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Torino: Cronaca della notte di repressione contro la Critical Mass

Doveva essere una pedalata per la città, una critical mass come molte altre. Invece, la polizia ha attaccato alle spalle: scesi al volo dalle camionette caricando a freddo biciclette e persone mentre pedalavano, d’improvviso, senza nessun motivo. Cronaca in soggettiva di un episodio senza precedenti.

Scriviamo a caldo, ancora in preda a rabbia ed adrenalina. Vale la pena una piccola cronaca di quanto accaduto la sera del 21 marzo a Torino.

Doveva essere una pedalata per la città, una critical mass come molte altre, un momento in cui riprendersi le strade in quella che, va ricordato, è una delle città più inquinate non dell’Italia ma del mondo. Così, coi polmoni infiammati dallo smog dell’ora di punta ma felici di correre per i viali della città, condividendo la gioia di una pedalata collettiva, siamo stati invece protagonist* di un episodio mai avvenuto nella storia di questa iniziativa.

Non ci vergogniamo di dire che non ce l’aspettavamo. La solita polizia in borghese e in moto, infastiditi e aggressivi, ma nulla di nuovo. Certo, la presenza di diverse camionette dell’antisommossa che tentavano l’inseguimento nel traffico avrebbe dovuto metterci in allerta. Così, in un attimo, dal nulla, ci hanno attaccato alle spalle: scesi al volo dalle camionette caricando a freddo biciclette e persone mentre pedalavano, d’improvviso, senza nessun motivo.

Hanno rovesciato le bici, manganellato le mani che stringevano i manubri, ci hanno spint* a terra ed hanno infierito sulle teste e sulle costole, a calci, ripetutamente.

Non ce l’aspettavamo, così come non ci aspettavamo la seconda e la terza carica, la celere impazzita tra biciclette, la caccia al ciclista, le botte su chiunque tentasse di frapporsi tra i manganelli e le persone a terra. Hanno approfittato della sorpresa, ma soprattutto hanno approfittato dell’affetto verso le nostre bici. Difficile staccarsi da quella che è la quotidiana compagna delle nostre corse attraverso la città, difficile abbandonarla in preda ai celerini, difficile lasciare lì ciò che per molte persone è strumento di lavoro, l’unico mezzo che ci permette di arrivare a fine mese.

La reazione “dadaista” delle forze dell’ordine è un indizio chiaro: le lotte ambientaliste vanno bene se colorate e generiche, se invece minacciano di trasformarsi in lotte “socialmente pericolose”, se mettono in dubbio il “sistema”, contaminandosi con pratiche e soggetti di mobilitazione differenti, non sono più tollerabili. Il modello di sviluppo che ci sta portando al collasso è sacro e intoccabile.

La critical mass è una pratica di lotta intelligente, veloce e difficilmente controllabile, in altre parole non è accettabile. Il braccio armato del potere ha il dovere di spezzare ogni possibile legame tra attivazione ecologista e lotte storicamente radicate e maturate nella nostra città, la polizia ha il dovere di sedare possibili convergenze di massa. In questo senso pestaggi e fermi violenti di ieri per noi sono di una chiarezza politica assoluta: ad essere colpit* sono stat* riders e attivist*, soggetti da sedare, isolare e punire senza motivo.

Quest’episodio di gestione scellerata dell’ordine pubblico è l’ultimo di un’escalation forse infinita che anima la città da due mesi. Con la retorica della sicurezza e di pericolosità sociali varie ed eventuali, tutto è gestito sotto il segno di una repressione violenta, impulsiva ed immediata. Una furia evidente, capace di scatenare le reazioni opposte a quelle sperate dalla questura: una fortissima ed immediata solidarietà trasversale tra le lotte ed una vivace voglia di opporsi quotidianamente con i propri corpi. Dopo le cariche selvagge tra i dehors in Santa Giulia, le cariche sul tram in via Milano, la carica sullo sciopero dell’8 marzo, i rastrellamenti violenti che avvengono tutti i giorni nelle nostre strade, sui treni e nelle scuole, viene solo da chiedersi quale sarà la prossima mossa.

Cosa si inventeranno la prossima volta per militarizzare questa città? Quale sublimi apici raggiungerà chi gestisce l’ordine pubblico torinese? In questo momento di passaggio di consegne tra questori, a pochi giorni dall’insediamento di De Matteis, le forze dell’ordine hanno agito secondo quella che ormai possiamo chiamare “la scuola Torino”. Coerenza e mentalità. Ma non funzionerà. Siamo abituati alla violenza quotidiana del traffico, ci attrezzeremo anche per questa.

Manituana – Laboratorio Culturale Autogestito

da DinamoPress

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La celere ieri sera (giovedì 21 marzo) ha violentemente caricato più volte la Critical Mass primaverile che stava sfilando per il centro. Chi era lì racconta sui social di una situazione assurda e inaspettata con manganellate, fermi, rincorse. 15 i fermati, poi rilasciati. 4 manifestanti sono stati denunciati per resistenza a pubblico ufficiale. Diverse decine i ciclisti della Critical Mass, che promuove l’utilizzo della bicicletta come mezzo sostenibile, caricati in corso Vittorio, all’altezza di corso Re Umberto. La polizia si è fatta forte del reato di blocco stradale introdotto dal decreto Salvini che prevede il carcere da 2 a 12 anni per chi lo commette. Il tutto per essersi fermato, in sella alla bicicletta, per alcuni minuti in un incrocio del centro di Torino.

Sulle cariche di Torino interviene la capogruppo M5S al Consiglio comunale di Torino, Valentina Sganga, che spiega: “Proviamo estrema preoccupazione per tutti quei cittadini che, intenti a pedalare in gruppo per incentivare l’uso della bicicletta e rendere la mobilità urbana più sostenibile, si sono trovati in un’escalation di tensione e violenza. La repressione ingiustificata che abbiamo visto questa sera non può che rendere doverosa una profonda riflessione sulla gestione dell’ordine pubblico attualmente presente nella città di Torino”. Per questo il gruppo consiliare, conclude Sganga, “farà il necessario per per far luce su quanto accaduto”.

Il racconto di Marco, ciclofattorino che era presente alla Critical Mass.  Ascolta o scarica

da Radio Onda d’Urto

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