Atene: Prosfygika la comunità che ha fermato lo sgombero


Il Comune di Atene riconosce la comunità e chiede l’annullamento del progetto di espulsione. La Commissione europea smentisce il governo greco: nessun finanziamento era stato approvato per la “riqualificazione”. Ma la mobilitazione continua per difendere una vittoria ancora fragile.

Dopo 140 giorni di sciopero della fame fino alla morte, la comunità autogestita di Prosfygika, nel cuore di Atene, ha annunciato una prima, straordinaria vittoria. Una vittoria costruita con la resistenza, la solidarietà internazionale e il sacrificio di due persone che hanno messo in gioco la propria vita per difendere una comunità di quattrocento abitanti minacciata dallo sgombero.

Il 24 giugno, Aristotelis Chantzis e Suzon Doppagne, membri della Comunità occupata di Prosfygika, hanno annunciato la sospensione del loro sciopero della fame, durato rispettivamente 140 e 55 giorni. La decisione è arrivata dopo una svolta politica inattesa: il Comune di Atene ha approvato una risoluzione che chiede al governo regionale dell’Attica e allo Stato greco di annullare il piano di sgombero e riconosce ufficialmente la Comunità di Prosfygika.

La risoluzione stabilisce inoltre che tutti i residenti potranno rimanere nelle loro case e accoglie la proposta della comunità per un restauro graduale e autogestito degli edifici.

Una svolta che rappresenta una clamorosa smentita della narrativa costruita negli ultimi mesi dalle autorità greche.

La Commissione europea smentisce il governo greco

A rendere ancora più significativa questa vittoria è arrivata, una settimana dopo, una seconda notizia destinata ad avere pesanti conseguenze politiche.

La Commissione europea, indicata per mesi come il soggetto finanziatore del piano di “riqualificazione”, ha infatti confermato l’assenza di qualsiasi finanziamento europeo per il progetto e ha riconosciuto l’illegittimità del piano di sgombero.

Nessun fondo europeo era mai stato concesso per l’operazione, contrariamente a quanto sostenuto dal governo regionale dell’Attica. Una rivelazione che getta un’ombra pesantissima sull’intera vicenda e alimenta le accuse della comunità, che da mesi denuncia irregolarità, opacità amministrative e l’utilizzo strumentale della retorica della rigenerazione urbana per giustificare l’espulsione dei residenti.

Una vittoria che non chiude il conflitto

A Prosfygika, però, nessuno parla di vittoria definitiva. Secondo le ultime dichiarazioni del governo di Kyriakos Mitsotakis, lo Stato greco non sembra intenzionato ad abbandonare completamente il progetto originario. Per questo la comunità continua a mantenere alta l’attenzione.

“Abbiamo vinto questa battaglia, ma è solo l’inizio”, spiegano gli internazionalisti che in queste ore si stanno mobilitando per raggiungere Atene.

L’esperienza di Prosfygika è infatti diventata qualcosa di più di una semplice vertenza abitativa. In questi mesi si è trasformata in un simbolo internazionale di resistenza alla gentrificazione, alla speculazione urbana e alla cancellazione degli spazi di autorganizzazione.

Per il governo greco, sostengono gli abitanti del quartiere, le comunità autogestite rappresentano un’anomalia politica da normalizzare. Per migliaia di persone in tutto il mondo, invece, Prosfygika è diventata la dimostrazione concreta che è possibile costruire forme di vita fondate sulla solidarietà, sul mutuo soccorso e sull’autogoverno.

La Brigata internazionalista attraversa i Balcani

Per difendere questa conquista è nata anche una nuova iniziativa di solidarietà internazionale. Attivisti provenienti da oltre otto paesi stanno organizzando una Brigata Internazionalista che attraverserà i Balcani per raggiungere Atene. Il viaggio partirà da Vienna e toccherà diverse città che in questi mesi hanno promosso iniziative a sostegno di Prosfygika: Lubiana, Belgrado, Sofia, Skopje e Salonicco.

L’obiettivo è raggiungere la comunità per contribuire alla ristrutturazione autogestita degli edifici storici e sostenere le ventidue strutture sociali che garantiscono assistenza e servizi a oltre quattrocento persone provenienti da ventisette paesi, tra cui cinquanta minori, anziani e persone affette da gravi patologie.

Ma c’è anche un’altra ragione: costruire una presenza internazionale capace di scoraggiare eventuali nuovi tentativi di sgombero durante l’estate.

Il prezzo della vittoria

La vittoria di Prosfygika ha però un costo umano enorme. Le condizioni di salute di Aristotelis Chantzis restano estremamente critiche. Dopo 140 giorni di digiuno, presenta insufficienze multiorgano e problemi respiratori. Il suo corpo porta i segni di una lotta condotta fino al limite estremo.

La sua storia, insieme a quella di Suzon Doppagne, entra oggi tra le pagine più intense delle lotte per il diritto alla casa e alla città in Europa.

Perché Prosfygika non ha difeso soltanto alcune abitazioni. Ha difeso l’idea che una comunità possa autorganizzarsi, prendersi cura dei più fragili, costruire solidarietà e opporsi alla trasformazione delle città in merci.

La prima battaglia è stata vinta. Ma la comunità di Prosfygika sa bene che nessuna conquista è definitiva. Per questo continua a ripetere il proprio motto: la lotta per la vita continua.



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