di Gianni Sartori
Non solo i bombardamenti tedeschi. Anche quelli italiani sulla popolazione civile delle città e dei villaggi della Spagna repubblicana furono particolarmente devastanti. Mentre da ogni angolo dell’Europa migliaia di antifascisti accorsero a sostegno della Repubblica.
Inizialmente circa tre quarti della popolazione spagnola non sottostava ai golpisti. A fine luglio Franco ottiene l’aiuto di Mussolini e poi anche dei nazisti. L’Italia invia nel complesso 80 mila uomini, divisioni corazzate, aviazione (764 aerei mentre la Germania solo 277), navi e sommergibili.
L’intervento italiano del CTV (Corpo Truppe Volontarie, anche se molto poco “volontario” in realtà) fu determinate. Anche per il trasporto aereo degli ascari di Franco dal Marocco in Spagna (dove si resero responsabili di violenze, stupri, torture…).
Mentre è universalmente noto che furono i Tedeschi della Die Legion Condor a bombardare, con ordigni incendiari, Gernika (26 aprile 1937, un migliaio di morti), si preferisce ignorare che l’Aviazione Legionaria Italiana con i Savoia-Marchetti aveva preventivamente mitragliato la cittadina basca.
Così come qualche giorno prima aveva bombardato Durango. Inoltre l’aviazione e la flotta italiche si resero responsabili di alcune migliaia di morti tra Barcellona e dintorni.
Catalunya en el punto de mira
Uno dei primi attacchi dei franchisti (ancora prima di quelli su Madrid del novembre ’36), aveva avuto come obiettivo una città catalana. Come spiegava il catalogo della mostra “Catalunya bombardejada” per l’80° anniversario della Guerra civile spagnola: “el primer bombardeig franquista sobre una poblaciò catalana es produit el 30 d’octubre de 1936 a Roses, efectuat des del mar per creuer de la marina de guerra espanyola Canarias”.
E gli attacchi agli abitati costieri catalani (San Feliu de Guixols, Palamos,Blanes, l’Escala e ancora Roses) proseguirono incessantemente per tutta la durata della guerra per rendere effettivo il blocco navale e isolare la zona repubblicana. Causando centinaia di vittime in particolare nell’Alto Empordà, una delle comarche più bersagliate. Non limitandosi a colpirele infrastrutture portuali, i franchisti si accanirono contro stazioni e linee ferroviarie di Girona, Portbou, Colera, Llancà, el Port de Selva, Vilajuiga, Figueres…con almeno 400 vittime tra i civili.
Analogamente vennero bombardate gran parte delle altre comarche catalane.
Tra i bombardamenti più deleteri quelli effettuati su Granollers (non a caso chiamata la “piccola Gernika”) del 31 maggio 1938. Opera di cinque aerei italiani Savoia S-79 provenienti da Maiorca. L’isola delle Baleari era tornata sotto il controllo franchista grazie agli squadristi di Arconovaldo Bonacorsi (già noto come uno dei massacratori del quindicenne Anteo Zamboni a Bologna) che vi fucilarono più di tremila civili. La maggior parte presso il cimitero di Porreras, lasciando sconvolto anche un cattolico monarchico e conservatore come Georges Bernanos ( v. “I grandi cimiteri sotto la luna”) e perfino, pare, qualche falangista locale.
Su Granollers nel giro di qualche minuto gli aerei italiani scaricarono 60 bombe e 750 chili di granate colpendo il centro della cittadina (non ancora provvista di rifugi) causando 224 morti e 165 feriti. Stando almeno ai primi accertamenti, ma nel registro del cimitero, sotto l’elenco delle vittime, si annotò “y aùn siguen” (“e ce ne sono ancora”). Seguirono altri attacchi aerei (gennaio 1939) effettuati sia dalla Legione Condor, sia dall’Aviazione Legionaria Italiana con decine e decine di vittime. Risalgono al novembre 1937 els bombardeigs a Lleida. Micidiale quello condotto da nove trimotori italiani sul Liceo Escolar del 2 novembre 1937. Attacco presumibilmente intenzionale a quello che era diventato un simbolo di educazione libera (si ispirava all’insegnamento del pedagogista libertario Francisco Ferrer, fondatore della Escuela Moderna e fucilato a Barcellona nel 1909). In totale le vittime furono 250 tra cui una cinquantina di alunni del liceo. Inevitabile l’analogia con il massacro del 28 febbraio 2026 di 180 bambine nella scuola elementare Shajareh Tayyebeh di Minab nel sud dell’Iran. Indiscriminata strage operata da missili statunitensi guidati da Skinet (pardon, dall’I.A.).
In un secondo bombardamento su Lleida (27 marzo 1939) gli aerei dei franchisti causarono altre 400 vittime. La cittadina sarà ancora devastata varie volte tra la fine di marzo e i primi di aprile 1939.
Ancora intensi bombardamenti nel Tarragonese: ben 33 in una sola giornata il 15 gennaio 1939 su Tarragona. Il 23 febbraio 1937 era stato colpito dalla Legione Condor l’ospedale di Flix con ulteriori attacchi nel marzo 1938. Per un totale accertato di circa 250 vittime civili a Tarragona e di 215 a Reus. Con circa 200 vittime anche nel Penedès (304 attacchi aerei tra il maggio 1937 e il gennaio 1939) dove si trovavano alcuni aeroporti repubblicani.
Ovviamente Barcellona era posta regolarmente “en el punto de mira” (al centro del mirino).
Il primo bombardamento indiscriminato, a tappeto, colpì la capitale , catalana il 13 febbraio 1937. Il primato poco onorevole spettava all’incrociatore italiano Eugenio di Savoia.
Complessivamente le vittime civili dei bombardamenti sulla Rosa de Foc furono più di tremila. Un migliaio soltanto nelle date del 16, 17 e 18 marzo 1938. Erano stati ordinati direttamente da Mussolini senza informare Franco che ne avrebbe poi ordinato la sospensione.
Verso la fine della guerra (febbraio 1939, i franchisti erano entrati in Barcellona il 26 gennaio) gli attacchi aerei si concentrarono sui luoghi dove si erano rifugiate le principali autorità della Repubblica e del governo catalano.
Fermo restando che i bombardamenti infierirono particolarmente suquartieri residenziali, mercati,infrastrutture civili compresi scuola e ospedali. Anticipando metodi in seguito ampiamente adottati dalla Seconda Guerra Mondiale ai nostri giorni.
In totale le vittime accertate delle incursioni aeree furono oltre dodicimila mila, al 90% in territorio repubblicano.
Di cui cinquemila in Catalogna (più della metà a Barcellona), almeno 2500 nel Pais Valencià e qualche altro migliaio tra Madrid, Paesi Baschi e Andalusia. Nelle aree sotto il controllo franchista furono un migliaio circa. Per la cronaca, risale al gennaio di quest’anno, dopo oltre dieci anni di iniziative legali, raccolta di testimonianze e iniziative pubbliche (convegni, mostre…) l’archiviazione definitiva della denuncia per crimini di guerra contro l’Aviazione Legionaria italiana.
Le Brigate Internazionali
A metà ottobre 1936, a tre mesi di distanza dal golpe, venivano costituite le Brigate Internazionali. Vi parteciparono circa 35mila volontari provenienti da ogni angolo d’Europa e del mondo. Tra loro George Orwell, Willy Brandt, Arthur Koestler, Tristan Zara, Renzo Giua (lo zio di Anna Foa), Ilio Barontini, Pietro Nenni, Luigi Longo, Giuseppe di Vittorio, Fernando De Rosa, i triestini Umberto Tommasini (anarchico) e Vittorio Vidali (comunista) in perenne contrasto anche dopo decenni …
Senza dimenticare gli irlandesi caduti nella battaglia di Jarama: Charlie Donnelly, Eamon McGrotty, Bill Henry, Liam Tumilson, Bill Beattie…
E poi naturalmente lo scrittore francese André Malraux che era a Madrid già il 21 luglio, a quattro giorni dal tentativo di golpe fascista.
Una settantina di volontari provenivano dal vicentino.
Oltre a Visentini Ferrer (originario di Trieste ma vicentino d’adozione):
Ismene Manea di Malo (il fratello del Tar venne torturato e assassinato da un gruppo di ucraini collaborazionisti dei tedeschi nel 1944), Ambrosini Vittoriodi Roana, Basso Luigi di Caldogno,Boscardin Giovanni di Lusiana, Cavalli Giovanni di Valstagna, Coro Giuseppe di Lusiana, Costabeber Gilio di Posina, Dalla Costa Faustino di Enego, Deganello Giuseppe di Malo,Fongaro Gaetano di Valdagno,Marcolongo Florindo di Foza, Maschio Abramo di Cismon del Grappa, Menegatti Mario di Foza, Morellato Gino di Vicenza, Nicoletti Silvio di Arzignano, Panozzo Domenico di Valli del Pasubio, Eugenio e Igino Piva di Schio, ponti Giuseppe di Zanè, Sartori Antonio di Vicenza, Zen Vittorio di Piovene Rocchette …
Per una lista completa consultare il volumetto “In Spagna per la Libertà” di Ferrer Visentini con presentazione di Fernando Bandini pubblicato dall’ANPI nel 1986).
In maggioranza operai, braccianti o muratori dell’Alto Vicentino. Molti avevano raggiunto la Spagna repubblicana direttamente dalla Francia dove erano emigrati precedentemente. Alcuni inquanto dissidenti, altri in cerca di lavoro. Soprattutto comunisti e socialisti con qualche presenza anarchica (Conte Giulio di San Nazario, Pinton Pietro di Vicenza,).
Quindici antifascisti vicentini caddero in Spagna, altri 4 nella Resistenza e 3 in campo di concentramento.
Le Brigate Internazionali si distinsero particolarmente nella difesa di Madrid e nellebattaglie di Guadalajara (1937) e dell’Ebro (1938).
I loro caduti furono oltre diecimila. Con un finale tragico. Se in molti riuscirono a valicare i Pirenei e rifugiarsi in Francia (dove comunque vennero internati) e successivamente integrarsi nella Resistenza francese, altri come i ventimila bloccati nel porto di Alicante attesero invano una nave per sfuggire alle truppe del caudillo. All’arrivo dei fascisti (quelli italiani), vedendosi ormai senza scampo, tanti preferirono suicidarsi (la maggior parte con armi da taglio essendo rimasti senza munizioni). Gli scampati finirono nei campi di concentramento. Nella Spagna nel dopoguerra (con la complicità della Chiesa) si realizzò un autentico universo concentrazionario e punitivo.
Così Dolores Ibàrruri ricordò le brigate internazionali:
“Sois la historia, sois la leyenda. Sois el Ejército heroico de la solidaridad y de la universalidad de la democracia”
BUENAVENTURA DURRUTI
Sempre nel 1936 (in novembre) il governo repubblicano chiese a Buenaventura Durruti, uno dei maggiori esponenti dell’anarcosindacalismo iberico, di recarsi con la sua colonna a difendere Madrid che rischiava di capitolare.
Dopo l’assedio di Saragozza, Durruti si mette in cammino con alcune migliaia di volontari, molti dei quali cadranno nei giorni successivi nella capitale spagnola.
Il carismatico esponente libertario aveva organizzato la sua “Colonna” di miliziani anarchici in base al principio della “disciplina nell’indisciplina”. Si dimostrò molto efficace nelle battaglie dell’Aragona (un fronte a egemonia libertaria). Qui, nei villaggi liberati, si costituirono le collettivizzazioni in base ai princìpi del comunismo libertario.
Appena giunto a Madrid, dopo un viaggio massacrante, Durruti raggiunge la linea di combattimento e rimane gravemente ferito (per un incidente, era sceso dall’auto con il colpo in canna). Spira nella notte fra il 20 e il 21 novembre 1936. Una morte per certi aspetti emblematica, uno spartiacque.
E’ mia convinzione che tale evento abbia inciso negativamente sulla componente libertaria, quella spinta che inizialmente aveva caratterizzato la sollevazione antifranchista. Da allora la logica bellica – militarista – finì col prevalere.
Durruti del resto l’aveva intuito – predetto? – quando diceva «alla guerra si diventa sciacalli». Proprio per questo bisognava non perdere tempo nell’organizzare la rivoluzione sociale.
Grandiosi i suoi funerali a Barcellona, raccontati da H.E. Kaminski in “Ceux de Barcelone”.
(continua)
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