Family Day e Pegida. Cosa hanno in comune

Cresciuta ad Amburgo con radici miste cattoliche e protestanti e poi nella trasandata e agnostica Berlino, vedo le immagini dal Family Day del 30 gennaio scorso al Circo Massimo e resto confusa: giacche a vento, famigliole, qualche suora, un po’ di ciarpame fascista, tutti assieme – sì ma contro cosa manifestano?
Lo spettatore non iniziato legge i manifesti su cui c’è scritto: “Nasciamo da una mamma e da un papà” o “Siamo qua per l’amore dei nostri figli” o “Uomo e donna siamo nati, lo dicono TUTTI GLI scienziati “.Fin qui tutto normale, penso come madre di due bimbi, ci sono passata anch’io. Poi, da un altro manifesto, distribuito in massa, comincio a capire cosa c’è in ballo: sono disegnate due coppie, in rosa e in blu, maschio-maschio e femmina-femmina. Sulle due coppie c’è scritto in grosse lettere nere: “Sbagliato è sbagliato. Anche se dovesse diventare legge“. Ah ecco, pensa allora lo sprovveduto spettatore, si agita di nuovo l’orda cavernicola e omofobica che in pieno secolo ventunesimo non vuole accettare il diritto europeo!E si chiede che cosa è peggio: questo oppure lo sfacciato disprezzo per il processo democratico, la cui principale conquista consiste proprio nell’accettare la volontà della maggioranza anche quando non è gradita a una parte.

Questa piazza vuole fermare una legge che permetterebbe alle coppie omosessuali di adottare un bambino, se è il figlio biologico di uno dei due. E perché tutto questo parapiglia? …ma non ci sono omosessuali in Italia! pensa in un primo momento lo stupito berlinese. Non si vedano mai coppie dello stesso sesso mano nella mano? Forse tutti gli omosessuali italiani sono da tempo emigrati a Berlino. Ma dove si nasconde questo manipolo di eroi e eroine che invece di migrare vivono in clandestinità nel Belpaese, e che ora vogliono perfino a correre il rischio, di adottare un bambino? E’ davvero contro di loro che dimostra questa piazza con santini, canzoni pop e pic-nic?

Come accennato, tutto questo sembra all’inizio una stupidaggine, al massimo di qualche interesse etnologico. Ma gli slogan biologistici mamma-e-papà diventano molto meno divertenti se paragonati all’altrettanto sgradevole e misteriosa massa del Movimento PEGIDA di Dresda, in Germania. PEGIDA significa “europei patriottici contro l’islamizzazione dell’Occidente”, e già il nome sarebbe una barzelletta, se non nascondesse una inquietante realtà.

PEGIDA ha iniziato un anno fa con una “passeggiata serale” settimanale e ha aggregato diverse migliaia di persone. Mentre nel frattempo è apparsa chiaramente la forte presenza di rottami dell’estrema destra neofascista, all’inizio la classe politica tedesca si è trovata in difficoltà perché tra i “passeggiatori” c’erano numerosi cittadini “normali”, che hanno voluto così esprimere un generale senso di insoddisfazione verso la politica – ossia si sono uniti alle passeggiate per “sfogarsi”, come ha detto uno dei partecipanti. Sfogarsi verso tutto ciò che è percepito come estraneo alla propria cultura, innanzitutto migranti e richiedenti asilo.

Il Family Day e PEGIDA sono ovviamente due cose ben diverse, hanno diversi obiettivi e diversi gruppi di partecipanti, ma vale la pena di tentare una comparazione dei due fenomeni per vedere in controluce il pericolo di potenziale populismo dietro la loro grottesca superficie.

Per esempio, entrambi ottengono una gran parte del loro potere di persuasione dal continuo ripetere di essere censurati dal mainstream (vero o supposto che sia). Di conseguenza non si sentono vincolati dalle regole della democrazia: “anche se dovesse diventare legge” parla la stessa lingua profondamente antidemocratica delle forche per i politici tedeschi mostrate alle manifestazioni del PEGIDA.

Non si tratta di una legge, contro cui in una democrazia, è previsto che ogni cittadino possa legittimamente protestare. No, si tratta essenzialmente e chiaramente di discriminare altri, levando gli stendardi del creazionismo omofobico del Family Day, o del razzismo e xenofobo del PEGIDA.

E qui sta il pericolo, per genitori e figli, per le famiglie eterosessuali e omosessuali, per italiani e tedeschi, migranti e gente del posto. Per tutti.

Janika Gelinek
* Traduzione di Sergio Baffoni
Janika Gelinek, nata ad Amburgo e cresciuta intellettualmente a Berlino, dove vive. Lavora come autrice, giornalista e editor. Coordina inoltre una rete di traduttori volontari per Greenpeace International e collabora con diverse associazioni di migranti a Berlino.