Somaglia, 29 marzo 1948: democristiani sparano, uccisi due giovani comunisti

Il 29 marzo 1948, a Somaglia (allora in provincia di Milano), due giovani comunisti vengono uccisi a colpi d’arma da fuoco durante uno scontro con attivisti della Democrazia Cristiana. È uno degli episodi meno ricordati ma più drammatici della campagna elettorale che precedette il voto politico del 18 aprile 1948.

La tensione era già esplosa due giorni prima. Nella notte del 27 marzo, il democristiano Ferrante Podini aveva sparato contro le finestre dell’abitazione del consigliere comunista Angelo Zacchetti, in quello che apparve come un atto intimidatorio in piena regola.

Il clima, in quella primavera del 1948, era incandescente: l’Italia era spaccata tra il fronte guidato dalla Dc e il Partito Comunista Italiano, con la Guerra fredda che incombeva sullo sfondo e trasformava ogni contesa locale in un tassello dello scontro globale tra blocchi.

Il 29 marzo sei giovani comunisti si recano in bicicletta a Somaglia. Vogliono protestare contro l’aggressione della notte precedente. L’incontro con un gruppo di attivisti democristiani degenera rapidamente: si passa dalle parole alle mani. A quel punto partono i colpi di pistola, sparati a bruciapelo.

A terra restano Pietro Bruschi e Francesco Zamproni, uccisi. Un terzo giovane, Pietro Peviani, viene colpito e rimane gravemente ferito. Gli altri riescono a salvarsi.

L’episodio di Somaglia non è isolato. Nelle settimane che precedono le elezioni del 18 aprile 1948 si registrano in diverse zone del Paese aggressioni, intimidazioni, scontri armati. La posta in gioco è altissima: l’orientamento internazionale dell’Italia, il suo assetto politico, il futuro stesso della giovane Repubblica.

A Somaglia, però, la violenza assume un volto preciso: sono militanti democristiani ad aprire il fuoco; a morire sono due giovani comunisti.

La storia di Pietro Bruschi e Francesco Zamproni è rimasta ai margini della memoria pubblica nazionale. Eppure racconta una verità scomoda: la transizione democratica italiana non fu un percorso lineare e pacificato, ma attraversato da conflitti aspri, talvolta sanguinosi.