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Draghi nomina Giannini nuovo capo della Polizia

Il consiglio dei ministri ha nominato Lamberto Giannini capo della Polizia al posto di Franco Gabrielli.

Quando è arrivata la notizia che il nuovo Capo della Polizia e “Direttore generale della Pubblica Sicurezza” sarebbe diventato Lamberto Giannini, la reazione spontanea di tanti compagni storici del movimento a Roma è stata: “Praticamente è uno di noi”. Ma per non dare adito a equivoci è bene mettere mano a biografie ben distinte.

Il dott. Giannini è romano, e per molti anni nonostante la giovane età, ha guidato la Digos nella Capitale, ragione per cui in centinaia di manifestazioni ci si è trovati a dover gestire le piazze, ovviamente su sponde diverse.

La gestione dell’ordine pubblico nella Capitale è una rogna immensa per i funzionari di polizia e un laboratorio iperattivo sul piano del conflitto e delle mobilitazioni di piazza. E in questi casi, spesso, conta anche la personalità e la flessibilità dei diversi soggetti, che magari consente di evitare scontri e tensioni quando non necessari.

Inutile dire che quando questo avviene per anni, in momenti facili e in momenti difficili, viene a crearsi quello strano rapporto di interlocuzione tra persone che esula dal ruolo che si è chiamati a svolgere, talvolta anche in ruoli contrapposti. Non solo. Di Giannini è nota la fede romanista, motivo per cui non è difficile incontrarlo alla stadio a sostenere animosamente i giocatori giallorossi.

Insomma un poliziotto un pò sui generis, con il quale l’incanto delle battute e della reciproca ironia si spezza solo quando, ed eventualmente, dovessero scattare le manette e ognuno torna al ruolo che gli compete.

In molti lo ricordano nelle immagini televisive quando gestì l’arresto e il rientro in Italia di Cesare Battisti, militante dei Proletari Armati per il Comunismo latitante da anni in America Latina.

L’incidente di percorso della carriera del dott. Giannini di cui si ha memoria è il caso Shalabayeva. Ma ne è uscito indenne

Nel 2019 il dott. Giannini è stato convocato come testimone al Tribunale di Perugia nel processo per l’impiccio Shalabyeva, uno degli arresti più maldestri sul filo dell’intrigo internazionale, che ha portato alla condanna a cinque anni all’ex capo della squadra mobile di Roma Renato Cortese, e Maurizio Improta, ex responsabile dell’ufficio immigrazione.

In diversi video dell’imbarazzante irruzione del 2013 in una villetta di Casalpalocco a Roma, compare anche il dott. Giannini, spesso al telefono e in evidente difficoltà nel cercare di inquadrare una operazione nella quale era coinvolta la Digos di Roma, ma che si presentava con contraddizioni e irregolarità che sono poi emerse clamorosamente. Dalla clamorosa vicenda Shalabayeva il dott. Giannini è uscito indenne. Le responsabilità nella maldestra gestione dell’arresto, del sequestro e dell’espulsione sono ricadute infatti su altri due funzionari di polizia come Cortese e Improta. I fatti risalgono al maggio 2013,  con Ministro degli Interni Angiolino Alfano.

Il dott. Giannini è un allievo della “scuola” Gabrielli (adesso tornato ai servizi segreti per conto di Palazzo Chigi). Ragione per cui ha ottime relazioni con i servizi di intelligence, con i Carabinieri e con i terminali istituzionali della filiera dell’ordine pubblico.

E’ quindi un dirigente di polizia perfettamente adeguato ad un ruolo di comando strategico, in un fase in cui controllo e ammortizzazione sociale e potere coercitivo devono essere perfettamente dosati nella gestione di una pesantissima crisi sanitaria e sociale. Insomma il poliziotto giusto per un governo oligarchico come quello di Mario Draghi.

Federico Rucco

da contropiano

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