Chiamati dal Rettore Giordano Dell’Amore durante la assemblea indetta dal Movimento Studentesco, un centinaio di agenti del III reparto celere al comando dei vice questori Tommaso Paolella e Cardile e del tenente Addante circonda l’università Bocconi e spara ad altezza d’uomo colpendo alle spalle, mentre fuggono, l’operaio Roberto Piacentini (alla schiena) e lo studente Roberto Franceschi (20 anni) che rimarrà in coma e morirà il 30 gennaio.
La prima versione della Questura, smentita dalle indagini, fu che il giovane era stato colpito da un sasso lanciato dai giovani contestatori.
La Questura quindi, sulla base del rapporto del colonnello Arcangelo Scarvaglieri, avanzò la versione dell’‘agente in preda a raptus’ affermando che l’agente di PS Gianni Gallo avrebbe sparato in stato di semi-incoscienza.
La versione apparve subito lacunosa e mendace, e venne smentita da un testimone, l’avvocato Marcello della Valle. A quel punto le pubbliche autorità cambiarono ancora la ricostruzione sostenendo che Gallo, in preda a un raptus, aveva sparato per difendersi da una molotov che avrebbe incendiato un veicolo sul quale si trovava, e a sostegno di tale tesi venne pubblicata una foto che ritraeva il berretto dell’agente in fiamme. Da lì a poco però una perizia psichiatrica dimostrò che Gallo era perfettamente in grado di intendere e volere, e soprattutto si appurò che la foto, scattata un’ora dopo i fatti, era una messinscena. La questura allora partorì l’ennesima versione; Gallo aveva sparato in aria e il proiettile, seguendo traiettorie surreali, aveva colpito Franceschi. Infine le autorità misero in mezzo anche il brigadiere Puglisi, sostenendo che anche lui aveva sparato, e non si poteva dunque stabilire la paternità del colpo. Seguirono svariati processi che interessarono i due agenti e altri colleghi, che si risolsero in una serie di proscioglimenti per “insufficienza di prove”. Solo nel 1999 in sede civile venne riconosciuta la responsabilità dello stato per la morte di Franceschi.
Nipote di un esule antifascista, Roberto era uno studente brillante, un ragazzo serio e preparato, e da anni era impegnato nelle battaglie del Movimento studentesco
A ricordo di Roberto Franceschi verrà scritta la canzone “Compagno Franceschi sarai vendicato dalla giustizia del proletariato, nel cuore nel canto di chi lotterà il Compagno Franceschi vivrà. Più di vent’anni di dittatura sotto il governo della DC e ancora dobbiamo vivere senza lavoro ne libertà“