di Filippo Kalomenìdis*
Lasciate stare il racconto dei “soldatini dello Tsahal” dei media asserviti dell’Italia sionista.
Ieri sera a Bologna è stata una giornata storica. È stato negato definitivamente il diritto di manifestare in questo buio, sanguinario Paese. È stata compiuta un’àctio ad exèmplum. Una lezione esemplare contro quella parte dell’autentico movimento originario per la liberazione totale della Palestina, rigettato dalle formule caritative, umanitariste delle opposizioni parlamentari, corrotte dal sionismo mondiale. Un’intimidazione rivolta a chiunque appoggi la Resistenza Palestinese.
Ieri è avvenuto un premeditato, indiscriminato pestaggio di massa che ha ferito manifestanti, passanti, e persino gli stessi giornalisti.

Veniamo subito alla voragine tra linguaggio e verità, tipica dei regimi totalitari, nella raffigurazione dell’atto di “guerra preventiva”. Compiuto sotto le rivendicate direttive della giunta neofascista-militarista al governo, del capo della polizia Pisani che ha organizzato personalmente il monito di 24 ore fa verso chi osa dissentire, e del “democratico” sindaco Lepore che, con le sue dichiarazioni degne dello Shin Bet, ha creato i presupposti per una notte di violenta repressione.
Per puro caso non ci ritroviamo a parlare di esiti ancora più tragici. Tragica resta comunque l’immagine dell’Italia «israelizzata», ormai sotto gli occhi di chiunque voglia tenerli aperti. Ed esprimo la più viva vicinanza a coloro che ieri sono stati brutalizzati o arrestati con pretesti risibili.
L’ASSEDIO. Media e politicanti fascio-sionisti hanno parlato di città assediata da coloro che hanno voluto partecipare a un presidio nell’anniversario del 7 Ottobre, in quanto giornata di resistenza legittima – anche per il diritto internazionale scritto dall’imperialismo occidentale – a un’occupazione coloniale e genocidaria che perdura da quasi un secolo. Ma, su questo, torneremo poi.
Bologna è stata, invece, messa in stato d’assedio da uno spropositato, irreale spiegamento di forze dell’ordine in assetto bellico. Molto oltre il numero delle duecento unità, riportato dai fogli dell’autoritarismo tricolore che giustifica e partecipa al genocidio dei palestinesi. Elicotteri in volo a bassa quota sulla città dal pomeriggio. Piazza Maggiore e via Rizzoli sbarrate da ogni lato con mezzi antisommossa. Agenti in borghese dislocati ovunque.

Per chi ha assistito con un minimo d’esperienza a tali manovre militari, è stato immediato comprendere l’intento di chiudere i dimostranti in una morsa senza uscita.
Un’imboscata annunciata che doveva portare a ciò che, nel lessico di piazza, viene definito “tonnara”.
Ossia colpire in uno spazio ristretto, senza respiro, vie di fuga, ribadisco esemplarmente, chiunque transitasse nel cuore di Bologna in concomitanza con la manifestazione. E, ovviamente, disperdere la folla in mille rivoli, facilmente attaccabili.
GLI SCONTRI. Come i signori della repressione sono addestrati allo scatenamento della guerriglia urbana punitiva, io son addestrato all’autentico significato delle parole.
In piazza Maggiore e in via Rizzoli, non ci sono stati scontri.
Gli scontri presuppongono la volontà e la capacità di uno dei contendenti di contrapporsi con la forza.
Ieri s’è assistito a un’aggressione proditoria, decisa ben prima delle 19 e 30, non originata da alcun gesto, non solo violento, ma neppure fisico dei manifestanti.
È bastato tentare di reclamare il diritto di parola in piazza, provare a imbastire una minima trattativa, è bastato gridare “corteo!” che sono scattati cariche “a freddo”, il gettito degli idranti, e movimenti a tutta velocità di mezzi pesanti per intrappolare coloro che hanno osato divergere.
E soprattutto manganellate sferrate senza requie che hanno investito persino passanti di rientro a casa. Come una donna rimasta distesa a lungo sull’asfalto di via Rizzoli (vedi fotografia) e un terzetto di minori che attraversavano la strada in quel momento.
L’esplosione di gratuita brutalità è stata prolungata e ha preceduto l’urto coi manifestanti in Strada Maggiore, esibita nei video dei servi mediatici dell’«Italia israelizzata».

PROTAGONISTI E ANTAGONISTI. “I teppisti antagonisti” erano un migliaio, forse due migliaia, di minorenni e ragazzi appena sopra i vent’anni. A volte, comprensibilmente spauriti. Assolutamente inesperti di convulse dinamiche e strategie di piazza, impreparati da ogni punto di vista rispetto a un assalto organizzato nei minimi dettagli.
Non intendo prorompere in un’esposizione vittimizzante, paternalistica e patetica della serata di ieri. Chi mi legge lo sa, non è nel mio stile. Mi limito a constatare che, se qualcuno ancora ne dubitasse, la banda dei 25 fascio-sionisti a Palazzo Chigi è in guerra coi nostri figli che vogliono lottare per il diritto del popolo palestinese – sotto scientifico sterminio – alla liberazione della propria terra e all’esistenza.
I bollettini della repressione la smettano di usare grottescamente il termine “antagonisti”. Li chiamino “nemici” perché così viene ordinato di vederli e “trattarli” alle schiere di picchiatori in divisa che ieri e nei mesi precedenti sono state sguinzagliate a Bologna. E in ogni città di un Paese con la vocazione al genocidio coloniale. Loro sì che sono pericolosi quando sparano lacrimogeni ad altezza d’uomo nella stessa Bologna e a Roma, il 2, 3 e 4 ottobre, sfigurando – a ora impunemente – manifestanti.
PREPARARE LA MESSA AL BANDO DEI GIOVANI PALESTINESI D’ITALIA. Le carte della banda fascio-sionista al governo sono sul tavolo. Il problema è liquidare chi sostiene la Resistenza Palestinese e il suo legittimo ricorso alla lotta armata contro l’entità occupante e coloniale sionista.
Le campagne stampa denigratorie, diffamatorie di questi giorni, il ritratto demonizzante e criminalizzante che ne fanno i politicanti italioti a parlamento unificato, le azioni repressivo-giudiziarie di questi mesi, e “la tonnara” pianificata di ieri sera a Bologna potrebbero preludere l’intenzione di mettere al bando e perseguire su vasta scala la più coraggiosa, autentica, preparata culturalmente e politicamente realtà di movimento italiana. Ovvero i Giovani Palestinesi. Come avvenuto in Francia con lo scioglimento coattivo del Collectif Palestine Vaincra e in Gran Bretagna con l’indicizzazione di Palestine Action come gruppo terroristico.
È altrettanto evidente che per le guide del “nuovo movimento” delle «anime belle razziste» che vogliono fare della questione palestinese una questione pietistica, di beneficenza non deve esserci spazio per i palestinesi. A meno che non siano gli ambasciatori collaborazionisti dell’AP. In sintesi, sarebbero tutti felici, neofascisti e i loro fasulli oppositori, di spazzare via le componenti delle nuove generazioni che da anni lottano contro l’occupazione “israeliana” e la collaborazione, in ogni ambito, tra l’Italia e la colonia genocidaria in terra di Palestina.
Occorre stare accanto in tutti i modi possibili ai Giovani Palestinesi e alle organizzazioni palestinesi e arabe in Italia. Prima che sia tardi.
IL DIVIETO DI MANIFESTARE IL 7 OTTOBRE. La mia opinione sulla Rivoluzione Palestinese del 7 Ottobre è risaputa. Non voglio nemmeno intentare l’ennesima riflessione culturale, politica, storica e filosofica. Lo faccio da due anni. Voglio solo ragionare in termini di logica, buon senso e, persino, di uno sfilacciato, sfibrato, inutile, stracciato, stracitato diritto internazionale.
Il presidio bolognese è stato interdetto in quanto celebrazione di un «attacco terroristico».
Il 7 Ottobre può essere definito dagli italioti complici e scherani di “Israele” in tanti modi. Ma non «attacco terroristico». Anche da chi ritiene “uno stato” la colonia sionista nella terra di Palestina del 1948. Le espressioni corrette sono innumerevoli. Citiamo le più banali: azione di resistenza; rottura del decennale, mortale assedio a Gaza; azione di guerra decoloniale; azione di guerra legittima. Semplicemente, azione di guerra.
Mi forzo a un paragone imbarazzante e per miriadi di versi incongruo. Ma non nell’aritmetica giuridica. Abbasso il livello giusto per farmi comprendere dai mentecatti criminali che hanno voce in Italia.
L’Ucraina, invasa dall’esercito della Confederazione Russa, colpisce da mesi la profondità del territorio russo, seminando centinaia di morti tra i civili, in quanto sotto occupazione. Per nessuno è terrorismo. Perché ai sensi della Convenzione di Ginevra non lo è.
La Palestina Occupata illegalmente dal 1967 da “Israele” nello stesso modo ha compiuto il 7 Ottobre un’azione di guerra contro un’entità occupante. Punto. Un’azione che è legittimo ricordare all’interno di un conflitto di liberazione nazionale.
Chi partecipa al genocidio del popolo palestinese, inneggia sui media e nei palazzi del potere al quotidiano stragismo terroristico “israeliano” a Gaza, in Cisgiordania, in Libano, in Siria, Qatar, Iraq, Iran, Tunisia, non dovrebbe azzardarsi a usare la parola “terrorismo”. Figurarsi accusare chicchessia di esserne apologeta.
Chi approva o s’infischia dell’istituzionale violenza di massa esercitata ieri sui dimostranti e su ignari cittadini bolognesi abbia la minima dignità di piantarla con lo sventolio di bandiere arcobaleno, sproloqui di pace, baci e abbracci tra carnefici e martiri.
Non si può più manifestare per la liberazione degli oppressi. Tra poco non si potrà neanche scrivere per la liberazione degli oppressi. Tra qualche tempo ancora nemmeno parlare o essere liberi fisicamente se si contravviene alla regola di non denunciare gli oppressori.
Tra qualche tempo non potremo neppure esistere.
* Filippo Kalomenìdis, scrittore, poeta e militante politico. Ha pubblicato “La direzione è storta. Reportage lirico sul Covid-19 e i virus del potere” (2021, Homoscrivens) e, con il Collettivo Eutopia, “Per tutte, per ciascuna, per tutti, per ciascuno. Canti contro la guerra dell’Italia agli ultimi” (2022, DEA Edizioni), “La Rivoluzione Palestinese del 7 Ottobre” (2024, PGreco Edizioni). È stato sceneggiatore per il cinema (“Io sono con te”, Colorado-Rai Cinema, 2010) e la televisione. Tra le tante serie di cui è autore, “Il Grande Gioco”, (Sky, 2022); “Romanzo Siciliano” (Mediaset, 2016); “Il Tredicesimo Apostolo”, (Mediaset, 2012).
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2 Comments on “7 OTTOBRE 2025 a Bologna, L’aggressione premeditata contro il presidio dei Giovani Palestinesi”
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