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4 agosto 1974 – La strage al treno Italicus

strage italicus

4 agosto 1974, ore 1,23 di notte. Il treno espresso Roma-Monaco delle ferrovie tedesche — che altri chiamano Italicus — sta attraversando l’Appennino. Più precisamente sta percorrendo i 18,507 km della Grande Galleria, una delle venti più lunghe al mondo.

Quando il treno è ormai a cinquanta metri dall’uscita del traforo, una bomba ad alto potenziale esplode nella carrozza 5. La carrozza prende fuoco, ma il treno riesce ad arrivare per forza d’inerzia nella stazione di San Benedetto Val di Sambro, in provincia di Bologna.

Nell’attentato perdono la vita 12 persone, 48 rimangono ferite. Poteva andare molto peggio, in realtà: se la bomba fosse esplosa nel mezzo della Grande Galleria, i morti e i feriti sarebbero stati sicuramente molti di più.

Il movimento neofascista Ordine Nero rivendica l’attentato.

il 18 Dicembre 1986 vennero condannati all’ergastolo  Mario Tuti e Luciano Franci, esponenti del gruppo neofascista “Ordine Nero”.  Ordine Nero era stato il naturale erede di Ordine Nuovo, gruppo neofascista disciolto nel 1973 a causa delle sue responsabilità non solo per la strage di Piazza Fontana ma anche per le pericolose attività svolte dalla sua cellula veneta.

Ma 16 dicembre 1987 la Corte di Cassazione rese nulle le condanne a Tuti e Franci emesse la Corte d’Asside d’Appello di Bologna.

Nel 1992 la Corte di Cassazione mise definitivamente la parola fine ai procedimenti a carico dei due neofascisti.

Risultato: per la giustizia italiana i colpevoli della strage dell’ Italicus non hanno ancora un nome.

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