di Luca Celada*
Vengono impiegati per dare la caccia ai migranti negli Usa, «acquisire bersagli» in scenari di guerra e sono alla base dei progetti postbellici di Israele e Casa bianca per la Palestina. I sistemi di sorveglianza forniti dalla società Palantir usano l’intelligenza artificiale in chiave tecno-totalitaria. E non conoscono confini
Una inchiesta della Associated Press ha rivelato recentemente il livello di automazione di cui si avvalgono le operazioni condotte dalla Us Border Patrol. L’agenzia per la “difesa dei confini” è fra le più aggressive della costellazione di enti preposti alla «grande deportazione». Sebbene abbia tradizionalmente avuto giurisdizione sui valichi di confine ed entro le prime 100 miglia dalle frontiere nazionali, come parte dell’apparato anti immigrazione costituito dall’amministrazione Trump, gli agenti Usbp sono in prima linea nelle operazioni paramilitari di rastrellamento di lavoratori «clandestini» nelle città Usa e su tutto il territorio nazionale. Per citare il comandante Gregory Bovino, «Andiamo dove cazzo ci pare, quando cazzo ci pare!”.
L’INCHIESTA della Ap ha rivelato come la Usbp sia anche impegnata nella sorveglianza su larga scala della popolazione attraverso il monitoraggio degli «schemi di guida» degli automobilisti.
Attraverso una rete capillare di telecamere, la Usbp controllerebbe indiscriminatamente i tragitti di autovetture tramite l’identificazione delle targhe e un sistema che segnala automaticamente percorsi «anomali». Individuati i comportamenti «sospetti» in base a origine, destinazione, percorso prescelto e altri parametri, la segnalazione viene trasmessa ad agenti che fermano la vettura in questione con un pretesto, sottoponendo il conducente a interrogatorio e possibile perquisizione.
La procedura sarebbe in aperta violazione del quarto emendamento della costituzione Usa che impone una «probabile causa» per il fermo, a tutela dalle «ricerche irragionevoli».
Il sistema è predicato sulla massiccia capacità di reperire e analizzare dati in tempo reale. A luglio il governo ha annunciato un appalto di 170 milioni di dollari alla Palantir per la fornitura e gestione di intelligenza artificiale per la sorveglianza e il «controllo predittivo» dell’immigrazione non autorizzata. Il coinvolgimento dell’azienda è una finestra sulla convergenza fra regime Trump ed oligopolio tech in un’ottica autoritaria.
LA PALANTIR è la società fondata da Peter Thiel, ex socio di Elon Musk e patriarca dei neoconservatori di Silicon Valley (nonché sponsor politico di JD Vance). Sotto la direzione del Ceo Alex Karp, l’azienda persegue da anni il primato nel settore dell’intelligenza artificiale applicata, sviluppando sistemi di analisi automatica di dati per esercito e polizia. I software della Palantir per «l’integrazione ed analisi di dati» sono denominati Gotham per le applicazioni militari e di intelligence e Foundry per quelle commerciali e di amministrazione civili. In entrambi i casi si tratta comunque di algoritmi che permettono l’analisi e il raffinamento di quantità massicce di dati permettendo di individuare dinamiche anche in chiave predittiva, che anticipa e prevede cioè mosse nemiche e fenomeni criminosi.
LO SCENARIO DISTOPICO della Ia applicata a guerra e controllo sociale ha trovato alcune prime applicazioni sperimentali in selezionati corpi di polizia americani per beneficare poi della guerra ucraina, che lo stesso Karp ha definito di infinito valore per la ricerca e sviluppo di applicazioni belliche dell’azienda. I sistemi Palantir sono stati usati anche dalle Idf a Gaza, per l’«acquisizione di bersagli» nella Striscia.
Alex Karp è un convinto sionista che ha a più riprese perorato il ruolo delle aziende di Silicon Valley a fianco di Israele e più generalmente a servizio di una supremazia geopolitica occidentale. Con l’immigrazione e gli appalti ricevuti dall’amministrazione i sistemi di sorveglianza totale Palantir diventano ora operativi a tutti gli effetti su suolo americano, senza alcuna normativa o controllo. Uno dei decreti esecutivi di Trump, ad esempio, vieta espressamente agli stati di emettere regolamentazioni in materia di intelligenza artificiale, settore ritenuto essenziale per la «sicurezza nazionale» e la corsa agli armamenti col rivale cinese.
IN QUEST’OTTICA gli appalti alla società sono stati concessi dal governo senza supervisione o dibattito parlamentare. A settembre, è stato annunciato un ulteriore incarico del valore di 30 milioni di dollari, per la messa a punto di quello che è stato denominato ImmigrationOS, un sistema capace di integrare database e operazioni di tutte le agenzie del Dipartimento di sicurezza nazionale (Dhs) più quelle di enti come l’agenzia delle entrate (Irs), motorizzazione (Dmv) e sanità pubblica (Hhs), in una sorta di sistema operativo generale per la «remigrazione». In questo sistema, algoritmi di Ia effettueranno analisi incrociate per individuare i «clandestini» ed efficientare le deportazioni, un panopticon estendibile ovviamente anche al dissenso, la cui soppressione è stato obbiettivo parallelo delle operazioni Ice.
Il tutto delinea la trasformazione del complesso anti immigrazione in dispositivo paramilitare di intelligence e controllo, in cui gli agenti mascherati sarebbero solo la manifestazione ultima di un più ampio apparato tecnologico di sorveglianza. Un complesso pubblico-privato, ma sempre più sbilanciato verso quest’ultima sfera “di mercato” che è in via di allestimento con mastodontici stanziamenti pubblici e virtualmente nessun controllo.
UNA ACCELERAZIONE tecno-totalitaria che è stata al centro dell’incontro intitolato Nascita, crescita e futuro di Palantir, l’azienda che vende potere a cura del Centro per la riforma dello stato, e oggetto di Authoritarian Stack, un rapporto a cura di Francesca Bria (pubblicato in Italia dall’inserto del manifesto Le Monde Diplomatique) che fa risalire l’atto di nascita di questa «infrastruttura del controllo» al mega appalto di 10 miliardi di dollari con cui il Pentagono ha affidato l’automazione dei sistemi militari sempre a Palantir.
L’azienda ricopre dunque un ruolo sempre più strategico come sistema operativo anche dello stesso del governo, aprendo la porta a quella che il rapporto definisce una forma di «sovranità privatizzata». Una tendenza che vede porzioni sempre più sostanziali di governance appaltate a inappellabili algoritmi. E uno scenario in cui la democrazia persiste come simulacro, «conservato per stabilità mentre la sua operatività è in procinto di essere svuotata e rimpiazzata».
La sorveglianza di Maven e Dataminr nel futuro di Gaza
di Sophia Goodfriend*
Nessun organismo palestinese, ma due società della Silicon Valley – Dataminr e Palantir – nei piani postbellici di Washington
Da metà ottobre circa 200 militari Usa lavorano in un vasto magazzino nel sud di Israele, a circa 20 chilometri dall’estremità nord della Striscia di Gaza. Il Centro di coordinamento civile-militare (Cmcc) è stato apparentemente istituito per facilitare l’attuazione del «piano di pace» in 20 punti di Donald Trump, i cui obiettivi dichiarati sono «disarmare Hamas», «ricostruire Gaza» e gettare le basi per «l’autodeterminazione e la statualità palestinese», che la scorsa settimana ha ricevuto l’approvazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite.
Tuttavia, mentre nessun organismo palestinese è stato coinvolto nelle discussioni sul futuro di Gaza, almeno due società di sorveglianza private statunitensi sono entrate a far parte dei progetti postbellici della Casa bianca per la Striscia.
Secondo una tabella dei posti a sedere visionata da +972, un «rappresentante del servizio sul campo Maven» era presente al Cmcc. Realizzato dalla società tecnologica statunitense Palantir, il cui logo era visibile nelle presentazioni tenute all’interno del Centro, Maven raccoglie e analizza i dati di sorveglianza provenienti dalle zone di guerra per accelerare le operazioni militari statunitensi, compresi i letali attacchi aerei. La piattaforma raccoglie informazioni da satelliti, aerei spia, droni, intercettazioni delle telecomunicazioni e internet e «le racchiude in un’app comune e ricercabile per i comandanti e i gruppi di supporto», secondo quanto riferito dai media statunitensi specializzati in difesa. L’esercito Usa definisce Maven la sua «piattaforma da battaglia basata sull’intelligenza artificiale».
È già stata utilizzata per guidare gli attacchi aerei statunitensi in Medio Oriente, tra cui Yemen, Siria e Iraq. Palantir ha commercializzato la sua tecnologia come un modo per abbreviare il processo di identificazione e bombardamento degli obiettivi militari, ciò che il Cto dell’azienda ha recentemente descritto come «ottimizzazione della catena di uccisione».
Durante l’estate, Palantir ha ottenuto un contratto da 10 miliardi di dollari per aggiornare e perfezionare la piattaforma Maven per le forze armate statunitensi.
Palantir ha anche lavorato a stretto contatto con l’esercito israeliano dal gennaio 2024, quando le due parti hanno stretto una «partnership strategica» per «missioni legate alla guerra». L’azienda ha reclutato in modo aggressivo dipendenti per il suo ufficio di Tel Aviv, aperto per la prima volta nel 2015 e notevolmente ampliato negli ultimi due anni. Giustificando il suo fermo impegno nei confronti di Israele nonostante le crescenti accuse di crimini di guerra e genocidio, il ceo di Palantir Alex Karp ha recentemente affermato che la sua azienda è stata la prima a essere «completamente anti-woke».
Oltre a Maven di Palantir, nelle recenti presentazioni al Cmcc è apparso il nome di un’altra società di sorveglianza con sede negli Stati uniti: Dataminr. La start-up di intelligenza artificiale sfrutta gli stretti legami con piattaforme di social media come X per consentire agli stati e alle aziende di monitorare gli utenti di internet: «Informazioni in tempo reale su eventi, minacce e rischi» è lo slogan con cui l’azienda pubblicizza i propri servizi.
Dataminr ha mosso i primi passi a metà degli anni 2010 offrendo all’Fbi l’accesso all’intero output della base utenti di Twitter per sorvegliare e segnalare alle forze dell’ordine «attività criminali e terroristiche». Sebbene venduto come strumento per monitorare in tempo reale gli incidenti violenti nelle principali città, l’azienda offriva alle forze dell’ordine e ai governi la possibilità di sorvegliare le «attività digitali passate» di qualsiasi utente dei social media e di «scoprire l’interconnettività e le interazioni di un individuo con gli altri sui social media». All’epoca Twitter definiva Dataminr un «partner ufficiale» e deteneva una quota del 5% dell’azienda. Anche il fondo di venture capital della Cia, In-Q-Tel, è stato uno dei primi investitori.
Nel decennio successivo, Dataminr ha lavorato a stretto contatto con l’esercito statunitense e le forze dell’ordine di tutto il Paese. Durante la prima amministrazione Trump, Dataminr ha collaborato con le forze di polizia locali per monitorare le proteste del movimento Black Lives Matter, mentre sotto la presidenza di Joe Biden, gli US Marshals hanno utilizzato i servizi dell’azienda per monitorare gli attivisti che protestavano control’abolizione delle protezioni sull’aborto. E lo scorso marzo, il dipartimento di polizia di Los Angeles ha utilizzato Dataminr per sorvegliare i manifestanti che chiedevano un cessate il fuoco a Gaza e per segnalare i discorsi filopalestinesi online.
La presenza di Palantir e Dataminr al Cmcc suggerisce che, nonostante il vago riferimento all’autodeterminazione palestinese nel piano di Trump, il controllo di Israele su Gaza rimarrà profondamente radicato, con sistemi di sorveglianza e armi basati sull’intelligenza artificiale al centro dell’architettura della sicurezza postbellica.
Per i palestinesi sul campo, le prime sei settimane del cosiddetto cessate il fuoco offrono uno spaccato di ciò che li aspetta.
I funzionari militari statunitensi presso il vasto Cmcc stanno monitorando le truppe israeliane in tempo reale. Tuttavia, secondo il ministero della salute di Gaza, i soldati israeliani hanno ucciso più di 340 palestinesi dall’entrata in vigore dell’accordo il 10 ottobre: alcuni sono stati schiacciati dai bombardamenti aerei e altri sono stati uccisi dalle truppe israeliane per essersi avvicinati alla “Linea Gialla”, il perimetro fluttuante del 58% della Striscia ancora sotto l’occupazione diretta israeliana. «Non c’è molta differenza rispetto al periodo precedente al cessate il fuoco», ha dichiarato Mohammed Saqr, direttore infermieristico dell’ospedale Nasser di Khan Younis al Guardian all’inizio di questa settimana. «Purtroppo, i bombardamenti continuano».
Nell’ambito del piano di Trump, gli Stati uniti supervisioneranno la creazione di una Forza internazionale di stabilizzazione (Isf) composta da soldati provenienti da vari paesi non specificati. L’uso del sistema Maven di Palantir e delle piattaforme di Dataminr fornirà agli Stati uniti e all’Isf capacità paragonabili a quelle degli elementi chiave dell’arsenale israeliano. Maven rispecchia i sistemi di puntamento assistiti dall’Ia su cui Israele ha fatto affidamento per guidare gli attacchi aerei e le operazioni di terra in tutta Gaza dall’inizio della guerra. Gli strumenti di scraping dei social basati sull’Ia di Dataminr assomigliano alle piattaforme che le agenzie di intelligence israeliane hanno utilizzato per monitorare gli utenti palestinesi di internet nell’ultimo decennio.
E data la storia degli Usa di condivisione e sostegno delle attività di sorveglianza israeliane nei territori palestinesi, è improbabile che i dati raccolti da Palantir e Dataminr rimangano di esclusiva competenza di Washington.
Nel 2013, l’informatore americano Edward Snowden ha pubblicato una serie di documenti che rivelavano come la Nsa avesse trasferito informazioni grezze alle unità di intelligence israeliane, tra cui «trascrizioni non valutate e non minimizzate, sintesi, facsimili, telex, registrazioni vocali e metadati e contenuti di Digital Network Intelligence» riguardanti civili palestinesi. Secondo il New York Times, durante il primo mandato dell’amministrazione Trump, le due agenzie di intelligence hanno operato «in perfetta sintonia» in tutto il Medio Oriente.
Tale collaborazione si è ulteriormente intensificata dal 7 ottobre, con gli Stati uniti che hanno condiviso con le forze israeliane enormi quantità di informazioni di intelligence sulle attività di Hamas a Gaza, tra cui «filmati di droni, immagini satellitari, intercettazioni di comunicazioni e analisi di dati (basate sull’Ia)». Queste misure di sorveglianza intrusive sono destinate a continuare nell’ambito del piano di pace di Trump, poiché le tecnologie prodotte dagli Stati uniti come Maven aumenteranno la capacità delle forze sostenute dagli Usa di condurre attività di sorveglianza e ricognizione in tutta la Striscia.
Oltre a facilitare la cooperazione in materia di intelligence, Palantir e Dataminr potrebbero anche svolgere un ruolo nel coordinamento della sicurezza tra Usa e Israele a Gaza. Infatti, una delle raccomandazioni chiave del piano di Trump è il trasferimento di massa dei palestinesi dalle zone di Gaza controllate da Hamas in complessi all’interno delle enclavi occupate da Israele e la collaborazione con le truppe e le agenzie di intelligence israeliane per gestirli.
Secondo quanto riportato, queste «comunità sicure alternative» ospiterebbero circa 25mila abitanti di Gaza. Ogni enclave sarebbe circondata da strade di pattuglia, recinzioni, telecamere di sorveglianza e avamposti militari gestiti dall’Isf, che si coordinerebbe con le forze israeliane per determinare chi può entrare in ciascun complesso e, una volta ammessi, secondo la proposta dei funzionari israeliani, i palestinesi non dovrebbero poter uscire.
Israele sta inoltre cercando di subordinare l’ingresso all’approvazione dello Shin Bet (l’agenzia di sicurezza interna israeliana) e, secondo un funzionario israeliano citato da The Atlantic, il criterio principale sarà se una persona o i suoi parenti hanno legami con Hamas. Ma poiché Hamas governa Gaza dal 2007, centinaia di migliaia di palestinesi hanno legami con l’organizzazione in virtù del loro lavoro nel settore pubblico, sia nella sanità, nell’istruzione o nelle forze dell’ordine.
Israele si è già affidato a uno strumento di sorveglianza assistito dall’intelligenza artificiale chiamato Lavender per identificare tutti i membri noti e presunti di Hamas come obiettivi da assassinare, compresi i lavoratori del settore pubblico come gli agenti di polizia, come riportato in precedenza da +972. Lavender utilizza analisi predittive per classificare la probabilità che i palestinesi siano collegati ad Hamas e ad altri gruppi militanti, sulla base di una serie di criteri poco chiari. I nuovi piani incentivano le agenzie di intelligence israeliane a continuare ad accumulare queste informazioni, e le aziende e le piattaforme Usa potrebbero rafforzare ulteriormente questi sforzi.
Maven e Dataminr consentiranno alle forze gestite dagli Stati uniti di svolgere attività di sorveglianza per conto delle autorità israeliane, all’interno e all’esterno dei complessi controllati a livello internazionale. I prodotti delle aziende possono mappare i collegamenti tra civili e gruppi militanti, compilare elenchi di persone da arrestare o uccidere durante le operazioni militari e monitorare i movimenti e le comunicazioni dei palestinesi in massa. L’uso di tecnologie simili da parte delle forze israeliane negli ultimi due anni ha trasformato Gaza in un luogo di orrore incessante, accentuato da bombardamenti aerei senza fine e sorveglianza a tappeto.
Un punto del piano di Trump che ha suscitato l’ira del governo di estrema destra israeliano è la vaga promessa di eliminare gradualmente il controllo militare israeliano sulla Striscia di Gaza e facilitare la creazione di uno Stato palestinese.
Tuttavia, questo punto dovrebbe essere trattato con scetticismo, non solo per l’assenza di un impegno reale a raggiungere l’autodeterminazione palestinese, ma anche perché i piani passati che apparentemente miravano a rafforzare la sovranità palestinese hanno solo accentuato il dominio di Israele sui territori occupati.
Gli accordi di Oslo degli anni ‘90 hanno sancito il controllo israeliano sulle infrastrutture di telecomunicazione palestinesi, garantendo alle unità di intelligence israeliane poteri di sorveglianza quasi illimitati sulla Cisgiordania e Gaza. Il «disimpegno» di Israele da Gaza nel 2005 ha permesso all’esercito israeliano di mantenere il controllo attraverso la sorveglianza aerea e una politica di omicidi mirati, quella che i funzionari dell’aeronautica militare dell’epoca definivano “occupazione imposta dall’alto”.
I funzionari del Cmcc stanno ora elaborando un altro paradigma di controllo israeliano su Gaza, che potrebbe esternalizzare il lavoro alle forze militari statunitensi e ai loro partner nel settore privato. Un rapporto reciprocamente vantaggioso: aziende come Palantir e Dataminr sono desiderose di accumulare dati e perfezionare nuove tecnologie militari con test nel mondo reale. L’esercito israeliano è desideroso di scaricare il lavoro di occupazione aerea e terrestre dalle sue riserve di riservisti, ormai esaurite e in diminuzione, mantenendo al contempo il controllo di ampie zone della Striscia attraverso la condivisione di informazioni e il coordinamento della sicurezza.
Nell’ultimo decennio, e certamente dal 7 ottobre, aziende con sede negli Stati uniti come Palantir e Dataminr, insieme a Microsoft, Google e Amazon, hanno sfruttato la catastrofe della guerra come un’opportunità per investimenti di capitale e crescita. Il potere incontrollato di Israele su Gaza l’ha trasformata nell’incubatrice ideale per un’industria dell’intelligenza artificiale sempre più militarizzata. La portata senza precedenti della distruzione inflitta da Israele negli ultimi due anni è dipesa in larga misura dalla fornitura costante di armi e potenza di calcolo da parte degli Stati uniti e dei suoi giganti tecnologici.
È chiaro che questo spirito innovativo permane nonostante il cessate il fuoco; i funzionari statunitensi descrivono il Cmcc come una «start-up caotica». Nel frattempo, gli interessi delle aziende del settore della tecnologia militare – ovvero l’estrazione illimitata di dati e la sperimentazione letale – rimarranno impressi in modo indelebile nella realtà politica della regione.
Palantir e Dataminr non hanno risposto alle richieste di commento.
*da il manifesto
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