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Carcere di Marassi: condannato l’agente che picchio un detenuto

Condanna a due anni e quattro mesi per l’agente penitenziario Dario Pinchera reo di aver picchiato un detenuto al carcere genovese “Marassi” e di aver mentito sulla vicenda. Il fatto risale ad aprile del 2015.

La vittima si chiama Ferdinando Boccia, all’epoca 36enne e finito dentro per reati legati alla droga. Era in terapia psichiatrica e riabilitativa dalla tossicodipendenza. Stava aspettando il metadone in cella. Lui al momento della distribuzione si stava lavando i denti. Aveva chiesto se gli veniva lasciata la pastiglia, ma non gli venne consegnata perché non era consentito. Si lamentò. Aveva quindi domandato all’agente Dario Pinchera se era possibile avere la terapia e tra i due scoppiò un diverbio. Dopodiché il detenuto venne fatto uscire dalla stanza per andare a prendere le pastiglie al piano di sotto.

Nel tragitto l’agente – così aveva denunciato il detenuto – lo «aspetta sulle scale per dargli una lezione». Le scale che collegano i due piani sono riparate dalla quasi onnipresente videosorveglianza, che dovrebbe rendere Marassi “una casa di vetro”: «Mi ha colpito con uno schiaffo – aveva raccontato il detenuto -, indossava guanti neri. Ha continuato a colpirmi mentre ero a terra e urlavo: “Aiuto, basta! ”. Perdevo sangue dalla testa. Sono riuscito a scendere le scale e a raggiungere l’infermeria, ma gli agenti mi hanno impedito di farmi soccorrere. C’erano due infermiere che distribuivano metadone, erano molto spaventate, io urlavo. In una stanza ho visto don Paolo ( il cappellano), con un detenuto, e non può non avermi visto. Mi hanno riportato in cella. Poi è venuta un’altra guardia e mi ha detto: “Facciamo finta che non è successo niente”».

Il detenuto Boccia, pieno di lividi e ferite, venne visitato dopo 48 ore. Ad accorgersi delle evidenti ferite al capo, al torace, alle braccia e al dorso, fu la psichiatra Silvia Oldrati, che scrive il giorno stesso ai suoi superiori e al personale medico interno gestito dalla dottoressa Marilena Zaccardi. La vittima disse di essere stato, infatti, visitato dal personale medico ma che nessuno denunciò l’accaduto. Anche la dottoressa Zaccardi finì sotto indagine e il pm deve ancora decidere o meno il rinvio a giudizio.

Era nota come la seviziatrice della caserma di Bolzaneto durante i giorni del G8, tra venerdì 20 e domenica 22 luglio 2001. Secondo la sentenza della Corte d’Appello di Genova, dal 20 luglio al 22 luglio 2001, è stata accusata «per aver consentito o effettuato controlli di triage e di visita sottoponendo le persone a trattamento inumano e in violazione della dignità» ; «costringendo persone di sesso femminile a stazionare nude in presenza di uomini oltre il tempo necessario e quindi sottoponendole a umiliazione fisica e morale» ; « per aver ingiuriato le persone visitate con espressioni di disprezzo e di scherno» ; «per aver omesso o consentito l’omissione circa la visita di primo ingresso sull’individuazione di lesioni presenti sulle persone» ; «per aver omesso o consentito l’omissione di intervento sulle condizioni di sofferenza delle persone ristrette in condizioni di minorata difesa». Non è stata condannata, grazie alla prescrizione, ma è stata comunque riconosciuta la sua responsabilità civile.

da il dubbio

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