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Padova: Pm chiede condanne dai 2 ai 4 anni per gli scontri del 14 novembre

Per gli scontri durante la manifestazione del 14 novembre a Padova il PM Dini ha richiesto una condanna dai 2 ai 4 anni per diversi manifestanti. Il comunicato del CSO Pedro.

Ci siamo trovati spesso ad esplicitare la criminalizzazione che viene fatta di chi si batte per un cambiamento sociale, di chi è in prima fila a rivendicare un radicale cambiamento delle politiche economiche. Ci siamo trovati spesso a scrivere di una parte di magistratura che devia dal proprio ruolo e agisce politicamente, fungendo da braccio ad un governo del paese che, incapace di rispondere concretamente ai bisogni e alla crisi, reagisce solamente in forma repressiva del dissenso.

Nel nostro paese la bilancia della giustizia appare ancora una volta non essere tarata. Di ieri la notizia della richiesta del PM Dini di condannare alcuni manifestanti a pene che vanno dai 2 ai 4 anni per i fatti del 14 novembre 2012.

Ci ricordiamo tutti di quella giornata. nell’ambito di una vastissima mobilitazione di sciopero europeo, centinaia di migliaia di persone sono scese in Piazza in centinaia di città, in Italia ed in Europa. A Padova oltre 5.000 studenti e precari hanno manifestato per le vie del centro bloccando il traffico per alcune ore (Altrimenti che sciopero sarebbe? Avete mai visto manifestazioni “tutti in fila per due sul marciapiede”?). Quel giorno nei pressi della stazione FS il corteo, come è avvenuto in tantissime città d’Italia dove è stata ampiamente documentata la violenza delle Forze dell’Ordine, è stato brutalmente caricato dagli agenti in tenuta antisommossa quando ha deciso, in maniera condivisa e collettiva, di avvicinarsi agli ingressi.

Ci ricordiamo tutti i video delle stesse forze dell’ordine che registrano la voce di un agente che grida “Appena arrivano…Fracassateli!”; è impossibile scordarsi quella voce che già indicava fin dall’inizio la volontà di impedire con la forza e la brutalità dei manganelli il percorso dei manifestanti.

Ai PM non sono bastate le misure preventive: arresti domiciliari e obblighi di firma che hanno pesato sulle vite di alcuni attivisti durando per moltissimi mesi. La loro sembra quasi essere una crociata contro il dissenso, contro il nostro diritto e la libertà di manifestare. Del resto, le pene previste dal nostro diritto e l’interpretazione che ne dà la magistratura chiariscono quello che già vediamo da molti anni, cioè la totale sproporzione tra quelli che sono considerati reati e le pene corrispondenti quando si tratta di manifestazioni pubbliche. La facilità con cui si possono condannare dei manifestanti a 25 anni di detenzione, tra condizionale e non, si scontra con l’impunità che alcune categorie di personalità e funzionari hanno sempre avuto. Quante volte abbiamo visto negare l’interdizione dai pubblici uffici a poliziotti che si sono macchiati di aggressioni fisiche, vessazioni, tortura e omicidi?

Dato come presupposto che ognuno è libero di avere la propria opinione sulle modalità di esprimere il proprio dissenso , crediamo che nessuno però si possa esimere dal prendere atto dell’assurdità e faziosità delle richieste del Pm.

Se tale è l’attenzione nei nostri confronti allora probabilmente quanto agiamo ogni giorno, le questioni che cerchiamo di portare in luce, i nostri valori, le nostre idee e “battaglie” sono talmente scomode da essere dalla parte del giusto.

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