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Ancora venti di guerra in Siria del Nord. Rojava nel mirino

Dalle dichiarazioni ai dati di fatto: all’orizzonte una nuova invasione contro l’Amministrazione Autonoma della Siria del Nord-Est per distogliere l’attenzione dai problemi interni della Turchia. Dietro tutto c’è l’intesa tra Erdogan e Putin.

Talvolta parlando della difficile situazione dei Curdi in Rojava si evoca il classico “vaso di coccio” sbattuto tra quelli di ferro (tra Usa e Russia, tra Ankara e Damasco…) e destinato quindi a frantumarsi.

Dimenticando che se c’è qualche speranza per l’intera area di fuoriuscire (oltre che dai conflitti settari, dall’autoritarismo patriarcale, dagli integralismi etc…) dallo stretto controllo esercitato sia dalla potenze regionali che da quelle planetarie, è solo quella del progetto curdo di Confederalismo democratico.

Altro, almeno per ora, non si intravede sul fosco orizzonte.

In compenso stiamo probabilmente per assistere all’ennesimo voltafaccia (parlare di “tradimento” sarebbe forse eccessivo; in fondo Putin non ha mai garantito nulla o quasi ai curdi…) da parte di Mosca.

Sarebbero già in corso le trattative, da tempo ventilate e temute, con Ankara per consentire all’esercito turco di attaccare Kobane. In cambio le truppe di Erdogan dovrebbero lasciare a quelle russe il controllo di Ariha (provincia di Idleb),località posta lungo l’autostrada strategica M4.

Controllare Kobane per la Turchia significa stabilire una vera continuità territoriale nel nord della Siria. Dal cantone di Afrin fino a Kobane passando per Jarablous e Tall Abyad.

Stando a quanto riporta Middle East, la Russia conserverebbe una sua presenza a Kobane mentre la Turchia potrebbe impadronirsi delle zone circostanti in direzione della M4. L’autostrada sarebbe quindi controllata congiuntamente da Mosca e Ankara (a cui verrebbe affidata anche la sicurezza della base di Sarrine) mentre spetterebbe ai russi garantire un ulteriore ritiro verso sud delle YPG (quelle YPG, non dimentichiamolo, che dal 2014 hanno svolto un ruolo determinante nella lotta contro lo stato islamico pagando un prezzo altissimo per numero di caduti).

Facile immaginare quanta inquietudine serpeggi ora nella popolazione che è a conoscenza di quanto avviene nei territori del nord-est della Siria già occupati dalla Turchia e dalle milizie sue alleate: saccheggi, rapimenti, uccisioni extragiudiziarie, sparizioni, torture, stupri…

E gli USA?

L’amministrazione statunitense (sempre più improbabile anche nel ruolo di “convitato di pietra”) avrebbe inviato dei convogli di vario genere per sostenere le FDS (Forze democratiche siriane, la coalizione arabo-curda). Contravvenendo quindi alle ripetute richieste di sospendere gli aiuti inoltrate da Erdogan. Meglio che niente.

Gianni Sartori

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