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I detenuti comuni come al 41 bis: niente tv dopo la mezzanotte

Nuova circolare del Dap e scoppiano le polemiche e le proteste negli istituti. Critico il coordinatore nazionale dei garanti dei detenuti territoriali Stefano Anastasìa, contro il provvedimento.

I detenuti protestano in diversi istituti penitenziari dopo l’emanazione di una nuova circolare del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria che obbliga di spegnere la televisione dopo la mezzanotte. Mentre nel carcere di Perugia c’è stata una pacifica protesta ben gestita dalla direttrice, circa 270 detenuti del carcere di Valle Armea, a Sanremo, hanno protestato per tre ore, a partire dalla mezzanotte, contro la nuova circolare. Per sedare gli animi sono intervenute tutte le unità di polizia penitenziaria, anche quelle fuori servizio per una cinquantina di agenti in totale. I detenuti hanno dato libero sfogo a urla, schiamazzi, lancio di bombole ed hanno sbattuto le stoviglie contro le grate delle celle.

Il coordinatore nazionale dei garanti dei detenuti territoriali Stefano Anastasìa, muove aspre critiche contro questo provvedimento che sembra essere partorito anche per mettere fine ai diversi reclami, per la maggior parte accolti dalla magistratura di sorveglianza, dei detenuti al 41 bis contro l’obbligo di non guardare la televisione dalla mezzanotte fino alle prime ore del mattino. Se prima sembrava essere un discrimine solo nei loro confronti, ora tale disposizione – più volte censurata dai giudici – è estesa anche per i detenuti comuni. «Proprio ieri ( martedì, ndr) c’è stata una pacifica protesta – spiega il garante Anastasìa -, gestita in maniera esemplare dalla direttrice, nel carcere di Perugia. Si tratta di una circolare assurda che andrebbe semplicemente ritirata, con tante scuse ai detenuti e agli operatori penitenziari che sono stati costretti ad applicarla in periferia, nei singoli istituti». Il coordinatore nazionale dei garanti regionali aggiunge: «Preoccupa, poi, che essa sia stata motivata esclusivamente dall’intenzione di non attuare la giurisprudenza di sorveglianza che ha dichiarato l’illegittimità di una simile vessazione in 41bis. Preoccupa per due ragioni: perché conferma la prassi dell’Amministrazione penitenziaria di sottrarsi al controllo giurisdizionale nella gestione del 41bis e perché – conclude Anastasìa – vede pericolosamente riflettersi il regime speciale del 41bis sul regime ordinario cui è sottoposta la stragrande maggioranza dei detenuti».

Il garante Anastasìa si riferisce in particolare alle restrizioni del Dap avviate tramite la circolare n. 3676/ 6126 del 2 ottobre 2017, la quale ha disposto ai detenuti al 41 bis che «la fruizione del televisore sarà consentito solo in orari stabiliti, con accensione dalle ore 07.00 e spegnimento non oltre le ore 24.00, al fine di non disturbare il riposo degli altri detenuti/ internati».

Va ricordato che su questa previsione si è di recente espresso il Garante nazionale delle persone private della libertà nel Rapporto sul regime detentivo speciale, dove ha sollevato perplessità rispetto alla limitazione oraria della fruizione della TV e ha ritenuto la restrizione ingiustificata e sproporzionata, condividendo, sul punto, la valutazione posta alla base di un provvedimento del Magistrato di Sorveglianza di Roma. Proprio per questo motivo, il Garante nazionale ha raccomandato la revisione della Circolare, in modo da assicurare l’accesso all’informazione e, quindi, la fruizione dei canali televisivi senza il limite temporale oggi previsto. Ma ora, con la nuova circolare, tale limite temporale è stato esteso anche per i detenuti comuni. Una decisione che ha creato proteste, inevitabilmente ci saranno nuovi reclami e toccherà, ancora una volta, alla magistratura di sorveglianza metterci mano.

Damiano Aliprandi

da il dubbio

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