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Valerio Verbano, Antifascimo e verità

La verità non è un’esclusiva dei tribunali e nemmeno degli storici. La verità riguarda tutti noi. Riguarda la nostra coscienza.

Mi chiamano in una scuola romana per parlare di antifascismo. È il giorno dell’anniversario della morte di Valerio Verbano. Ucciso da tre fascisti che legano e imbavagliano i genitori, Carla e Sardo, aspettano il ritorno del figlio e lo ammazzano.

“Preferiresti fare te un discorso su Valerio” mi scrive uno studente “o magari leggerci un testo su di lui per poi parlare più in generale dell’antifascismo?” Rispondo che non posso parlare in maniera specifica di questa storia, ma preferisco cercare di portare uno sguardo sulla narrazione. Cioè parlare di come possiamo fare per raccontare storie come queste, trovarci un appiglio, mostrare che ci riguardano. Che riguardano tutti noi anche dopo venti o quaranta o cento anni. Insomma posso parlare del mio lavoro perché è quello che faccio, che penso di avere imparato a fare.

In questi giorni sto lavorando a un breve ciclo di racconti per Radio 3, Rumore di fondo. Trascrivo le interviste e metto insieme le storie di quattro persone morte in maniera violenta, in circostanze che hanno fatto scandalo. Le interviste che trascrivo sono quelle dei famigliari. I genitori di Davide Bifolco e di Giulio Regeni, la madre di Federico Aldrovandi, la sorella di Giuseppe Uva.

Ci sono alcuni elementi che li accomunano.

Parlano del corpo. Lucia Uva spoglia il fratello e cerca sul suo corpo le tante ferite. Patrizia Aldrovandi parla di una lotta che è cominciata quando era bambino e stava per soffocare nella culla. Flora Bifolco si avvicina al figlio morto e lo chiama. E poi c’è la frase che Paola e Claudio ripetono sempre. “Tutto il male del mondo” che hanno visto sul volto di Giulio.

Un altro elemento è quello che riguarda il tempo che s’è rovesciato e interrotto. Federico “era come una fionda tirata. Non so dove sarebbe riuscito ad andare, forse niente, chi lo sa… Però era pieno di ideali”. Davide aveva “tanti sogni irrealizzati, perché li voleva realizzare e questo glieli ha impediti, capito?”. Giuseppe continua a vivere attraverso gli amici e le amiche della stazione. Giulio viene ritrovato nei coetanei che “rimettono a posto la sua vita come un puzzle”.

E poi l’elemento più forte che è politico e umano. La ricerca di verità. Anche di giustizia, ma soprattutto di verità. La mamma di Valerio si rivolge persino alla trasmissione Chi l’ha visto “per sapere qualcosa”. Poi precisa che sta cercando “per quale motivo l’hanno ucciso e da chi sono stati mandati. Vorrei che dopo trent’anni si levassero quel peso che hanno sulla coscienza. Forse hanno famiglia, hanno bambini. Come fanno a guardarli negli occhi?”.

Ecco. La verità non è un’esclusiva dei tribunali e nemmeno degli storici. La verità riguarda tutti noi. Riguarda la nostra coscienza. Di questo parlerò domattina, lunedì 22 febbraio 2021, agli studenti che si incontrano fuori dalla scuola, in strada. Che non si fermano quando gli si chiude il portone dell’istituto. Non si ingabbiano dietro alla tastiera di un computer.

Ascanio Celestini

da Comune-Info

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