 la comunità ha persino aperto alloggi solidali per pazienti oncologici e familiari in cura nei vicini ospedali ateniesi.

Il progetto da 15 milioni di euro e il rischio gentrificazione

Al centro dello scontro vi è un accordo programmatico finanziato con 15 milioni di euro di fondi europei, firmato tra Ministero della Cultura, Regione dell’Attica e Servizio Pubblico per l’Impiego per la “riqualificazione” dell’area.

Secondo i residenti, dietro il linguaggio neutro della rigenerazione urbana si nasconde un classico processo di espulsione sociale: nessuna garanzia concreta di rialloggio, nessun riconoscimento dei legami costruiti nel quartiere, nessun coinvolgimento reale della comunità che vive e mantiene quegli edifici.

Per questo Prosfygika denuncia il rischio di una nuova ondata di gentrificazione nella capitale greca: spazi popolari trasformati in valore immobiliare, comunità sostituite da investimenti e turismo urbano.

Lo sciopero della fame come ultima frontiera

Il 5 febbraio 2026 Aristotelis Chantzis ha iniziato pubblicamente uno sciopero della fame. Dopo quasi tre mesi senza risposta, il suo stato di salute è descritto come critico dai medici solidali che lo seguono.

Parlano di complicazioni potenzialmente mortali: grave indebolimento fisico, perdita di peso, stress cardiovascolare crescente, compromissione metabolica. In assenza di interventi urgenti, il rischio per la vita è concreto.

La sua dichiarazione è netta:

Continuerò questo sciopero della fame finché non saranno raggiunti accordi chiari e concreti, o finché non morirò.

Il 1° maggio una seconda persona si unirà al digiuno. La comunità avverte che potrebbero seguire altre forme di escalation se il muro istituzionale resterà intatto.

Le richieste della comunità

Le rivendicazioni avanzate da Prosfygika sono tre:

  • annullamento immediato del contratto di riqualificazione;
  • garanzia che tutti i residenti possano restare nelle proprie case;
  • riconoscimento del diritto della comunità a restaurare gli edifici attraverso processi autorganizzati.

Gli abitanti sostengono di aver già dimostrato negli anni di saper curare e mantenere il complesso, e di aver presentato un proprio piano di recupero basato sull’autogestione e sull’uso sociale dello spazio.

Solidarietà ad Atene e nel mondo

La lotta ha ormai superato i confini del quartiere. Ad Atene si sono svolti presìdi davanti al consiglio comunale, grandi assemblee pubbliche e mobilitazioni partecipate da migliaia di persone.

Azioni di sostegno sono state segnalate anche a Salonicco, Patrasso e Heraklion. Sul piano internazionale, iniziative di solidarietà si sono svolte in Polonia, Serbia, Belgio, Francia, Germania, Italia, Spagna, Portogallo, Messico e Colombia.

Il caso Prosfygika sta diventando simbolo di un conflitto più ampio: chi decide il destino delle città? Gli abitanti o la rendita?

Una battaglia europea

Ciò che accade ad Atene parla anche ad altre metropoli europee. Ovunque la “riqualificazione” è spesso presentata come progresso inevitabile, mentre scarica i costi sociali sui più fragili: migranti, poveri, anziani, precari, comunità solidali.

Prosfygika rappresenta invece un’altra idea di città: case come diritto e non merce, memoria storica e mutuo soccorso al posto della speculazione, partecipazione invece di espulsione.

Per questo la scelta di due persone di mettere in gioco la propria vita non riguarda solo un isolato ateniese. È un grido politico che interroga l’Europa intera: quanta violenza istituzionale può nascondersi dietro la parola “sviluppo”?

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