Il 12 aprile 1947, a Petilia Policastro, in provincia di Catanzaro, una manifestazione di protesta si trasforma in tragedia. Le forze di polizia aprono il fuoco sui dimostranti, uccidendo Francesco Mascaro e Isabella Carvelli e ferendo numerose altre persone.
È una delle tante pagine di violenza che segnano il dopoguerra italiano, quando le piazze e le campagne diventano luoghi di scontro tra rivendicazioni sociali e gestione repressiva dell’ordine pubblico.
La manifestazione nasce in un contesto di forte disagio economico e sociale. La Calabria, come gran parte del Mezzogiorno, è attraversata da mobilitazioni di contadini, braccianti e disoccupati che chiedono lavoro, terra e condizioni di vita dignitose.
Le proteste sono frequenti e spesso si svolgono davanti ai municipi o nei luoghi simbolo del potere locale. Anche a Petilia Policastro la mobilitazione si inserisce in questa ondata di rivendicazioni.
A un certo punto la situazione degenera. La polizia interviene e fa uso delle armi da fuoco contro i manifestanti.
I colpi raggiungono la folla. Francesco Mascaro e Isabella Carvelli vengono uccisi. Altri dimostranti restano feriti, alcuni in modo grave. La protesta si trasforma in fuga, paura, disperazione.


