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Pestaggi, isolamenti e minacce: il dossier di Amnesty sul carcere di Pianosa

Il carcere speciale venne ripristinato subito dopo la strage di via D’Amelio. Nel cuore della notte del 20 luglio del ’ 92, 55 detenuti vengono prelevati dall’Ucciardone e deportati a bordo di aerei militari verso la fortezza dell’isola toscana

Esattamente il 20 luglio, ma di ventisette anni fa, all’indomani della strage di Via D’Amelio dove perse la vita Paolo Borsellino e la sua scorta, viene ripristinato il carcere di Pianosa. L’allora ministro della giustizia Claudio Martelli decide di firmare i primi provvedimenti di 41 bis. Lo Stato vuole mostrare la sua reazione di forza alla mafia e al Paese; così, nel cuore della notte, 55 detenuti ( dei 532 complessivi che saranno trasferiti al regime speciale nei giorni successivi) vengono prelevati dal penitenziario palermitano dell’Ucciardone e deportati a bordo di aerei militari verso l’isola di Pianosa. Il Dubbio, nei giorni scorsi, ha pubblicato l’atto redatto dal magistrato di sorveglianza Rinaldo Merani dove denunciò le condizioni pessime e i pestaggi che subivano i detenuti. Un atto che conferma la famosa lettera dei familiari detenuti al carcere di Pianosa inviata a tutte le personalità dello Stato per denunciare le vessazioni nei confronti dei reclusi nel carcere speciale. Lettera che più volte viene indicata come una delle prove della presunta trattativa Stato mafia. Eppure sono condizioni denunciate anche da un magistrato. Ma non finisce qui. Il Dubbio ha recuperato il dossier di Amnesty International del 1993 dove denuncia le condizioni di Pianosa e ne chiede la chiusura. Documento che inviò anche al ministro della giustizia di allora.

Amnesty ha denunciato innanzitutto che, tra la data del loro trasferimento ( il 20 luglio del 92) ed il 12 agosto, ai detenuti non è stata consentita alcuna visita da parte dei loro avvocati difensori o parenti. I vari rapporti ricevuti da Amnesty dopo il 12 agosto includono accuse secondo cui i detenuti sono stati sottoposti a percosse arbitrarie con manganelli, a pugni e calci e ripetute minacce e insulti; che sono stati costretti, su base giornaliera, a correre e fare flessioni durante le due ore di esercizio giornaliere chiunque abbia tentato di rifiutarsi o di fermarsi. È stato appurato che due prigionieri con handicap fisici sono stati visti strisciare per terra per recarsi alle riunioni con i parenti perché le loro stampelle erano state rimosse e non c’era assistenza dagli agenti penitenziari. È stato anche affermato che gli esami rettali, rappresentati come necessari per motivi di sicurezza ai prigionieri, sono stati effettuati con ‘ brutalità sadica’.

Dopo le loro prime visite mensili, i parenti dei detenuti riferirono una serie di reclami riguardo alle condizioni generali di detenzione. Affermando – tra l’altro che i detenuti si lamentavano del cibo insufficiente e inadeguato e sembravano denutriti, erano inoltre sporchi e che a molti non era stato concesso il cambio di vestiti dal loro trasferimento del 20 luglio.

Amnesty International ha notato che, nel fare queste accuse, la maggior parte dei parenti dei prigionieri non si identificavano per nome, sostenendo di temere ritorsioni contro i loro parenti imprigionati se i loro nomi fossero stati resi noti. Tuttavia, nei casi di due singoli prigionieri – Antonio Vaccarino e Rosario Indelicato – denunce formali di maltrattamenti sono stati fatti alle autorità giudiziarie dalle loro mogli e avvocati della difesa dopo le visite che hanno effettuato alla prigione in agosto. Amnesty International era anche preoccupata per il resoconto del magistrato Merani di diversi episodi che descriveva come «brutalità gratuita e illegale» contro detenuti comuni internati nelle sezioni ordinarie del carcere, e cioè pochi giorni dopo l’arrivo a luglio del nuovo contingente di detenuti nella sezione ‘ Agrippa’: tre agenti non assegnati a questa sezione hanno chiamato quattro detenuti fuori dalla sezione ordinaria uno a uno e li hanno battuti con i manganelli. Uno di loro ha subito ferite tali da dover essere trasferito immediatamente. Per questo motivo, Amnesty ha chiesto chiarimenti al ministro della giustizia, esprimendo preoccupazione riguardo la sospensione dei diritti per motivi di ordine pubblico e sicurezza. Il carcere di Pianosa verrà chiusa anni dopo, nel 1997 con un decreto firmato dall’ex ministro della giustizia Giovanni Maria Flick.

Damiano Aliprandi

da il dubbio

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