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Milano 2015 come Genova 2001: a che gioco gioca la questura milanese?

il fatto expoSono ormai un paio di mesi che circola un’iperbolica velina della questura milanese sulle mobilitazioni contro l’Expo previste a Milano per il primo maggio (c’è la versione di Repubblica uscita a gennaio e una versione de La Stampa   e il Fatto quotidiano (che pubblica nomi e cognomi di pericolosi “sovversivi” e i luoghi di aggregazione dove si sta progettando l’assalto all’expo)  che l’ha ripresa quasi identica ieri: una prova in più del grande spirito critico con cui il giornalismo italiano approccia le questioni dell’ordine pubblico e delle grandi opere… soprattutto quando vanno insieme). Il testo è un’operetta farsesca che ci farebbe sorridere se a evocare il fantasma di Genova 2001 non fossero i responsabili della mattanza della scuola Diaz, delle torture di Bolzaneto e della morte di Carlo…

Il testo apre con una rivelazione sensazionale: “i danni possibili” delle giornate milanesi sono 10 volte superiori al G8 del 2001. Sarà l’inflazione, sarà l’euro o sarà la crisi che avanza ma aspettiamo ancora di sapere su quali criteri astrologici si basano le fonti del viminale per valutare le unità di “capacità di interdizione e di danneggiamento” delle varie “galassie” che popolano il “blocco nero”. Eh già, perché non sono persone in carne ed ossa che si stanno organizzando per contestare il mega-evento che avanza a colpi di speculazione edilizia e di lavoro gratuito. Al massimo teste. “Calde” ovviamente. Ma è soprattutto un fiorire di “galassie”, di “blocchi” in un minuetto la cui vacuità non si sa se venga più dalla cialtroneria o dalla cattiva fede delle penne questurine. Ed ecco che “antifa” non è più il diminutivo di antifascisti ma diventa un soggetto politico, addirittura “un collettivo antifascista internazionale” e poi l’immancabile blocco nero, “composto dai riot (sic!) tedeschi, inglesi e scandinavi” in un crescendo di sigle che sono puro dada. In ogni caso il termometro della paura si deve misurare secondo il numero di capi di stato presenti: se a Genova erano solo 8, cittadini tremiamo, perché a Milano saranno più di cento (ah ecco come calcolano i danni probabili!).

La parte sicuramente più triste di questo testo arriva al momento in cui il “giornalista” ci rassicura che i manifestanti non “cercheranno il morto” come a Genova, in un disgustoso ribaltamento della storia che rivela solo il rimosso che ancora rappresentano le giornate del 2001 nell’immaginario italiano.

Nelle prossime settimane di variazioni sul tema di questa fastidiosa nenia ne sentiremo a bizzeffe, prepariamoci perché è un metodo scientifico e sistematico per scoraggiare una partecipazione di massa contro l’evento che rappresenta tutto ciò che Matteo Renzi sogna per l’Italia. Depoliticizzare la rabbia, creare il mostro e giustificare qualsiasi provvedimento repressivo: l’operazione è chiara ma da Genova sono passati 14 anni e qui nessuno si fa più abbindolare…

 da InfoAut

In risposta a questa campagna di criminalizzazione preventiva, i comitati No Expo hanno emesso un comunicato che pubblichiamo:

C’è un’attività che non passa mai di moda: infangare i movimenti per spaventare le persone e tenerle lontane dalle piazze. E nel frattempo costruire la figura del nemico pubblico che legittimi ogni possibile intervento repressivo. Una tecnica collaudata da decenni e che vede uniti nel copincolla servizi segreti, prefetti, questure, giudici, giornalisti. Se poi l’evento è “grande” e la figura di merda alle porte “universale”… allora vale tutto, anche copincollare la stessa velina di giornale in giornale.Gli schizzi di fango lanciati in questi giorni contro i No Expo farebbero sorridere se non fossero così disgraziatamente mistificatori e violenti. Il tentativo di utilizzare la memoria di Genova, falsificando gli eventi e restituendo una versione delle responsabilità politiche che, se non fosse così dolorosa, sarebbe, nuovamente, ridicola, si qualifica da sé: Carlo è stato ucciso da una violenza squadrista; è una nostra storia, e non abbiamo nulla da giustificare.

Abbiamo letto esempi di giornalismo di protoinchiesta, il cui succo consisteva in una diffamazione operata sistematicamente su singoli, identificati personalmente quali “nemico pubblico” al fine di costruire una storia che attiri i palati pruriginosi di alcuni lettori.

Siamo qui a rispedire tutto al mittente: noi partiamo e torniamo insieme, non esistono “buoni e cattivi”, esiste un percorso chiaro, deciso e aperto ed esiste da 8 anni.

Expo non nutre il pianeta: è macchina generatrice di debito, cemento, precarietà, corruzione, devastazione e saccheggio dei territori; modello ben presto esportato in tutto il paese, anticipatore (in senso peggiorativo) delle norme contenute nel Job’s Act, nello Sblocca Italia, nel Piano Casa. Opporsi ad Expo è opporsi a tutto questo: niente opportunità, niente futuro, niente occasioni dentro quel paradigma. La Rete Attitudine No Expo e la sua ricca composizione invece sono portatori di un modello antitetico di città, territori, vita sociale collettiva.

Migliaia di persone attraverseranno le strade di Milano dal 30 aprile al 2 maggio: nessuna macchina della paura e del fango può impedirlo e che ciò accada nelle forme più imprevedibili da parte degli strateghi della criminalizzazione preventiva.

Rete attitudine No Expo

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