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La polizia americana macchina da guerra: 700 morti in sei mesi

In 587 sono stati freddati da un arma da fuoco, 85 travolti da un veicolo, e 17 hanno perso la vita a causa del famigerato taser

Come d’abitudine l’associazione del partito radicale “Nessuno tocchi Caino” ha diffuso ieri i dati sulle uccisioni a opera della polizia negli Usa. Sono dati utili in un momento in cui la richiesta di politiche securitarie, pur non giustificata dai dati sulla criminalità che indicano tutti i reati principali in netto calo, torna a essere massiccia.

Dall’inizio dell’anno al 30 giugno le forze dell’ordine negli stati Uniti hanno già ucciso 617 persone secondo alcuni siti di ricerca, 698 secondo altri. I decessi salgono però a 806 se si tiene conto dei casi di suicidio: di solito persone che, circondate dalla polizia o dopo aver preso ostaggi, spesso a seguito di liti domestiche, si tolgono la vita. Alcune morti sembrano causate da incidenti, in particolare stradali. La quasi totalità dei casi però riguarda persone uccise a seguito dell’uso volontario di armi da fuoco da parte di agenti di polizia.

Dei 698 morti, 587 vengono indicati come “uccisi da arma da fuoco”, 85 travolti da un veicolo della polizia, 17 morti sono stati causati dall’uso del cosiddetto Taser, la pistola elettrica la cui sperimentazione sta per essere avviata anche in Italia. In 240 casi su 298 non viene precisata la “razza” delle vittime, dal momento che la stampa negli Usa spesso ritiene discriminatorio indicare l’appartenenza razziale o etnica. Sono comunque accertate 239 morti di soggetti bianchi, 127 neri, 74 ispanici, 10 “nativi”, intendendo con questo termine pellerossa o alaskani, 7 asiatici, un mediorientale. Tra le vittime si contano 65 donne.

L’età media degli uccisi dalla polizia nei primi mesi del 2018 è di 37 anni. I minori di 12 anni uccisi sono stati 8, tra cui 4 bambini vittime di un uomo che li aveva presi in ostaggio dopo essere stato circondato dalla polizia e altri 3 uccisi da poliziotti per motivi personali e non di servizio. Altre 17 vittime avevano meno di 18 anni.

Nelle statistiche Usa, le persone uccise dalla polizia vengono definite “omicidi giustificati”. Con tale definizione si intendono anche i casi di “legittima difesa”. In media per ogni 4 cittadini uccisi legalmente dalla polizia, ce ne sono altri 3 vengono uccisi legalmente da privati cittadini. Le statistiche citate non tengono conto delle vittime di civili, ma basandosi sui dati pubblicati ogni anno dal Federal Bureau of Investigation ( FBI), nei primi 6 mesi di quest’anno i civili dovrebbero aver ucciso “legalmente” circa 490 persone.

Nello stesso arco di tempo, negli Usa sono state compiute 12 esecuzioni. Significa che per 12 persone uccise rispettando le garanzie processuali circa 650 “criminali” o sospetti tali sono stati uccisi al momento dell’arresto, e 490 addirittura al momento di commettere il reato. Il clamoroso squilibrio giustifica la polemica in corso sugli altissimi costi economici di un sistema penale capitale visto che poi, nella realtà, un “criminale” ha 95 volte più probabilità di venir ucciso al momento di commettere un reato o in quello dell’arresto che non dopo una serie di regolari processi.

Uno studio del 2015 condotto congiuntamente dal Washington Post e dalla Bowling Green State University aveva calcolato che negli ultimi 10 anni solo 54 agenti di polizia erano stati formalmente accusati di omicidio. Dei 54 poliziotti, 23 erano poi stati assolti, 12 condannati, e per 19 il procedimento era ancora aperto. Nei casi di condanna, la pena media è stata 4 anni.

Paolo Delgado

da il dubbio

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