Undici anni dopo il G8 di Genova, la Corte di Cassazione mette la parola fine a uno dei processi più controversi nati dalle giornate del luglio 2001. Il 12 luglio 2012 vengono confermate in via definitiva le condanne nei confronti di cinque manifestanti accusati di devastazione e saccheggio per gli scontri avvenuti durante le proteste contro il vertice dei grandi della Terra.
La sentenza riguarda principalmente i fatti del 20 luglio 2001, in particolare gli scontri sviluppatisi nell’area di via Tolemaide, una delle zone più calde di quelle giornate. È lo stesso pomeriggio in cui viene ucciso Carlo Giuliani, colpito da un proiettile sparato dal carabiniere Mario Placanica durante gli scontri di piazza.
Le condanne definitive riguardano Ines Morasca (6 anni e 6 mesi), Alberto Funaro (10 anni), Marina Cugnaschi (12 anni e 3 mesi), Vincenzo Vecchi (13 anni e 3 mesi) e Francesco Puglisi (14 anni dopo la riduzione disposta dalla Cassazione). Per altri cinque imputati viene disposto un nuovo giudizio limitatamente alla valutazione di alcune attenuanti. Le pene suscitano immediatamente polemiche per la loro severità.
Ai manifestanti viene contestato il reato di devastazione e saccheggio, previsto dall’articolo 419 del Codice penale e risalente all’epoca fascista. L’applicazione di questa fattispecie consente di infliggere condanne molto elevate anche in assenza di responsabilità dirette per singoli episodi di violenza contro le persone, basandosi sulla partecipazione ai disordini complessivi.
La decisione della Cassazione arriva appena una settimana dopo la sentenza definitiva per i fatti della Scuola Diaz, che aveva confermato le responsabilità di numerosi dirigenti e funzionari di polizia per il falso legato all’irruzione nella scuola. Molti osservatori sottolineano allora il forte contrasto tra le pesanti pene inflitte ai manifestanti e gli effetti limitati prodotti dalle condanne nei confronti degli appartenenti alle forze dell’ordine coinvolti nelle violenze della Diaz e di Bolzaneto.
La sentenza provoca manifestazioni di solidarietà in molte città italiane. Attorno alla campagna “10×100”, nata per denunciare la sproporzione delle pene, si mobilitano intellettuali, artisti e associazioni. Vengono raccolte migliaia di firme contro quelle che molti definiscono condanne esemplari destinate a colpire l’intero movimento no global. Nei mesi successivi il caso continua a far discutere.
Il 26 gennaio 2012 erano già scattati arresti e misure cautelari nei confronti di ventisei attivisti legati alle mobilitazioni del 3 luglio 2011 in Val di Susa, alimentando nel movimento l’idea di una crescente criminalizzazione del dissenso. In questo clima, le condanne del G8 vengono lette da molti come l’ennesimo capitolo di una lunga stagione repressiva nei confronti dei movimenti sociali.


