Il 13 aprile 1948, ad Andria, uno sciopero agricolo si conclude con un morto. A cadere sotto i colpi delle forze dell’ordine è Riccardo Suriano, bracciante, ucciso durante la repressione della protesta.
In quelle settimane, la Puglia è attraversata da mobilitazioni diffuse. I braccianti chiedono lavoro, salari più alti, accesso alla terra. È una stagione di conflitto sociale intenso, in cui le campagne del Sud diventano uno dei principali teatri dello scontro tra organizzazioni dei lavoratori e apparati dello Stato.
Anche ad Andria la protesta prende forma come sciopero agricolo. I lavoratori si mobilitano, occupano spazi, rivendicano diritti elementari. La risposta è quella già vista in molti altri contesti del dopoguerra: l’intervento della polizia.
Durante le operazioni di sgombero vengono utilizzati gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti. È in questo momento che Riccardo Suriano resta isolato dai suoi compagni, stordito dagli effetti dei gas. Solo, disorientato, diventa un bersaglio.
A quel punto partono i colpi di moschetto.
Suriano viene colpito e ucciso. Non è nel mezzo di uno scontro armato, non rappresenta una minaccia immediata: è un bracciante rimasto indietro, separato dal gruppo, reso vulnerabile dall’azione stessa delle forze dell’ordine.
La sua morte si inserisce in una lunga sequenza di episodi che segnano la primavera del 1948. A pochi giorni dalle elezioni politiche del 18 aprile, il Paese è attraversato da tensioni fortissime. Nelle campagne, le rivendicazioni sociali si intrecciano con lo scontro politico nazionale, mentre la gestione dell’ordine pubblico assume spesso i tratti della repressione militare.
Il caso di Andria non è isolato. In molte aree del Mezzogiorno, scioperi e occupazioni vengono affrontati con l’uso delle armi. I braccianti, protagonisti di una delle più grandi mobilitazioni sociali del dopoguerra, pagano un prezzo altissimo.
Riccardo Suriano diventa così uno dei tanti nomi dimenticati di quella stagione. La sua morte racconta una dinamica precisa: la richiesta di lavoro e diritti da parte dei più poveri, e una risposta statale che, invece di mediare il conflitto, lo spegne con la forza.
Il 13 aprile 1948 resta una data che parla di questo: di un bracciante isolato dai lacrimogeni e ucciso da un colpo di fucile. Di una democrazia nascente attraversata da conflitti profondi. E di una memoria che troppo spesso ha lasciato ai margini le vittime delle lotte sociali.


