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Detenuto suicida al carcere di Parma

A togliersi la vita Amedeo Rey, 49 anni compiuti lo scorso primo dicembre, che si è impiccato nel Centro Diagnostico Terapeutico.

In carcere dal 2003, era stato condannato per l’assassino di Fabio De Pandi, il bambino di soli 11 anni ucciso da una pallottola vagante il 21 luglio del 1991 a Napoli nel Rione Traiano durante un conflitto a fuoco tra clan camorristici rivali, da una parte i Puccinelli, a cui apparteneva Rey, dall’altro i Perrella. Il caso di ieri segue di pochi giorni altre emergenze simili scattate nel carcere di Parma come lo scorso 6 novembre quando un detenuto di 23 anni aveva tentato di suicidarsi ingerendo una dose massiccia di farmaci o come a fine settembre quando un boss al 41bis aveva cercato di impiccarsi.

Il Garante: servono misure prevenzione

“Un detenuto si è tolto la vita ieri sera, impiccandosi. I cosiddetti eventi critici che nelle loro estreme forme sono rappresentate dal suicidio sono da considerarsi fenomeni purtroppo frequenti quanto inevitabili in un ambiente come quello penitenziario dove la privazione della libertà annichilisce l’essere umano ma sarebbe importante capire se nel nostro carcere sono adottate tutte le misure di vigilanza e allarme per prevenire i fenomeni suicidari”.

È il commento di Roberto Cavalieri, garante dei detenuti del Comune di Parma, alla notizia del nuovo episodio di suicidio avvenuti nel carcere di Parma. “Mi risulta – sottolinea il Garante – che l’Ausl di Parma non abbia ancora provveduto a sottoscrivere il protocollo anti-suicidario con la direzione del carcere. Mi auguro che questo drammatico episodio ponga fine a questa attesa”.

da La Repubblica

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